FINANZA/ Bce, il trucco nel dietrofront della Germania

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, Berlino rifiuta di accettare che l’inflazione deve adeguarsi al potere d’acquisto. Il vero obiettivo delle aperture tedesche è solo migliorare il proprio surplus

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Jens Weidmann (Infophoto)

La Bundesbank ha annunciato di essere intenzionata a sostenere eventuali misure della Bce di stimolo all’economia, qualora ciò si renda necessario per combattere la bassa inflazione. La banca centrale tedesca è aperta a sostenere misure quali tassi d’interesse negativi sui depositi bancari, prestiti a lungo termine alle banche a tassi d’interesse che non superino una determinata soglia, nonché ad acquisti di pacchetti di prestiti. Per la prima volta la Bundesbank sembra cambiare rotta rispetto alla sua linea tradizionale, anche se come avverte il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, non dobbiamo illuderci sulle reali intenzioni dei tedeschi. «In tutta la sua storia la Germania non ha mai avuto un’economia di mercato e la svolta della Bundesbank non significa che finalmente si renda conto del fatto che l’inflazione deve adeguarsi al potere d’acquisto. Il vero obiettivo di Berlino è completamente diverso».

Che cosa cambierà dopo la presa di posizione della Germania?

Con questa presa di posizione può cambiare moltissimo, soprattutto perché se si realizza l’acquisto di pacchetti di crediti bancari significa che si mette in atto un’espansione economica. Questa espansione economica avrà effetti positivi anche sulla crescita del Pil, sia in termini reali che monetari. Ciò genererebbe un aumento dei prezzi in parte maggiore di quello attuale, con la conseguenza che il rapporto debito/Pil tenderebbe a ridursi. Molti paesi europei hanno strutture economiche piuttosto rigide. Un intervento della Bce, oltre a consentire l’utilizzo di risorse finora congelate dalla deflazione e dalla stretta del credito, che si è determinata per varie circostanze, permetterebbe anche di superare o limare quelle rigidità di costi che derivano dagli eccessivi vincoli presenti.

I tedeschi cominciano ad avere paura della bassa inflazione?

Per spiegare la presa di posizione della Bundesbank, dobbiamo renderci conto del fatto che la Germania non ha mai conosciuto l’economia di mercato nella sua storia. La struttura dell’economia tedesca è completamente diversa. In Germania le banche controllavano le imprese, cioè in questo modello c’era una struttura monopolistica dove il capitale finanziario era molto concentrato e controllava il capitale industriale.

Quali sono le cause di questa struttura dell’economia tedesca?

Si tratta principalmente di cause storiche. Mentre nell’800 in gran parte dell’Europa si sosteneva l’economia di mercato come la principale soluzione da adottare, Berlino al contrario ha sposato la teoria protezionista e dirigista, conosciuta anche come “scuola del germanesimo economico” o “socialismo di Stato”.

Questa tendenza dirigista è continuata anche nel ‘900?

Dopo la Prima guerra mondiale alla Germania sconfitta è stata imposta la democrazia, che ha coinciso con un periodo di grande inflazione. In Germania però c’è sempre stata una forma di protezionismo, con un controllo di prezzi in un mercato di monopolio.

 

Che cosa ha permesso il miracolo economico tedesco nel secondo dopoguerra?

Il miracolo economico tedesco nel secondo dopoguerra si è realizzato con l’economia sociale di mercato del cancelliere Ludwig Erhard, che non è però durata a lungo. Nella tradizione della Germania l’economia di libero mercato con una banca centrale neutra e la stabilità monetaria sono realtà poco conosciute.

 

È questo che spiega il fatto che la Germania si sia intestardita su determinate posizioni?

I tedeschi hanno combattuto a lungo con l’inflazione, e sono sempre sul piede di guerra nei suoi confronti. Arrivano quindi sempre in ritardo a capire che non è una questione di inflazione, ma di rischio di deflazione di una moneta che si avvita verso il basso con un cambio anomalo.

 

E quindi?

Per la Germania il cambio deve essere scelto artificialmente in base a quello che può servire alla sua economia. Berlino non riesce a comprendere che il cambio dovrebbe riflettere il potere d’acquisto. Finora i tedeschi hanno puntato su un cambio dell’euro sopravvalutato, che garantiva comunque la possibilità di competere a livello mondiale, vincendo nello stesso tempo la concorrenza di Francia e Italia per le quali i salari sono comunque legati a un aumento del tenore di vita e dei prezzi.

 

Quali sono i veri obiettivi della svolta della Bundesbank?

A un certo punto la Bundesbank si è resa conto del fatto che il cambio alto genera una depressione nell’economia europea, rendendo nello stesso tempo difficili le importazioni per la Germania. Ciò ha fatto sì che la banca centrale tedesca accettasse l’espansione tardiva, perché in questo modo si può riequilibrare il cambio. La Bundesbank non pensa cioè al cambio come a qualcosa legato al potere d’acquisto, bensì che dipende dal suo surplus di commercio estero. È su quest’ultimo che punta sempre Berlino per mobilitare l’economia, in quanto è questa la tradizione tedesca dell’epoca di Bismarck.

 

(Pietro Vernizzi)

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