SPY FINANZA/ La “pantomima” di Putin che spaventa l’Europa

- Mauro Bottarelli

La Russia sembra voler fare a meno dell’uso della forza in Crimea. Secondo MAURO BOTTARELLI, Vladimir Putin non ha bisogno delle armi per fare pressione sui suoi avversari

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Putin (Fonte Infophoto)

Detto fatto, la pantomima è stata servita al mondo nell’arco di 24 ore. Parlando con i giornalisti, ieri il presidente russo, Vladimir Putin, ha ribadito che per il momento non c’è alcun bisogno di fare uso della forza in Crimea, anche se quella militare resta comunque un’opzione per Mosca, «l’estrema risorsa» cui ricorrere. In una conferenza stampa nella sua dacia vicino Mosca, il leader del Cremlino ha aggiunto che il suo Paese si riserva di impiegare tutte le opzioni anche nelle altre regioni russofone dell’Ucraina orientale, qualora dovesse prevalervi l’illegalità. A detta di Putin, «non può che esserci una sola valutazione su quello che è accaduto a Kiev e in Ucraina: si tratta di un colpo di Stato anti-costituzionale, di una presa di potere con le armi».

Il presidente russo ha affermato che Viktor Yanukovich, il leader deposto e fuggito in Russia, resta in carica: «Non c’è, da un punto di vista giuridico, che un solo presidente legittimo, anche se è chiaro che non ha potere. Ma, l’ho già detto e lo voglio ripetere, questo presidente legittimo dal punto di vista puramente giuridico è evidentemente Yanukovich». Insomma, i militari russi sono stati invitati a rientrare nelle loro basi in Crimea dal numero uno del Cremlino, il quale si è anche permesso di prendere per il naso le cancellerie di mezzo mondo, dicendo che quanto accaduto nelle ultime 72 ore non ha avuto nulla a che fare con una missione militare o peggio un’invasione, ma rientrava unicamente nel quadro di esercitazioni pianificate da tempo. Terminate le quali, i soldati di Mosca sono tornati al loro posto. Un capolavoro di humour diplomatico.

In compenso, la minaccia è arrivata comunque, senza bisogno di usare le armi. Gazprom ha infatti deciso di non continuare ad applicare uno sconto sul prezzo del gas esportato in Ucraina a partire da aprile. Lo ha confermato l’amministratore delegato del colosso russo del gas, Alexey Miller, in occasione di un incontro con il premier Dmitry Medvedev: «Nelle condizioni in cui l’Ucraina non rispetta i suoi obblighi, non rispetta gli accordi raggiunti con la firma dell’emendamento al contratto che prevede lo sconto, Gazprom ha deciso di non proseguire lo sconto a partire dall’inizio del mese prossimo». Miller ha aggiunto che Gazprom è pronta a concedere un credito di 2-3 miliardi di dollari a Kiev per regolare i suoi debiti, che ammontano a 1,529 miliardi di dollari e pagare le consegne in corso. Lo sconto di oltre 30% rispetto ai prezzi contrattuali era stato concordato a dicembre da Vladimir Putin e dal deposto presidente ucraino Viktor Yanukovich, dopo che quest’ultimo aveva rinunciato a firmare un accordo di associazione con la Ue.

Putin e Yanukovich avevano anche concordato un prestito di 15 miliardi di dollari a Kiev, di cui finora Mosca ha sborsato una sola tranche da 3 miliardi. Ma attenzione, Miller ha detto anche altro. Per l’esattezza, questo: «Sommate alle tensioni politiche in Ucraina, ci sono anche aggravi dovuti alle condizioni economiche: un combinato che potrebbe portare a disfunzioni nella fornitura di gas in Europa». Come dire, “state pensando a sanzioni contro Mosca? Beh, pensateci davvero bene”. E conviene pensarci a tutti quanti, Ucraina in testa. Visto che, come confermato ieri dalla Reuters, gli stock di gas naturale ucraini sono in grado di far fronte alla domanda solo per quattro mesi e Kiev importa metà del gas di cui ha bisogno proprio dalla Russia, la quale già in passato ha tagliato le forniture in pieno inverno tanto per far capire chi tiene il coltello dalla parte del manico.

Guardate questo grafico: l’Ucraina dipende dalla Russia per il 30% della sua attività di commercio totale, contro soltanto il 6% di dipendenza russa da Kiev. E attenzione: se l’Ucraina può contare su quattro mesi di autonomia è solo perché negli ultimi giorni il suo soggetto monopolista, Ukrtransgas ha aumentato – e di molto – il suo import dalla Russia e Mosca non ha opposto resistenze. Altrimenti, aprile sarebbe stata la deadline.

D’altronde, è interesse di tutti che la fornitura di gas prosegua così com’è: «A meno che non si arrivi a una vera guerra dichiarata, tutte le parti in causa (Russia, Europa e Ucraina) hanno solo da guadagnare dal fatto che il gas continui ad arrivare in Europa dalla Russia», conferma Thierry Bros, analista senior su gas e petrolio per Societe Generale. A detta del quale, «la Russia ha bisogno del denaro che ricava dalla vendita del gas e l’Europa è dipendente per il 26% dalla Russia per quanto riguarda approvvigionamento e consumo di gas. L’Ucraina, poi, non può vivere senza le percentuali che guadagna dal transito del gas sul proprio territorio». Il primo grafico a fondo pagina lo dimostra plasticamente. Inoltre, più di un quarto di tutto l’export ucraino viene assorbito e consumato dalla Russia, mentre Kiev dipende da Mosca per un terzo del suo import totale: di converso, solo il 6% di export russo viene consumato in Ucraina e solo il 5% di import russo proviene dall’Ucraina. Inoltre, l’Ucraina ha anche un altro piccolo problemino a scherzare troppo con il fuoco russo. Nonostante il Fondo monetario internazionale si sia fiondato come un condor in cerca di carcasse a Kiev, i 3 miliardi di dollari che potrebbero giungere in aiuto del governo-fantoccio ucraino – così come il miliardo di dollari a garanzia sui debiti annunciato ieri da Washington – non basterebbero a pagare interessi sul debito e pagamenti di capitale che Kiev deve affrontare da qui a giugno, come dimostra il secondo grafico.

Capite ora perché a Putin non è interessato minimamente il crollo dell’11% della Borsa di Mosca registrato lunedì, stante anche il rimbalzo a +5% di ieri? A Putin interessa solo del prezzo del gas e del petrolio e le eventuali sanzioni non farebbero che fare il suo gioco, visto che con la fornitura dimezzata o comunque tagliata, i prezzi sarebbero destinati a salire e né Iran, né Iraq sono pronti a intervenire in tempi brevi sul mercato con extra-offerta sul petrolio. E poi, chi ha detto che la Cina non sarebbe felice di comprare petrolio in yuan dalla Russia, fregandosene bellamente delle eventuali sanzioni e tirando una stoccata al dollaro come moneta di riserva e commercio globale?

Attenzione, Vladimir Putin sta giocando al gatto col topo ma il suo messaggio al mondo occidentale è chiaro: basta trattarmi come un parvenu soltanto perché ho modi spicci e siedo su un tesoro di riserve naturali. Anche perché il miracolo shale-gas garantirà forse agli Stati Uniti il quasi affrancamento energetico dal 2020 in poi, ma di certo non garantirà nuova offerta alla domanda globale, ovvero l’Europa deve pensarci bene prima di voltare le spalle al Cremlino. E la Merkel, che non è stupida, l’ha capito bene e subito.

D’altronde, proprio tutti i torti a Putin non si può darli. Certo, ha metodi poco urbani (d’altronde è stato allevato alla scuola del Kgb, non dalle Stimmatine), ma “Wikileaks”, il blog di Julian Assange che ha pubblicato per mesi i messaggi riservati dei diplomatici americani, indicava chiaramente i contenuti del cablogramma del 2010 dell’ambasciatore americano a Kiev, riferiti al programma economico sottoposto al ministro delle finanze, Pynzenyk, nel governo della “liberale” Yulia Tymoshenko. Eccoli: aumento del prezzo del gas; riforma delle pensioni con allungamento dell’età; abolizione delle tariffe agevolate per anziani sui trasporti; rialzo delle tasse sulla benzina; abolizione dei sussidi per le nascite; abolizione delle agevolazioni sui libri di testo e sui pasti degli studenti; abolizione dell’esenzione Iva sui medicinali; aumento del 40% delle tariffe elettriche; privatizzazione delle miniere di carbone. Insomma, già nel 2010 a Washington interessava non poco mettere il becco nelle questioni ucraine, usando come testa d’ariete la convertita Tymoshenko.

 

 

Come vi avevo detto ieri, è tutta un’enorme pantomima dalla quale hanno guadagnato tutti, basti vedere il livello record cui sono giunti i futures su Wall Street ieri non appena terminata la conferenza stampa di Vladimir Putin. Certo, i rischi di un effetto domino ci sono, se l’Ucraina continuerà a voler tirare la corda: il rendimento del bond governativo bielorusso l’altro ieri ha superato il 10%, un balzo di 130 punti base in una mattina, il peggior calo di prezzo da tre anni a questa parte, come dimostra il grafico a fondo pagina. Attenti a scherzare troppo con Vladimir Putin, potrebbe stancarsi e cominciare a fare sul serio. E allora sarebbero dolori, per l’Europa in testa. Gli Usa possono giocare a fare i duri, visto che non dipendono da Mosca a livello energetico, noi invece no.

Ma attenti, il gas non è l’unica arma che Mosca ha a sua disposizione: insieme a Pechino, infatti, rappresenta il maggior detentore di debito Usa dopo la Fed e la Cina ha già cominciato a scaricare pesantemente sul finire dell’anno scorso. Pensate che il Belgio potrà comprare botte di 50 miliardi di Treasuries al mese, come fatto lo scorso dicembre, ancora per molto?

 

P.S.: «Vorrei mandare a fare in c… tutti quelli che ce l’hanno con l’Europa e sento blaterare cose oscene… Dire che l’Italia e la Grecia sono nelle stesse condizioni è una falsità inimmaginabile, perché l’Italia è un colosso. Il suo crollo avrebbe significato la fine di tutta l’economia europea, visto che rappresentiamo quasi il 19%. Socialdemocratici e democratici cristiani in questi anni in Europa hanno fatto esattamente la stessa politica e hanno fatto bene. Chi può dire con ragione che la ricetta di Tsipras avrebbe salvato la Grecia? Antonis Samaras ha rimesso il Paese in carreggiata e lo ha aiutato a venir fuori dal guado. Il resto sono balle». Parole e musica di Mario Mauro, ex ministro della Difesa e leader dei Popolari per l’Italia alla trasmissione “Agorà” di Rai 3 ieri mattina.

Ora, sentendomi fieramente coinvolto in questo giudizio così tranciante dell’ex ministro e nonostante non abbia mai paragonato la Grecia all’Italia, mi chiedo come possa difendere la ricetta di Samaras al netto del fatto che persino il Fmi ora ammette che la sola austerity ha aggravato e non risolto la crisi. La Grecia è letteralmente a pezzi, svenduta, senza più uno stato sociale, con un tasso di disoccupazione alle stelle, un debito che non potrà mai ripagare e con i fondi speculativi che detengono le azioni delle principali banche. E il fatto che Samaras abbia pedissequamente seguito le indicazioni di troika e banche creditrici lo dimostra il fatto che, al netto di dati macro da Terzo Mondo, il decennale greco prezza un rendimento sotto la soglia psicologica del 7% per la prima volta dal 2010: scende lo yield, sale il prezzo e i creditori festeggiano.

L’onorevole Mauro faccia un giro nel corrispettivo ellenico delle mense Caritas e poi mi dica se Samaras merita applausi o un processo. In 41 anni di vita, di vaffan.. ne ho presi tanti, non sarà quello dell’ex ministro a farmi cambiare idea. Anzi, lo appunto come medaglia al petto. Perché, al netto della delusione per la porcheria di cui è stato politicamente vittima, l’onorevole Mauro sa benissimo che sta difendendo l’Europa per partito preso solo perché tutti, in vista delle europee, stanno ponendo un accento critico verso l’Ue e il suo modo di agire in questi anni. Magari spunterà qualche voto, ma le dico una cosa, senza dover scomodare parolacce. So che ha da fare, molto e non legge sicuramente i miei articoli, ma il perché Samaras sia stato una sciagura io l’ho sostanziato decine di volte su queste pagine con le cifre, le percentuali, i dati e i grafici. Lei lo difende solo con contumelie per giustificare una postura rancorosa e tutta ideologica in vista del voto. Da un uomo come lei, non me lo aspettavo davvero. Cordialmente.

 



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