ITALIA vs AGENZIE DI RATING/ Forte: così possiamo chiedere 20-30 mld di danni

- int. Francesco Forte

Secondo FRANCESCO FORTE, quello che i giudici contabili avrebbero intenzione di fare, stando alle indiscrezioni di stampa, non avrebbe fondatezza. Meglio l’azione intrapresa a Trani

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Secondo il Financial Times, la Corte dei conti sarebbe pronta a citare le tre maggiori agenzie di rating internazionali, Standard & Poor’s, Moody’s e Fitch per i downgrade dell’Italia del 2011, con una richiesta danni da 234 miliardi di euro. L’ufficio stampa della Corte ha precisato che si tratta di una istruttoria aperta dal Procuratore Regionale del Lazio, che “potrebbe dunque concludersi anche con archiviazione, dopo che le agenzie avranno prodotto le proprie motivazioni e controdeduzioni”. Inoltre, sarebbe prematuro anche riuscire a quantificare un eventuale risarcimento. Per il Financial Times i magistrati contabili punterebbero sul fatto che le agenzie di rating non hanno tenuto conto dell’alto valore del patrimonio storico, culturale e artistico del nostro Paese che universalmente riconosciuto rappresenta la base della sua forza economica. Per Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze, una causa del genere sarebbe «stravagante e priva di solide basi giuridiche e finanziarie. I giudici farebbero meglio ad accodarsi alla Procura di Trani che sta preparando una richiesta di risarcimento da 20-30 miliardi sulla base di presupposti molto più concreti».

Professore, perché l’eventuale mossa della Corte dei Conti non la convince?

La parte più debole della motivazione sembrerebbe essere che le errate valutazioni delle agenzie di rating avrebbero indotto il governo Monti a prendere misure maggiori di quelle necessarie, con effetti negativi sulla nostra economia. Questa difesa politica della Corte dei Conti del Lazio risulterebbe perlomeno stravagante. La manovra del governo Monti è stata errata perché si è voluto aumentare l’Imu sull’abitazione principale e sugli altri immobili di una misura eccessiva rispetto ai suoi stessi canoni.

In che senso?

Il gettito aggiuntivo previsto da Monti era pari a 11 miliardi e invece se ne sono ricavati 14 miliardi perché i Comuni anziché utilizzare l’aliquota media hanno utilizzato quella massima. In questo modo il disavanzo non si è ridotto, perché i Comuni hanno potuto aumentare le loro spese. La manovra era quindi errata nei calcoli tecnici o era rivolta a favorire gli enti locali, in modo da creare una base di consenso tale da fare vincere le elezioni 2013 al Partito Democratico. Tassando gli immobili privati Monti ha fatto ricadere la colpa su Berlusconi il quale aveva abolito l’Ici sulla prima casa, dimenticandosi che l’operazione del Cavaliere non era stata da 11 miliardi bensì solo da 4 miliardi.

Lei ritiene le agenzie di rating siano state corrette nel giudicare i fondamentali dell’Italia?

Sì, certamente lo sono state nei confronti dei nostri fondamentali. Ma la Corte dei Conti sembrerebbe aggiungere una cosa che non c’entra nulla, adducendo il valore del nostro patrimonio artistico e culturale, che però è un bene collettivo che non si può quantificare né vendere. L’Italia ha numerosi altri patrimoni che potrebbero essere alienati e privatizzati molto più facilmente. Se le agenzie di rating hanno fatto degli sbagli, certamente non sono quelli di cui si parla in questo caso. La Corte dei Conti tra l’altro non deve occuparsi dei danni all’economia italiana, ma soltanto all’erario pubblico. L’effetto immediato delle agenzie di rating riguarda il debito pubblico, in quanto danneggiano le aste dei titoli di Stato.

 

È a questo che si dovrebbe limitare un eventuale causa?

Sì. Tra l’altro è proprio l’aspetto sul quale la Procura di Trani ha aperto un fascicolo, e sta per spiccare un atto d’accusa per reati che riguardano attività finanziarie che hanno provocato un lucro illecito. La Corte dei Conti farebbe bene ad accodarsi, calcolando i danni specifici anziché fare discorsi sul patrimonio culturale o sul danno economico per l’Italia. Saranno cifre inferiori, ma è meglio chiedere 20-30 miliardi su basi fondate anziché 234 miliardi senza pezze d’appoggio.

 

(Pietro Vernizzi)

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