CANONE RAI IN BOLLETTA/ Tra sussurri e smentite, ecco perché questa è la soluzione sbagliata

- Fabio Picciolini

L’ultima notizia sul canone Rai ha scosso tutti i contribuenti e costretto a una smentita il Governo. Pagare l’imposta più evasa d’Italia legandola alla bolletta. Ne parla FABIO PICCIOLINI

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La discussione sul canone Rai torna di moda periodicamente e di solito in termini negativi. Una volta come rivolta sociale, un’altra per contestare i programmi proposti; altre ancora per i programmi trasmessi o perché si avvantaggia un soggetto rispetto a un altro. Una delle contestazioni più frequenti è sulla sommatoria canone e pubblicità. Tutte le critiche si racchiudono infine sulla gestione della Rai e sulla sua politicizzazione.

Ogni obiezione ha un fondamento, anche se alcune sembrano più utili per avere uno “strillo” sui giornali che per una reale proposta di miglioramento del servizio, ma nessuna giustifica il mancato pagamento.

Prima di tutto il canone è un’imposta non legata alla prestazione di un servizio, ricordando che è sempre e comunque un servizio pubblico, ma alla detenzione di uno o più apparecchi, indipendentemente dall’effettiva ricezione dei programmi della Rai o dal disinteresse verso i programmi che sono trasmessi; in questi ultimi casi si tratterebbe di un abbonamento e non di un tributo come è l’imposta. Essendo legata al possesso dell’apparecchio televisivo deve essere pagata dal soggetto che lo detiene. E’ unica: anche se si possiedono più televisori o se ne hanno in case diversi intestati alla stessa persona.

Il mancato pagamento da luogo a un’evasione fiscale per cui il possessore che non pagherà il canone nei termini previsti dovrà pagare una sovrattassa. Nel caso che comunque seguiti a non pagare, riceverà un’intimazione di pagamento, con funzione di accertamento e costituzione in mora. La sanzione prevista è legata a ogni annualità evasa e può arrivare a 5-6 volte l’ammontare del canone.

C’è poi un secondo aspetto, che si può definire più morale, legata al pagamento del canone: i mancati introiti ricadono collettivamente su tutti coloro che il canone lo pagano regolarmente, così come avviene per tutti gli altri tipi di evasione fiscale. Né si può dire che si tratta solo di poco più di 100 euro: è evasione fiscale che ricade su tutti gli altri abbonati, con aumenti o in peggioramento dei programmi o in altre forme.

Da tempo si cercano soluzioni per eliminare o almeno per ridurre fortemente l’evasione dal pagamento. Una delle proposte più “gettonate” è il pagamento insieme a un’utenza.

L’ultima proposta sembra essere di far pagare il canone unitamente alla bolletta elettrica, anche se smentita nel giro di dodici ore. Il tempo dirà se è una smentita effettiva o no. E’ stato già detto chiaramente che non è giusto che il contribuente onesto paghi per i furbi, nel caso fosse allo studio il pagamento nel modo riportato da varie fonti, devono essere chiariti alcuni aspetti che non convincono ed evidenziare ciò che rende difficile la messa in pratica del pagamento in una bolletta.

Non convince che ancora una volta il fine è fare cassa. I 300 milioni di euro che s’immagina possano essere recuperati dovrebbero servire per finanziare la riduzione di 80 euro in busta paga. Una decisione, quest’ultima, più che giusta, visti i sacrifici che la maggior parte delle famiglie ha fatto negli ultimi anni, ma la cui copertura deve essere ricercata in maniera diversa proprio a partire dalla lotta all’evasione che ha dato negli ultimi anni risultati molto, molto marginali: pochi miliardi rispetto ai 120-140 di evasione annuale ormai “certificati” da svariate fonti.

Non convince neppure che il recupero del canone evaso non venga destinato a migliorare la Rai, non tanto nella programmazione quanto, magari, nell’avere finalmente una rete senza pubblicità, o a un’attenzione ancora maggiore al sociale o a risanare le casse dell’Ente, così da evitare, quasi ogni anno, l’aumento del canone.

Infine, deve essere ben individuata – e non è facile – l’utenza a cui “agganciare” il canone. Una azienda energetica? Può essere, ma quale? I gestori sono molti, mercato tutelato o mercato libero? Ratealmente o in un’unica rata? Se l’utente cambia gestore cosa succede? Le fasce sociali ai fini delle esenzioni sono diverse, quale soluzione? All’eventuale morosità con il gestore elettrico si sommerebbe quella del canone? Infine, quanto costa una scelta del genere? E’ “improbabile” che il gestore faccia il lavoro senza esser pagato, tenuto anche conto che dovrebbero essere modificate e implementate le procedure informatiche.

Quindi, il canone Rai deve essere pagato per norma e perché non può aggravare i costi degli utenti corretti, ma la soluzione che sembra sia stata proposta e subito dopo, fortunatamente, smentita, non è quella giusta. 

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