SPILLO/ Così la “trappola della moneta” ci rende schiavi della finanza

- Paolo Raffone

PAOLO RAFFONE ci parla dello scontro geofinanziario in atto a livello globale, dove banche e governi sono sudditi di un sistema ormai sfuggito al loro controllo 

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Nei prossimi giorni capiremo se in Ucraina alle promesse e alle minacce seguiranno fatti. In merito si è conclusa la conferenza di Ginevra, che a torto si è detta dei quattro (Usa, Russia, Ue, e Ucraina), ma che più propriamente era dei due (Usa e Russia) con due convitati (Ue e Ucraina). Dopo sette ore il risultato è un documento diplomatico per un accordo di compromesso che chiede l’impossibile disarmo degli estremisti ucraini e la fine delle violenze, e l’amnistia. Mentre la Nato fa roboanti minacce anti-russe in applicazione della dottrina R2P (right–to-protect), con la malcelata convinzione che nessuno vuole morire per Kiev, Putin a reti unificate fa sapere che è legittimato a intervenire militarmente a protezione delle popolazioni (russe, russofone, ma anche ebraiche) minacciate da quegli incapaci del governo di Kiev. Ma anche Putin, con malcelata furbizia, sa benissimo che morire per Kiev non conviene affatto. Insomma, che l’Ucraina se la cavi da sola e senza arrecare troppo disturbo, e che l’Ue si prepari a pagarne sia il costo economico che quello strategico. Cosa si cela dietro questo tradimento degno di Giuda Iscariota?

La questione del gas e del petrolio russo è una mezza verità. Infatti, più che la questione reale degli approvvigionamenti all’Europa (principalmente a Germania e Italia), che pur si potrebbe porre ma che sarebbe possibile aggirare, la vera questione che resta nascosta ai più è un violentissimo scontro geofinanziario che vede coinvolti tutti i principali attori geopolitici del mondo. In realtà, questa è la vera guerra in corso, di cui gli effetti geopolitici sono solo degli epifenomeni che servono a fare la gran cassa mediatica a distrazione delle popolazioni.

Lo scontro monetario messo in atto tra le banche centrali, che sono i reali attori geopolitici al posto che fu dei governi, contrappone da un lato il vecchio sistema del dollaro (ormai senza consenso finanche in Europa) e dall’altro il resto del mondo. Non si tratta della riedizione dello scontro tra le economie liberaldemocratiche e quelle socialiste e non allineate. Oggi sono emersi potenti mercati sostenuti dall’enorme liquidità generata dalla domanda interna e dall’interscambio commerciale mondiale. Nulla di ideologico, ma solo reale e fattuale.

In un recente libro di Robert Pringle, presidente e fondatore del Central Banking Journal, si legge che l’Occidente è vittima della sua stessa trappola, la “trappola della moneta”, che ormai non funziona più a favore di chi l’aveva inventata. Il sistema bancario occidentale, quello del too big to fail, scrive ancora Pringle, è disfunzionale, cioè un sistema in cui un conflitto, comportamenti scorretti, e spesso l’abuso da parte dei singoli membri si verificano continuamente e regolarmente, portando gli altri membri ad accettare tali azioni come “normali”. Per questa ragione, conclude Pringle, il sistema bancario occidentale ha perso completamente di credibilità perché costretto a pompare moneta fittizia nell’economia reale per illudersi che ancora sia capace di muoversi generando ricchezza.

Dopo anni di queste pratiche esoteriche, nella realtà la crisi sociale continua ad aggravarsi in Occidente. Intanto, alcuni paesi, come ad esempio la Cina, l’India e il Brasile, avendo preso atto dell’insuccesso del sistema del dollaro a risolvere da solo il problema in cui si è cacciato, sono convinti che la questione possa trovare soluzione solo a livello di governance mondiale. Quindi, questi paesi avanzano fortemente la proposta di creare rapidamente un sistema internazionale più giusto, in cui tutti si sottomettano alle stesse regole condivise. Mentre il sistema del dollaro, tramite il suo junior dell’euro, sta imponendo misure drastiche di aggiustamento strutturale e di politica fiscale e di bilancio a vari paesi europei, dall’Amministrazione Obama non vengono segnali di apertura verso un vero negoziato internazionale su questi temi.

Il dollaro non è ancora arrivato al punto di declino che fece sparire la sterlina come riserva mondiale, ma senza un cambiamento radicale di prospettiva, cioè senza un’onesta presa di coscienza della realtà, il cammino del dollaro è già segnato. Se gli Usa e l’Ue non coglieranno l’opportunità a negoziare offerta dalla Cina (si ricordino bene le parole misurate del presidente Xi in visita a Bruxelles il mese scorso) sarà inevitabile un progressivo e doloroso logoramento del sistema, con varie scosse geopolitiche di contorno.

Su questo giornale, Bottarelli ci informa regolarmente dei pericolosi retroscena che agitano lo scontro geofinanziario. Da ultimo, l’incredibile transito di centinaia di miliardi di dollari in titoli di stato “parcheggiati” in Belgio. È evidente che il Belgio non è che un prestanome, una copertura per operazioni che vanno ben al di la dei volumi monetari che potrebbe gestire. Questi enormi movimenti sono iniziati a fine dicembre 2013 e si sono intensificati nel marzo e aprile 2014, proprio in coincidenza dell’aggravarsi della crisi in Ucraina. Quindi, con una certa prevedibilità, alcuni analisti hanno voluto credere che si trattasse di una mossa di Putin per salvarsi dalle sanzioni. Invece, L’Echo del 16 aprile ci informa che Bank of America Merrill Lynch crede che la Banca del Popolo della Cina stia acquistando massicciamente obbligazioni del Tesoro americano in Belgio, tramite il circuito di clearence Euroclear. Quindi, si propone un’interpretazione che vedrebbe la Cina come doppiogiochista, da un lato annunciando di voler ridurre la propria esposizione al dollaro e dall’altro acquistando i T-Bonds.

Fumo e solo fumo! Infatti, in un articolo del 15 aprile del Financial Times on line (l’edizione cartacea ne pubblicava solo un estratto) si legge che Euroclear, che ha in custodia obbligazioni del Tesoro americano per un valore di 22 trilioni di dollari, ha confermato che “negli ultimi mesi il volume di queste obbligazioni è cresciuto drammaticamente”.

Poiché dall’inizio della crisi finanziaria (2007) il volume delle obbligazioni del Tesoro americano è triplicato raggiungendo il valore di 12 trilioni di dollari, è evidente che si siano creati dei “pozzi neri” (dark pools) zeppi di collaterale non contabilizzato in modo trasparente, ma capace di influire nel sistema finanziario internazionale. Questi “pozzi” sono direttamente gestiti dal sistema finanziario (Londra e Hong Kong) a prescindere dalle operazioni che un Paese dichiari di voler attuare. Queste sono le vere munizioni di distruzione di massa che sono in uso nell’attuale guerra geofinanziaria, altro che le spuntate parole dei Capi di Stato e dei loro ministri degli esteri.

A questo si aggiunge che nel maggio del 2013 Euroclear e l’americana Dtcc hanno deciso di “offrire accesso reciproco agli inventari di collaterale” con lo scopo di facilitare l’accesso delle banche alback trading (una pratica anticoncorrenziale che distorce il mercato). Grazie alle nuove regolamentazioni in materia finanziaria – Dodd-Frank Act e Basilea III – la “fame” di collaterale a garanzia degli investimenti è vertiginosamente aumentata. In conseguenza il potere dei depositari come Euroclear è cresciuto vertiginosamente perché possono giocare il collaterale depositato in sofisticati circuiti finanziari. Essendo questo collaterale estremamente liquido (cash o T-Bonds), i depositari sono i diretti concorrenti degli hedge funds e dei fondi pensione, che pur avendo molto collaterale non possono accedere al circuito delle banche centrali, e possono operare come una sorta di “banche ombra” (shadow banking).

Insomma, le società di clearing e di settlement si sono posizionate per operare come veri e propri intermediari, sia reinvestendo la liquidità in eccesso, sia aiutando a trasformare il collaterale di bassa qualità attraverso i loro propri circuiti di deposito e le operazioni di prestito di titoli. Mentre le banche tradizionali affondano e devono essere salvate con vari artifici da soldi pubblici, anche le grandi corporations preferiscono affidarsi sempre di più ai servizi delle società di clearing e disettlement. Come si può capire, si tratta della più grande trasformazione del sistema finanziario degli ultimi 150 anni: le banche che hanno in ostaggio i governi sono state fagocitate dal sistema finanziario!

Un aspetto non di dettaglio del citato accordo Euroclear-Dtcc è che gli investitori e le banche, spiega Saheed Awan, global head of collateral services di Euroclear, potranno accedere alle obbligazioni dei governi europei e delle corporations, ma non a quelle del governo americano che sono trattate da un diverso circuito di settlement.

Appare evidente che per fare operazioni speculative sugli asset europei, particolarmente di paesi deboli e soggiogati dal debito, com’è l’Italia, il modo più facile è di garantirsi una “buona assicurazione” di collaterale da parte di Euroclear e poi procedere alla destabilizzazione e acquisto della preda. Quindi, non facciamoci distrarre dalla non-guerra militare in Ucraina e dalle sirene di allarme sul gas, e neppure dalle pagliacciate politiche nostrane farcite di improbabili nomine di fasullo cambiamento.

Le scelte di politica economica e delle persone operate dal governo Renzi appaiono perfettamente funzionali a una logica di sottomissione non già a un governo straniero o alla chimera dell’Unione europea, ma agli interessi cinici e implacabili del sistema finanziario internazionale. Se poi continuiamo a volerci infliggere da soli assurdità come “il vincolo europeo” inserito nell’articolo 81 della nostra Costituzione, con buona pace di Mario Monti e di Giorgio Napolitano che hanno voluto rinunciare alla “sovranità di bilancio”, unico caso in Europa, allora il futuro dell’Italia non potrà che essere pessimo. Ciò a prescindere da chi siederà a Palazzo Chigi e al Quirinale.

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