SPY FINANZA/ Perché il Belgio ha in mano il debito Usa?

Mentre qualcuno scarica i titoli di stato americano, il Belgio continua ad acquistarli, raggiungendo una detenzione pari al tripo del proprio Pil. L’analisi di MAURO BOTTARELLI

19.03.2014 - Mauro Bottarelli
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Dunque, nel mio articolo di lunedì, sul finire vi davo notizia del tonfo registrato nel livello di debito Usa detenuto da stranieri ma in custodia presso la Fed, oltre 100 miliardi di dollari scaricati tra il 5 e il 12 marzo e azzardavo che tale mossa – che può presagire sia una vendita che una riallocazione – potesse essere riconducibile a due soggetti precisi, ovvero o la Cina o la Russia, entrambi però in chiave strategico-politica e non certo meramente economica, stante il valore attuale di quella carta. Al di là del fatto che la notizia è stata ripresa da un noto giornalista su un quotidiano nazionale, spacciandola per denaro ritirato dalla Russia presso la Fed (va bene che è una stamperia, ma non è ancora diventato un bancomat), ora la questione sulla detenzione di debito Usa diventa seria e ha implicazioni che ci riguardano direttamente.

Alle 9 del mattino di ieri, quando in Italia erano le 15, il Tesoro Usa ha reso noto – in ritardo di un giorno – i dati del Treasury International Capital (Tic), i quali mostrano tutte le detenzioni estere di Treasuries nel mese di gennaio. Ecco alcuni dati: la Cina ha aumentato le sue detenzioni da 1,270 triliardi di dollari a 1,284 triliardi, il Giappone ha limato di soli 0,2 miliardi, la Gran Bretagna è salita di 7,8 miliardi raggiungendo i 171 miliardi, mentre i cosiddetti “Caribbean Banking Centers”, ovvero paradisi off-shore, quindi leggete pure questa voce come hedge funds, hanno tagliato per 16,7 miliardi, mentre la Russia avrebbe aumentato le detenzioni di poco meno che un miliardo di dollaro. Peccato che tre ore dopo la pubblicazione di questi dati, lo stesso Tesoro Usa ha dovuto ammettere che erano sbagliati.

E quelli giusti? Eccoli, o almeno così c’è da sperare facendo affidamento sulla buona fede dell’errore e del Treasury: la Cina non ha aumentato le detenzioni di 14 miliardi ma solo di 3,5, il Giappone non è rimasto praticamente pari ma ha misteriosamente ha visto crescere le sue detenzioni di 19 miliardi in gennaio, gli hedge funds caraibici non hanno tagliato di 17 miliardi ma solo di 1 miliardo e la Russia non avrebbe compricchiato qualcosa ma venduto per 7 miliardi di dollari, portando il totale delle sue detenzioni a 132 miliardi nel mese di gennaio. Ora, questo dato non contempla ancora febbraio, ovviamente, ma noi abbiamo avuto la conferma del fatto che qualcuno avrebbe venduto 104 miliardi di debito Usa custodito dalla Fed in marzo: e se fosse stata la Russia? Essendo buoni e stimando che anche in febbraio le vendite si siano limitate a 7 miliardi, unite i 104 di marzo e avrete 111: ovvero, Mosca a fine marzo avrebbe in detenzione solo 21 miliardi di debito Usa, praticamente posizione non azzerata ma tagliata con l’accetta.

Questo, ovviamente, se quel dato di marzo troverà conferma – visti gli intoppi in cui incorre ultimamente il Treasury – e se sarà stata davvero la Russia a scaricare e non magari la Cina, cosa che dubito stante la situazione in quel Paese di cui parleremo venerdì. Certo, sarebbe una mossa strategica pesante, una dichiarazione di guerra finanziaria in piena regola, ma come già vi ho detto lunedì, il livello del rendimento del decennale Usa non manda affatto segnali di sofferenza, così come i risultati di bid alle aste (a meno che anche quei dati non siano manipolati).

Come vi dicevo, però, questo pasticcio legato al Tic ha dirette conseguenze anche per l’Europa, visto che leggendo i dati scopriamo che da gennaio scorso gli Usa hanno un terzo grande detentore di Treasuries, uno talmente operativo che negli ultimi due mesi ha aggiunto oltre 100 miliardi di debito statunitense alle sue detenzioni, portando il suo totale a 201 miliardi in novembre, 257 in dicembre e addirittura 310 miliardi di dollari al 31 gennaio. E chi è? Come mostra il grafico, è il Belgio, di cui vi avevo parlato a gennaio per l’acquisto da 50 e passa miliardi in dicembre ma che il mese successivo ha replicato l’operazione.

Ora, stiamo parlando dello stesso Belgio di cui parlo io? No, perché il Belgio di cui parlo io è un Paese che alla fine del 2013 aveva un Pil di poco più di 100 miliardi di euro, poco più di un terzo delle sue detenzioni di debito Usa, stando ai dati Tic! Ora, come diavolo è possibile che il Belgio – centro di un’eurozona tutt’altro che sana – abbia comprato in due mesi Treasuries per il corrispettivo del suo Pil annuale? Insomma, parlandoci molto chiaro, a chi sta facendo da prestanome il Belgio? Di quale triangolazione è perno? Per anni, giova ricordare, la voce “Uk” nelle tabella del Tic non rappresentava in realtà del detenzioni del Regno Unito, bensì transazioni offshore per conto della Cina ma questo non ci interessa: non sono Pechino e Londra a comprare debito Usa con il badile ma il membro dell’Ue e dell’eurozona Belgio.

Ora, se per caso il dato di lunedì fosse confermato e non un abbaglio come i primi dati del Tic, qualcuno in una settimana a marzo ha scaricato 104 miliardi di debito Usa, sia esso la Russia o chi altro: non è che quando verranno svelate le detenzioni al 31 di marzo, il prossimo mese di maggio, il Belgio ci regalerà la sorpresona di detenzioni totali di Treasuries sopra i 400 miliardi di dollari? Non è che dietro al Belgio si nasconde in realtà la Fed, in un patetico tentativo di far sembrare meno ampie di quanto siano le sue detenzioni figlie del Qe? Oppure, peggio ancora, acquisti strategici per mascherare la fuga di investitori reali (Cina, Russia, magari Giappone) e mantenere artificialmente basso il rendimento del Treasury decennale, non intaccandone l’appeal di bene rifugio che tanto chiaramente stiamo vedendo sui mercati in questi giorni? Sarò il solito rompiscatole, ma a me interessa sapere se un Paese membro dell’Ue e dell’eurozona fa da prestanome alla Fed in un’operazione che potrebbe essere di aperta manipolazione dei mercati.

E mi interessa molto, soprattutto perché c’è un’ultima e quarta ipotesi che voglio ancora una volta avanzare: non sarà che il Belgio stia fungendo da prestanome per la Bce, la quale si trova costretta a dover rifondare attraverso Target2 i soldi delle riserve in eccesso della Fed di cui hanno goduto le filiali statunitense delle banche europee durante i vari cicli di Qe, come ci dimostrano questi due grafici, le quali oltre a incassare interessi per la custodia di quei soldi, li hanno immediatamente spostati nei paesi di origine per tamponare le falle nei bilanci?

Ripeto, c’è qualcosa che puzza e puzza di bruciato lontano un miglio. Solo io sono interessato ad avere delle risposte chiare, non c’è per caso un eurodeputato che – nonostante siamo a fine legislatura e in vista del rinnovo dell’Europarlamento – intenda fare un’interrogazione urgente sul tma? Anzi, sarebbe proprio il caso, in modo da partire con la nuova legislatura all’insegna della chiarezza. Treasury permettendo, ovviamente.

 

 



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