MATTEONOMICS/ Forte: ecco quanto ci costano le “promesse elettorali” di Renzi

Per FRANCESCO FORTE, le promesse del presidente del Consiglio sono irrealizzabili, e il loro rischio è quello di mettere a repentaglio la finanza pubblica senza creare ripresa e sviluppo

12.03.2014 - int. Francesco Forte
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Matteo Renzi (Infophoto)

Oggi si terrà il tanto atteso Consiglio dei ministri con il Governo intende dare un importante impulso al rilancio dell’economia italiana. I provvedimenti sono stati presentati a grandi linee nei giorni scorsi dal presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Al primo posto c’è il taglio dell’Irpef, rispetto a cui il Premier ha sottolineato: “Il pacchetto di misure lo presentiamo mercoledì con le entrate e le uscite. Non ritengo giusto che ne parli oggi ma trovo abbastanza imbarazzante che per anni si sono aumentare le tasse, ora che si stanno abbassando sono iniziate le polemiche ‘le abbassi agli altri e non a me’”. Al secondo punto nel piano di Renzi ci sarà un intervento massiccio per riformare il mercato del lavoro e al terzo lo sblocco dei debiti della Pubblica amministrazione attraverso la Cassa depositi e prestiti (Cdp). Ilsussidiario.net ha intervistato il professor Francesco Forte, economista ed ex ministro delle Finanze.

Professor Forte, quello di Renzi è un piano in grado di creare sviluppo o si tratta soltanto di una mossa elettorale?

Renzi sta diventando un personaggio pericoloso. Le sue sono o promesse irrealizzabili oppure interventi tali da mettere a repentaglio la finanza pubblica. Non so se il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, sarà disposto a seguirlo su questa strada.

Perché il suo giudizio su Renzi è così duro?

In primo luogo, il taglio dell’imposta sul reddito è soltanto un’operazione elettorale. Il premier vuole compiacere la Camusso e attuare un’operazione di mini-sgravio dei bassi redditi da lavoro dipendente, anziché dei premi di produttività, e qui sta tutto il Dna assistenzialista di Renzi.

Il nuovo governo sarà in grado di introdurre una riforma reaganiana del lavoro?

Ciò che per ora si sa del Jobs Act è che la sua novità sarà essenzialmente l’introduzione di un contratto d’inserimento. A parte che Reagan non ha fatto nulla di questo tipo, ma un intervento reaganiano equivale di solito a liberalizzare. L’ex presidente Usa ha abolito le regolamentazioni.

Tradotto in una riforma del mercato del lavoro, ciò che cosa significherebbe?

Trasferire lo spirito reaganiano in una riforma del lavoro significherebbe che ciascuno è libero di fare dei contratti alla Marchionne o l’introduzione dell’arbitrato per l’articolo 18. Non credo però che sia questa la riforma che ha in mente Renzi. Il premier è amico di Landini, vuole dare i sussidi universali ai lavoratori precari che adesso hanno la cassa integrazione in deroga. Non si tratta quindi di una grande novità, ma semplicemente della scelta di rendere definitiva una misura di tipo provvisorio che è già di per sé opinabile, e che non serve a creare crescita.

 

Che cosa ne pensa del modo in cui Renzi intende restituire i debiti della Pubblica amministrazione?

Su questo rischiamo una procedura per debito eccessivo. Il vero problema non è far emergere i debiti dal punto di vista bancario, ma garantirli dal punto di vista statale tramite la Cassa depositi e prestiti. È necessario riconoscere che ci sono questi debiti pubblici, riconosciuti e certificati. Se questi ultimi fanno aumentare il rapporto debito/Pil, l’Italia si troverà in cattive acque.

 

Che cosa si aspetta che faccia Renzi?

Per quanto riguarda i debiti della Pubblica amministrazione, Renzi in questo momento sembra semplicemente voler attuare il programma di Letta. Si tratta di un piano già di per sé impegnativo perché implica un aumento del rapporto debito/Pil tra l’1% e il 2%, che occorrerebbe contrastare con analoghe privatizzazioni che non mi sembra Renzi desideri fare. Ma non è l’unico aspetto che non mi convince…

 

Che cos’altro non la convince?

A essere sbagliata è la scelta di ricorrere a operazioni di certificazione che le banche non vogliono assumersi. Quando si parla di debiti della Pubblica amministrazione, ci si dimentica del fatto che in larga parte si tratta dei debiti pregressi degli enti locali e della sanità. Andrebbero quindi pagati vendendo i beni dei Comuni, per costringerli a dare qualcosa di reale in cambio per evitare che aumenti il debito dello Stato.

 

Renzi si impegnerà almeno per sostenere la crescita?

Nel programma del nuovo governo non c’è nulla per la crescita, a improntarlo è soltanto uno spirito dirigista. Non so tra l’altro come si possa chiamare reaganiano il miscuglio di esoneri per i bassi redditi, mentre Reagan aboliva le imposte sugli alti redditi. In Italia sarebbe semmai necessario introdurre esoneri fiscali per i redditi da lavoro riguardanti i contratti di produttività. Qualcosa di ben diverso dalle mance elettorali di Matteo Renzi.

 

(Pietro Vernizzi)

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