ALITALIA/ I tre ostacoli all’arrivo di Etihad

- int. Oliviero Baccelli

Per OLIVIERO BACCELLI, prima che l’accordo Alitalia-Etihad sia raggiunto vanno risolti tre problemi: gli investimenti delle banche, la questione di Linate e il rapporto con i sindacati

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«L’accordo tra Alitalia ed Etihad alla fine sarà raggiunto, ma prima che ciò avvenga andranno sciolti tre nodi particolarmente difficili: gli investimenti delle banche, la questione di Linate e il rapporto con i sindacati». A metterlo in luce è Oliviero Baccelli, professore di Economia e politica dei trasporti dell’Università Bocconi di Milano. Da diverse settimane la decisione sull’accordo tra le due compagnie aeree continua a slittare e ieri il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha fatto sapere che “i soci di Alitalia si sono impegnati a dare risposta alle richieste di Etihad entro l’inizio della prossima settimana”.

Per quali motivi si continua a rimandare una decisione sull’accordo tra Etihad e Alitalia?

I governi di Italia ed Emirati Arabi si sono esposti a tal punto che credo che alla fine la soluzione si troverà. Si tratterà senz’altro di un compromesso, perché le richieste di Etihad su alcuni aspetti sono molto impegnative per il sistema Italia nel suo complesso.

Per quali motivi?

Il diverso rapporto con il sistema bancario richiesto da Etihad non è una cosa da poco in termini economici. Allo stesso modo, il nodo di Linate è importante per quanto riguarda il rispetto delle normative europee e dei regolamenti che hanno condizionato il mercato negli ultimi 13 anni. E altrettanto decisivi sono il diverso rapporto con l’aeroporto di Fiumicino e la possibilità di gestire in maniera oculata il rapporto con i dipendenti attraverso la creazione di società di scopo ad hoc. A essere in gioco sono modifiche legali che riguardano l’intero sistema economico italiano.

Partiamo dal rapporto con le banche. Perché rappresenta un ostacolo all’accordo tra Etihad e Alitalia?

Le banche si sono esposte in modo notevole nel corso degli anni nei confronti di Alitalia, la cui maggioranza assoluta è in mano a Banca Intesa e Unicredit. Ciò è frutto di una serie di decisioni prese nel corso degli anni, che avevano però alle spalle una logica di sistema. Quest’ultima fa sì che vi sia stata anche una garanzia del governo nei confronti di questi investimenti. Per Banca Intesa in particolare la perdita di capitali legata all’operazione Alitalia è stata pari a 500 milioni di euro.

Lei prima ha accennato al fatto che anche la questione di Linate è di difficile soluzione. Per quali motivi?

La storia lo racconta: sono stati necessari cinque decreti ministeriali per la ripartizione dei voli tra Linate e Malpensa. I decreti erano stati monitorati in modo molto attento sia dalla Commissione Ue sia da tutte le altre compagnie aeree che potevano avere qualche danno economico da una gestione diversa. Eventuali eccezioni concesse a vantaggio di Alitalia sarebbero subito portate all’attenzione della Commissione Ue.

 

Insomma, le norme Ue rappresentano un vincolo difficile da superare?

Diciamo che è un vincolo che crea molta incertezza e una sorta di sfiducia nel mercato, anche se non escludo che emergano nuovi attori come appunto Emirates, piuttosto che Turkish Airlines o Swissair. Quest’ultima in particolare non può operare da Linate, perché i voli da e per Zurigo non sono considerati ammissibili rispetto all’attuale sistema di regolazione dei transiti. In ogni caso i voli aggiuntivi che potrebbero essere fatti partire da Linate sono numeri piccoli, perché l’aeroporto ha già raggiunto un livello di soglia di utilizzo decisamente importante.

 

Quali conseguenze avrebbe l’accordo con Etihad per quanto riguarda i rapporti con i sindacati?

Nella gestione della crisi precedente, quella del 2008-2009, i dipendenti di Alitalia hanno goduto di misure di accompagnamento del tutto anomale, che hanno creato distorsioni notevoli rispetto ad altri contesti. Se ciò si dovesse ripetere, anche a livello dei sindacati ci si troverebbe di fronte a una situazione molto atipica. Soprattutto nel caso in cui dovessero intervenire le Poste, a supporto della gestione parziale di alcuni dipendenti che potrebbero uscire dai sistemi informativi di Alitalia. E lo stesso varrebbe per l’accompagnamento con pacchetti particolarmente favorevoli, con una cassa integrazione eccezionalmente prolungata.

 

(Pietro Vernizzi)

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