TASSA SUI BOT/ Se gli interessi “pesano” più della patrimoniale di Renzi

- int. Paolo Negri

Per PAOLO NEGRI, l’aumento della tassa sulle rendite finanziarie non avrà effetti gravi, anche se in questo momento investire in titoli di Stato italiani o stranieri non è conveniente

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«Un incremento della tassa sulle rendite finanziarie non provocherebbe effetti particolarmente gravi. Il vero problema è un altro, e cioè che investire in titoli di Stato in questo momento non è conveniente. Per un risparmiatore è meglio cercare altre soluzioni che gli garantiscano una rendita adeguata». È la constatazione di Paolo Negri, consulente finanziario, a proposito del pacchetto fiscale sul quale sta lavorando il governo Renzi. Il sottosegretario alla presidenza del consiglio, Graziano Delrio, parlando a In mezz’ora ha annunciato che il governo sta pensando a un inasprimento delle tasse sulle rendite finanziarie le quali in questo momento “non sono in linea con la tassazione europea” pari al 25%.

Quale sarebbe l’effetto pratico di un aumento della tassa sulle rendite finanziarie per un italiano con un portafogli titoli?

Ovviamente sarebbe meglio evitare di aumentare questa tassa, ma non credo che ciò possa creare dei problemi particolari all’industria del risparmio gestito. Ciò vale in generale tutte le volte che si sente parlare di un aumento delle tasse.

Il sottosegretario Delrio ha detto che per un’anziana con 100mila euro in Bot, 25 o 30 euro in più di tasse non sono un problema. Lei che cosa ne pensa?

Mi sembra prematuro rispondere in quanto non esiste ancora un provvedimento concreto. Ma la stessa anziana, anziché rivolgersi in banca o in posta, farebbe meglio a vedere se c’è qualche altra soluzione più vantaggiosa. Chi investe in Bot dopo un anno si trova ad avere una somma più piccola di quella iniziale in quanto riceve solo lo 0,6% di rendimento. A fare la differenza non è quindi qualche euro di tasse in più, ma l’aumento reale dei costi che è superiore alla stessa inflazione. Se una persona ha dei risparmi, le conviene cercare delle soluzioni che garantiscano una rendita adeguata.

L’aumento della tassa sulle rendite finanziarie può creare un effetto psicologico sui risparmiatori?

No, anche perché nonostante le recenti difficoltà l’Italia continua a essere il Paese al mondo in cui si risparmia di più. Ai risparmiatori non farà certamente piacere che la tassa aumenti, ma non possono certo mettere i soldi sotto al materasso. In particolare, per il risparmio gestito, posso escludere che l’aumento della tassa sulle rendite finanziarie prospettata da Delrio possa rappresentare un problema. I consulenti avranno infatti modo di spiegare ai loro clienti che cosa avverrà in modo da rassicurarli.

Più in generale, tassare i patrimoni può bloccare la crescita?

Il vero problema è che tutti i risparmi che oggi come oggi sono investiti nel mercato immobiliare, finiscono per essere una ricchezza immobilizzata che rende in modo improduttivo. Diventa utile solo nel momento in cui queste rendite sono spese nuovamente, mantenendo così il livello dei consumi e innescando un processo virtuoso. Tassare le rendite finanziarie riduce i redditi disponibili e quindi abbassa i consumi.

 

C’è il rischio che i risparmiatori trasferiscano il loro portafogli titoli in banche straniere?

Chi dispone di grossi capitali non si farà certo influenzare da un aumento delle aliquote fiscali, e se decide di trasferire il conto corrente all’estero lo farà comunque, anche perché in Svizzera in questo momento il tasso di interesse dei bond biennali è al -0,1%. Questi rischi dunque non esistono, il vero problema è un altro…

 

Quale?

Trovo molto più preoccupante il fatto che le imprese siano invogliate a trasferirsi all’estero. A gravare su di loro, prima ancora che le imposte, sono i costi della burocrazia. Mi auguro quindi che il governo intervenga soprattutto su quest’ultimo aspetto.

 

(Pietro Vernizzi)

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