SPILLO/ 2. Blangiardo: gli 80 euro in più non sono una misura per la famiglia

Per GIAN CARLO BLANGIARDO, gli 80 euro in più in busta paga non sono pensati per rendere possibile lo svolgimento del ruolo della famiglia, e non vanno quindi venduti per quello che non sono

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Matteo Renzi (Infophoto)

“Non vendiamo gli 80 euro di Renzi come una misura a favore della famiglia”. Lo rimarca Gian Carlo Blangiardo, professore di Demografia all’Università di Milano Bicocca, a proposito del contributo del governo per i lavoratori meno benestanti. Dal primo maggio, ha sottolineato il presidente del Consiglio, saranno destinati “1000 euro netti all’anno a chi guadagna meno di 1.500 euro al mese”. L’iniziativa coinvolgerà “10 milioni di italiani che prenderanno 10 miliardi di euro: 80 euro netti in busta paga. Il limite su cui noi ci attestiamo sono 25mila euro lordi, circa 1.500 euro netti. I destinatari del nostro intervento non sono solo i ceti meno abbienti, ma anche un po’ di ceto medio”.

Professor Blangiardo, gli 80 euro di Renzi possono davvero aiutare le famiglie?

In primo luogo non si tratta di una misura pensata come contributo alla famiglia bensì al lavoratore. La finalità è sostanzialmente quella di aiutare i lavoratori che hanno redditi più bassi, sostenendo la domanda, e cercando di dare una mano alle fasce meno benestanti. Non si tratta però di una misura pensata per rendere possibile lo svolgimento delle funzioni dell’istituzione famiglia in quanto tale. Non va quindi venduta per quello che non è.

Quale sarà l’efficacia di questa misura?

Quanto all’efficacia, 80 euro al mese non sono una gran cifra. Dal punto di vista sostanziale non fa molto, mentre sul piano psicologico si tratta di un aiuto a situazioni più bisognose. Come sempre queste iniziative vanno accolte con soddisfazione, perché aiutare i più deboli è certamente un dovere di tutti. Che poi questo possa però risolvere i problemi di chi non è benestante è ancora tutto da dimostrare. Le misure necessarie devono essere più incisive e più capaci di stimolare la ripresa, il sistema, l’occupazione e i redditi. Partiamo pure dagli 80 euro, ma c’è ancora molta strada da fare.

In che modo andava pensata questa misura per renderla una risposta alle famiglie?

Occorreva pensare a una misura la quale, preso atto del disagio delle famiglie meno abbienti, le aiutasse a svolgere quella che è la loro funzione. Le famiglie vivono ormai da parecchi anni con grande difficoltà compiti quali quello di produrre e formare il capitale umano e fare da trampolino di lancio per le nuove generazioni. La famiglia vive tutte queste attività ormai da parecchi anni con grande difficoltà, soprattutto se non ha i mezzi. Il governo, preso atto di queste difficoltà, dovrebbe riconoscere alla famiglia il loro ruolo importante e irrinunciabile dal punto di vista della società, decidendo di aiutarla in modo concreto.

 

Gli 80 euro in più possono almeno rilanciare i consumi?

L’effetto sui consumi ci può essere, ma non aspettiamoci che sia macroscopico. Si tratta di importi relativamente modesti, che non cambiano lo standard di vita dei beneficiari. Alla fine cambierà ben poco dal punto di vista del tenore di vita e dei consumi. Certamente un qualche effetto potrebbe presentarsi, ma non sarà questo a guidare la ripresa. A mancare è infatti una grande manovra macroeconomica, in grado di rilanciare il Paese e fare ripartire lo sviluppo. Gli 80 euro sono quindi piuttosto un segno di attenzione, la dimostrazione del fatto che non ci si è dimenticati di situazioni preoccupanti. Pensare però che in questo modo si possa riagganciare la ripresa e fare crescere il Pil, mi sembra eccessivamente ottimistico.

 

(Pietro Vernizzi)

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