PRIVATIZZAZIONI/ L’errore nascosto nei piani di Renzi

- int. Fabio Tamburini

Per FABIO TAMBURINI, l’importanza delle privatizzazioni è stata ampiamente sopravvalutata, e nel caso di Eni e Poste Italiane comporterebbe numerose conseguenze potenzialmente negative

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Nel corso del prossimo consiglio dei ministri probabilmente si tornerà a parlare di privatizzazioni di Poste Italiane ed Enav. Entrambe le aziende pubbliche saranno quotate entro fine anno e l’operazione dovrebbe fruttare circa 4 miliardi da Poste e 1 miliardo da Enav, per un totale di 5 miliardi che saranno utilizzati per ridurre il debito pubblico. I due decreti del presidente del consiglio (Dpcm) sono già stati approvati e ora dovrebbe arrivare l’approvazione dei decreti che sbloccano la fase conclusiva. Nel frattempo indiscrezioni giornalistiche dicono che l’esecutivo possa mettere sul mercato il 10% di Eni ed Enel per ridurre il debito pubblico. Ne abbiamo parlato con Fabio Tamburini, giornalista economico ed ex direttore di Radiocor e Radio 24.

Come valuta la privatizzazione di Poste Italiane ed Enav?

La privatizzazione di Poste Italiane ed Enav rappresenta il banco di prova di quanto vorrà realmente fare il governo Renzi. Non resta che aspettare e vedere. Io ritengo che le privatizzazioni andranno avanti, e che sia semplicemente un problema di tempi causato, almeno per quanto riguarda le Poste, dalla nomina del nuovo vertice.

Se Poste italiane fossero privatizzate, offrirebbero un servizio migliore?

E’ tutto da verificare. In altre circostanze, come per esempio le telecomunicazioni, gli esiti delle privatizzazioni non sono stati un granché. Come tutte le privatizzazioni, anche nel caso di Poste dipenderà da come avverrà e da chi sarà il destinatario finale.

Quali vantaggi presenterebbe una privatizzazione di Poste?

Va chiesto a chi la vuole. I problemi da risolvere sono numerosi, perché Poste svolgono anche una funzione di pubblico servizio e la sua attività si intreccia significativamente con quella di altre realtà pubbliche come Cassa Depositi e Prestiti.

In passato si è posta eccessiva enfasi sulle privatizzazioni?

Sì, spesso è accaduto che fossero vendute aziende a prezzi ridicoli, senza avere chiaro dove si andava a parare.

Come valuta invece l’ipotesi di vendere una quota di Enel ed Eni per ridurre il debito pubblico?

Le privatizzazioni vanno fatte non per ridurre il debito pubblico, ma per altre ragioni. Il debito pubblico ha delle dimensioni così elevate che i proventi delle privatizzazioni comunque non basterebbero. Il vero obiettivo delle privatizzazioni deve essere quello di mettere in moto un meccanismo virtuoso.

 

La vendita di una quota dell’Eni sarebbe così?

Il vantaggio economico è tutto da dimostrare perché al ricavato dalla vendita vanno sottratti i dividendi, che sono elevati e non finirebbero più nelle casse dello Stato. A conti fatti quindi non credo che la vendita rappresenti un affare, anche perché l’Eni è una delle società che distribuisce i dividendi più elevati.

 

 

E quindi?

Nel momento in cui si realizzano le privatizzazioni, va fatto un ragionamento di carattere complessivo. Il valore del titolo Eni, come di qualsiasi altra società quotata in Borsa, incorpora anche la capacità della società di distribuire dividendi. Quindi se uno vende quei dividendi non li incassa più.

 

Che cosa ne pensa invece per quanto riguarda Enel?

Per Enel vale lo stesso ragionamento.

 

Lo spartiacque da considerare è dunque quello tra le aziende virtuose come Eni ed Enel, e altre società pubbliche con risultati meno soddisfacenti come Poste e Enav?

Mi pare che non sia così. Anche Enav e Poste hanno degli ottimi risultati. Il ragionamento è diverso, quando si vendono delle quote sul mercato bisogna avere presente qual è l’obiettivo e quali risultati si ottengono. Questo ragionamento vale per tutti. Non ci sono società di serie A e altre di serie B. Sia Enav sia Poste rendono significativamente. Ogni società è un caso a parte che va esaminato per scegliere la soluzione migliore.

 

(Pietro Vernizzi)

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