SPY FINANZA/ La “croce” che mette paura ai mercati

- Mauro Bottarelli

Un indicatore conosciuto come “death cross” sembra in grado di anticipare grossi shock al ribasso dei mercati azionari. Ce ne parla MAURO BOTTARELLI nella sua analisi

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Qualcosa scricchiola nel mondo dell’investimento sul reddito fisso? Oppure scricchiola soltanto in Pimco, il più grosso fondo obbligazionario del mondo? Solo il tempo ci potrà dare una risposta, ciò che è certo è che uno dei primi investitori nel fondo Total Return, che gestisce assets per 232 miliardi di dollari, si è sfilato e sta cercando un manager alternativo per i propri investimenti, sintomo che lo showdown tra i due patron di Pimco, Bill Gross e Mohamed El-Erian, sta minando la fiducia anche dei clienti più affezionati e di lunga data.

L’Orange County Employees Retirement System, la cui sede è a soli 15 chilometri del quartier generale di Pimco in California, ha infatti chiesto a un consulente di investimento di cercare un ulteriore manager per il portafoglio a reddito fisso: e non si tratta di un cliente da poco, visto che lo schema pensionistico è da 11,5 miliardi di dollari, soldi investiti nel Total Return dal 1982. Ora, però, qualcuno ha deciso di mettere la situazione in sicurezza, «a causa di questioni organizzative e personali all’interno dell’azienda». Insomma, l’addio di Mohamed El-Erian lo scorso gennaio sta facendo più danni di quelli che Bill Gross potesse immaginare, visto che più di un analista – oltre ai clienti – sta criticando non solo le recenti performance ma lo stesso stile manageriale del numero uno. Il fondo pensioni della California, poi, ha investiti con Pimco 1,3 miliardi di dollari, 582 milioni dei quali nel Total Return: un fondo famosissimo, presente in quasi tutti i portafogli di investimento anche in Italia, che però negli ultimi 11 mesi ha patito un outflow di 52 miliardi di dollari.

Pimco non ha voluto commentare l’accaduto, limitandosi a sottolineare come «negli ultimi tempi abbiamo visto un considerevole interesse da parte di investitori retail e istituzionali per le nostre strategie sul reddito fisso». Ma il malcontento è palpabile. Lo scorso mese il Columbia Management ha scaricato Pimco in favore del suo rivale Tcw con un mandato da 1,3 miliardi di dollari per un fondo obbligazionario. E lo stesso è accaduto con l’Indiana Public Retirement System, un soggetto da 28,6 miliardi di dollari, che ha revocato due mandati a Pimco per il corrispettivo di 50 milioni di dollari e ha messo sotto rivalutazione i rimanenti investimenti con il gigante, atto compiuto recentemente anche dal fondo pensione della City of Fresno e dal North Dakota Board of Investment, controvalore di 8,5 miliardi di dollari. Tutti dopo l’addio di El-Erian quattro mesi fa. E comincia ad avanzare dubbi anche Calpers, il più grande fondo pensione del mondo, il quale non ha formalmente posto Pimco e gli investimenti che ha con esso in una sorta di “watch list”, ma ha affidato a un suo portavoce una dichiarazione non certo rassicurante: «Stiamo prestando grande attenzione agli sviluppi. Lo staff di Calpers ha enorme rispetto per quello di Pimco, stiamo monitorando l’argomento e manterremo informato il board riguardo i cambiamenti».

Chi si sfrega le mani, in compenso, sono i rivali di Pimco, i quali stanno capitalizzando dai suoi problemi. Anche in Europa, dove le fughe di capitali e investitori dal megafondo stanno facendo la gioia di grandi gruppi focalizzati sul reddito fisso. Per Eric Jacobsen, analista a Morningstar, primario fornitore di dati sul mercato, «se Pimco riuscirà a sparire dalle news per queste vicende, anche solo a livello di rumors e per performance non particolarmente positive, penso che l’outflow potrebbe fermarsi». Più o meno lo stesso giudizio fornito da Amin Rajan, amministratore delegato presso Create Research, a detta del quale «i prossimi sei mesi saranno cruciali per decidere se gli attuali outflows sono un incidente di breve termine oppure parte di un sostenuto esodo di massa». Ma Pimco non è l’unico gigante a piangere come mostra questo grafico, anche il suo antagonista DoubleLine con il Total Return Bond Fund ha conosciuto nell’ultimo mese disimpegni per 525 milioni di dollari, segnando così l’ottavo mese di outflows di fila per un totale di 9,61 miliardi di dollari, un terzo di quanto gestito visto che ora DoubleLine ha in portafoglio investimenti per 31,4 miliardi di dollari.

Certo, il dato che vediamo è quello del net outflows, il che comporta la possibilità che sostanziali inflows stiano arrivando da fondi di intermediazione obbligazionaria, ma il mercato obbligazionario sta inviando anche altri segnali, questa volta negativi per l’azionario. I rendimenti dei bond sovrani, infatti, stanno flirtando con quella che viene denominata “death cross”, fenomeno nel quale la media dello yield sul breve termine del Treasury a 10 anni attraversa al di sotto quella del lungo termine.

Esattamente come per l’Hindenburg Omen, altro segnalatore tecnico di crash azionari, non ci sono prove scientifiche certe della sua affidabilità ma negli ultimi anni la “croce” si è formata quattro volte e in tre occasioni ad essa sono seguite pesante sell-off sull’azionario: nel settembre 2007, settembre 2008, giugno 2010, quando la crisi dei debiti sovrani nell’eurozona portò alla formazione di una nuova “croce” e ultima nel giugno 2011, quando la correzione fu tale da rischiare la collisione con un vero e proprio “bear market”.

Attualmente il rendimento del decennale Usa è attorno al 2,70%, ben al di sotto del 3% registrato tra la fine del 2013 e l’inizio di quest’anno e il combinato con alcuni dati macro – ma soprattutto la drastica correzione patita dal Nasdaq – ci dicono che il mercato obbligazionario non pensa che la Fed sarà in grado di mantenere il suo atteggiamento da falco rispetto al “taper” e all’aumento dei tassi prospettato da Janet Yellen in persona. Ma, anzi, gli investitori in obbligazioni si attendono o lo stop del “taper” oppure addirittura la riattivazione del Qe a pieno regime a un certo punto della correzione. Anche perché lunedì, quando è apparsa la “death cross” sul decennale Usa, la stessa configurazione si è palesata anche sulla curva dello yield – ovvero la differenze di rendimento di bond con scadenze differenti – dell’obbligazione a 5 e 30 anni statunitense.

Ora, se c’è un caveat in questa situazione è capire se il trend attuale persisterà, perché una quasi “croce” venne notata anche nel maggio 2013, portando a predire un rendimento inferiore all’1% sul decennale Usa, ma i commenti quasi contemporanei della Fed riguardo l’inizio del “taper” innescarono automaticamente una risalita dei rendimenti. Capire questa situazione non è cosa di poco conto per chi investe in equity, perché alcuni analisti ritengono che se davvero il segnale tecnico di lunedì si tradurrà in una “death cross” conclamata potremmo andare incontro a una correzione dei corsi azionari almeno del 20%.

Il caso di Pimco vuole forse dirci qualcosa in più che la reazione degli investitori all’addio di Mohamed El-Erian? Il motto borsistico “sell in May and go away” troverà una conferma, un’anticipazione o una smentita? Sicuramente le minute del Fomc della Fed ci diranno qualcosa di più. 

P.S.: Oggi il Tesoro greco tornerà sul mercato dei capitali con un’emissione di debito a 5 anni che dovrebbe essere pari a 2 miliardi di euro. Stando alle ultime indiscrezioni, l’asta partirà con un’indicazione di rendimento compresa tra il 5% e il 5,25% – poco più alto di quanto paga il pari durata russo, meno di quello messicano e un sesto del rendimento che gli investitori chiedevano prima della ristrutturazione – e manifestazioni di interesse per oltre 11 miliardi di euro. La ricetta? Nel grafico: ammazza il tuo popolo e i mercati ti diranno bravo. Finché gli servirai per speculare. 

 



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