SPY FINANZA/ Chi usa il Belgio per comprare i titoli di stato americani?

- Mauro Bottarelli

Il Belgio ha rafforzato la sua detenzione di titoli di Stato degli Stati Uniti, salita a febbraio di altri 31 miliardi fino a 341,2 miliardi. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Nell’articolo pubblicato il 19 marzo scorso vi parlavo della strano caso del Belgio, divenuto di fatto uno dei principali detentori di debito Usa a dispetto del suo Pil non certo da superpotenza. Vi riassumo la questione per sommi capi, evitandovi così di dover rileggere per forza l’intero articolo. A metà dello scorso mese il Tic statunitense ha reso noto come sempre le detenzioni di Treasury, in particolare quelle di investitori esteri. Stando ai dati di gennaio, gli ultimi disponibili, la Cina aveva aumentato le detenzioni di 3,5 miliardi di dollari, il Giappone di 19 miliardi, gli hedge funds caraibici avevano limato il proprio portafogli di un 1 miliardo e la Russia aveva venduto per 7 miliardi di dollari, portando il totale delle sue detenzioni a 132 miliardi.

Pochi giorni prima, sempre dati del Tesoro Usa confermavano che nel mese di marzo qualcuno aveva venduto 104 miliardi di debito Usa custodito dalla Fed. Chi? Non si sa. Fosse stata la Russia e stimando che anche in febbraio le vendite di Mosca si siano limitate a 7 miliardi, basta unire i 104 di marzo e si ottiene 111: ovvero, Mosca a fine marzo avrebbe in detenzione solo 21 miliardi di debito Usa, praticamente posizione non azzerata ma tagliata con l’accetta. Ma sempre leggendo i dati del Tic si scopriva che da gennaio scorso gli Usa hanno appunto un terzo grande detentore di Treasuries, uno talmente operativo che negli ultimi due mesi ha aggiunto oltre 100 miliardi di debito statunitense alle sue detenzioni, portando il suo totale a 201 miliardi in novembre, 257 in dicembre e addirittura 310 miliardi di dollari al 31 gennaio. Il Belgio, appunto, Paese che alla fine del 2013 aveva un Pil di poco più di 100 miliardi di euro.

Il bravo collega Paolo Raffone, che collabora con ilsussidiario.net da Bruxelles, ha provato a capirne di più, ma ha ottenuto poche e lacunose delucidazioni. In pratica, il deposito presso Euroclear c’è stato, ma solo tecnicamente appare come “Belgio” e potrebbe essere un’operazione di collaterale per garantire altre operazioni. Inoltre, purtroppo le schermate disponibili sono di due o tre mesi fa e quindi si deve aspettare di vedere le prossime per capire se la somma è sempre li oppure no e se è cresciuta. Insomma, vaghezza assoluta. Ma andiamo per gradi. Prima di tutto, che cos’è Euroclear? È il depositario centrale internazionale per il mercato britannico-irlandese, francese e olandese e ha il compito di gestire le fasi di liquidazione e regolamento delle operazioni in titoli o in valute, di tipo cross-border, mediante il collegamento con i depositari centrali dei diversi paesi.

Principale compito del depositario centrale internazionale è assicurare che le movimentazioni di titoli e contante generate dalle operazioni sui mercati possano avvenire in maniera efficiente, mediante la movimentazione dei conti di deposito accesi dagli intermediari. Euroclear rappresenta un gruppo di depositari centrali controllato dalla holding inglese Euroclear plc attraverso la società Euroclear sa/nv (Bruxelles) e riunisce il depositario centrale internazionale Euroclear Bank e quelli francese (Euroclear France), olandese (Euroclear Nederland) e inglese (CrestCo). Io ho contattato via mail il responsabile dei rapporti con la stampa di Euroclear, Martin Gregson, il 25 marzo scorso chiedendo conto di quanto filtrato: ovvero, sapere se davvero fosse il Belgio ad aver comprato debito Usa per quegli importi oppure chi altro lo avesse, utilizzando “Belgio” come denominazione geografica trovandosi Euroclear a Bruxelles e ancora se quell’ammontare di debito potesse essere il collaterale per qualche altra forma di transazione od operazione finanziaria.

Il giorno seguente ho ricevuto una mail lapidaria nella quale mi si diceva se avevo un numero di telefono a cui chiamarmi: ho risposto fornendolo e ho atteso. Nel tardo pomeriggio ricevo una mail nella quale mi si chiedeva scusa, ma, causa troppi impegni in giornata, non era stato possibile contattarmi e mi si chiedeva di rimandare a due giorni dopo, venerdì 28. Rispondo che il 28 sarei stato a Roma per un convegno e chiedevo se si poteva fare per il giorno dopo, il 27. Nessuna risposta, ricevo però una mail giovedì 27 nella quale mi si dice che non è stato possibile contattarmi e mi si chiede di spostare al fatidico venerdì o al lunedì successivo. Rispondo dando un arco temporale prima del convegno o rimandando a qualsiasi ora del lunedì: altra risposta, vada per lunedì dopo le 13. Rispondo dando il mio assenso e attendo: sto ancora attendendo, l’ultima mail da me inviata era delle 17.40 del 27 marzo.

Il 9 aprile, infine, ho mandato un’altra mail, chiedendo conto dell’accaduto e ho ricevuto la risposta automatica del server: Martin Gregson sarà fuori ufficio fino al 22 aprile. Ho allora scritto all’altro addetto stampa, che avevo messo comunque in copia già nella prima richiesta del 25 marzo, ribadendo tutte le mie richieste e chiedendo se potesse aiutarmi lui: sto ancora attendendo la sua risposta. In compenso non sto più aspettando i dati relativi alle detenzioni di febbraio, perché sono stati resi noti ieri. E non mancano le sorprese, visto che qualcuno di cui non conosciamo l’identità ha continuato a usare il Belgio come “ponte” per i suoi acquisti, divenendo il terzo detentore al mondo di Treasury con qualcosa come 341,2 miliardi di dollari, comprando nel mese di febbraio altri 31 miliardi di debito Usa, come ci mostra il primo grafico a fondo pagina.

Insomma, qualcuno senza nome, operando attraverso il Belgio e con ogni probabilità grazie ai servizi di Euroclear, da dicembre ha acquistato titoli di Stato Usa per 141 miliardi di dollari, casualmente cominciando la scalata nel mese in cui Ben Bernanke annunciava l’inizio del “taper”. È stata la Cina? No, perché in febbraio ha venduto Treasury per 2,7 miliardi di dollari, mentre il Giappone ha acquistato, ma solo per 9 miliardi di dollari. Allora è la Russia? No, perché come ci mostra il secondo grafico Mosca in febbraio ha venduto altri 6 miliardi di debito Usa, portando così il livello totale delle sue detenzioni a 126 miliardi di dollari, il più basso dal 2011 e il calo più consistente nella storia a livello annuale, -24%.

 

 

Ora, capite da soli che c’è qualcosa di molto singolare, sia nel silenzio di Euroclear che in questi dati. Chi sta operando in quel modo furioso ma nascosto sul debito Usa, di fatto dando vita a una sorta di Qe parallelo e segreto sui titoli di Stato statunitensi? È la Bce che deve ripagare le riserve in eccesso di cui hanno goduto le succursali americane delle banche europee durante il Quantitative easing, soldi prontamente rimpatriati per mettere a posto i traballanti bilanci e che ora la Fed rivuole? Oppure perché, segretamente, c’è stata la Fed dietro al miracoloso calo dello spread nei paesi periferici dell’eurozona e la Bce deve ripagare il favore in maniera segreta, comprando e depositando presso Euroclear sotto il nome “Belgio”? Oppure ancora perché il “taper” è un falso e la Fed direttamente sta ricomprandosi il debito scaricato da altri, di fatto portando avanti un Qe lontano dagli occhi indiscreti dei mercati, poiché convintasi che senza altro stimolo sarebbe esplosa la bolla, margin debt in testa e crollati i mercati?

Quale partita di giro è in atto nelle stanze del depositario centrale internazionale per non rispondere nemmeno alle mail di chiarimento inviate da un giornalista? Al quale prima si chiede di poterlo contattare telefonicamente, poi lo si fa attendere e poi non ci si degna nemmeno di rispondere con un “no comment”. Tranquilli, cari addetti stampi di Euroclear, io non mollo su questa faccenda. La verità me la cercherò da solo, senza il vostro aiuto. In attesa di scoprire, con i dati che saranno pubblicati il mese prossimo, chi ha scaricato 104 miliardi di euro di debito Usa lo scorso marzo. 

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