FINANZA/ Sapelli: banche ombra, i “magheggi” che fanno a pezzi l’Italia

- Giulio Sapelli

Si continua a parlare delle shadow banks. GIULIO SAPELLI ci spiega esattamente di che cosa si tratta e perché costituiscono un pericolo per l’economia, anziché un’ancora di salvezza

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Che cosa sia lo shadow banking se lo chiedono in molti, ma la maggioranza pronuncia queste parole senza aver contezza delle reali dimensioni del fenomeno che sta divenendo un protagonista non più invisibile dei fenomeni del capitalismo contemporaneo. È una mia vecchia opinione scientifica comprovata da anni di analisi. I fenomeni sociali hanno rilevanza per il funzionamento di un sistema sociale altamente differenziato, inteso secondo Durkheim, quando da invisibili divengono visibili. Così accade per la corruzione sempre presente eppure assai poco visibile. Se lo diviene vuol dire che da fisiologica diviene patologica e che incontra le resistenze del sistema differenziato sconvolgendo l’autopoiesi e quindi la regolazione di routine di sistemi sociali che prima la usavano e ora la trovano o troppo costosa o addirittura pericolosa per la punizione che possono subire da una legge sempre assai distratta, di norma…

Così è ora per lo shadow banking: è sempre esistito, ma non se ne è mai parlato se non per eufemismi oppure tra pochissimi intimi inner circles che ne godevano i benefici o che ne temevano il ruolo e l’azione. Ora lo shadov banking viene indicato come strumento di salvezza di un capitalismo profondamente mutato negli ultimi venti anni e che non sappiamo ancora definire tanto diversi sono divenuti i sistemi del suo finanziamento.

In primo luogo il circolo denaro-merce-denaro (D-M-D) si è profondamente trasformato con l’enorme ampiezza di D che non incontra più necessariamente nella sua circolazione M, ossia non più incontra l’economia reale ma riproduce se stesso nella circolarità D-D moltiplicata all’infinito, con il cosiddetto effetto leva che ha provocato la distorsione dello strumento borsistico che da arena per la raccolta di capitali per mobilizzare D verso l’industria o i servizi mobilizza D verso D, ossia finanza per finanza con gli effetti e di esuberanza e di bolle che abbiamo conosciuto recentemente.

Vi è di più. Come è noto, la mia tesi – seguendo Minsky – è che l’eccesso di indebitamento da altissima leva altro non ha fatto che far prendere tempo per evitare l’esplodere della crisi ciclica di sovrapproduzione in cui da più di venti anni siamo sommersi dopo l’eccezionale aumento della produttività del lavoro per il ciclo Kondratieff dell’ITC che ha abbassato i costi di transazione, favorito la globalizzazione finanziaria con l’aumento delle povertà relative in presenza di rigidità monetaria e flessibilità degli altri fattori: è aumentato il tenore di vita in senso assoluto di popolazioni prima non investite dalla riproduzione allargata del capitale.

Ora il paradosso è che in presenza di una liquidità illimitata che viene trasferita dalle banche centrali di tutto il mondo – salvo in Europa, dove batte il ritmo di marcia guerriera il tallone della Bce – la liquidità bancaria scarseggia per diversi ma convergenti motivi: scarsità di credito interbancario per caduta di fiducia tra le banche dopo lo scandalo Lehman del 2008, eccesso di indebitamento delle banche medesime da eccesso di leva in presenza di scarsità dei depositi che non fanno fronte da soli alle mire regolatorie messe in atto in tutto il mondo, in misura più o meno accentuata, per evitare il collasso delle banche per sottocapitalizzazione rispetto ai rischi. Basilea II e Basilea III sono un esempio preclaro di dove le banche sono oggi: sul crinale di ghiaccio della bancarotta e del fallimento tecnico, in primis quelle europee, per non aver separato banche d’affari da banche commerciali e aver provocato quindi il periclitante stato di crisi delle banche capitalistiche e l’erosione se non la scomparsa del credito alle piccole e medie imprese.

In questo scenario ecco apparire le shadow banks. In Italia il primo a evocarle è stato il peggior ministro del Tesoro che abbia mai solcato il Transatlantico: quel Saccomanni che convocò nei suoi studi speculatori e gestori, uomini dabbene e non dabbene, per favorire, a fronte della crisi delle banche capitalistiche, l’avvento delle shadow banks, mentre con un bastone insieme a Vincenzo Visco colpiva in testa le banche popolari e cooperative, le uniche speranze per le piccole e medie imprese.

Ora tutti parlano di shadow banks. Per capire in che sistema nuovo del capitalismo siamo sprofondati ricordiamo cosa sono. Si tratta di tutti quegli intermediari finanziari che mobilizzano credito verso le attività produttive e di servizi senza avere depositi, ossia senza raccogliere risparmio come fanno le banche. Le banche sono regolate dalle autorità di vigilanza e queste nuove creature non lo sono perché non tutelano risparmio (ecco la prima differenza), ma pongono a rischio chi si serve di loro: ecco perche andrebbero regolate. Ma procediamo con ordine. Esse non comprendono i cosiddetti fondi di private equity, ecc., ma invece tutte quelle attività finanziarie che agiscono con la cosiddetta securitization, che è il fenomeno preponderante dello shadow banking, ossia la cosiddetta cartolarizzazione, che è quella attività che consiste nell’emissione di obbligazioni da parte di entità economiche che diventano originators.

Si tratta di cedere a terzi – in sostanza – parte del proprio capitale fisico e monetario sperando che il recupero di tali beni consentirà non solo la restituzione del capitale così originato, ma anche un bel po’ di interessi a colui o a chi (special purpose entities) si è accollato il rischio di prestare in quel modo denaro all’originator a secco di credito bancario, che così continua a respirare, sì, ma a bocca a bocca. Se non riesce a veder tornare indietro ciò che ha ceduto, ossia non soddisfa il pagamento dei suoi creditori, perde il capitale. Il capitale e i beni. Chi compra i titoli così cartolarizzati subisce anch’egli una gran bella perdita commisurata al rischio che aveva voluto correre.

Sentite cosa si legge in uno di quel bei manualetti per studentini neri neri per l’abito delle business school: “Per lo più i beni ceduti sono costituiti da crediti, tuttavia possono essere immobili, strumenti derivati o altro. I beni vengono ceduti a società-veicolo (Spv, Special Purpose Vehicle;società cessionaria abilitata a emettere i titoli in cui sono incorporati i crediti ceduti) che ne versano al cedente il corrispettivo economico ottenuto attraverso l’emissione e il collocamento di titoli obbligazionari. Le obbligazioni emesse sono divise in classi a seconda del rating (AAA, AA, BBB, BB, ecc., fino alla partecipazione azionaria), con un merito creditizio che è minore quanto più è alto il livello di subordinazione nella restituzione del debito obbligazionario”.

Se riuscite a districarvi capite subito che ho ragione: si tratta di prendere tempo e di continuare a respirare diffondendo strumenti ad alto rischio che appaiono tuttavia a prima vista come la salvezza per popolazioni organizzative, come le piccole imprese, per esempio, o come società finanziarie ad alta leva di rischio periclitante. Quindi se ne fa un gran uso. Ora si scopre che a farne un gran uso sono i miracolosi paesi emergenti, primo fra tutti la Cina, dove anche la regolazione bancaria del resto fa acqua da tutte le parti.

Di qui tutta una serie di operazioni finanziarie che non devo illustrare qui perche non sprechiamo tempo in tecniche finanziarie inutili e dannose. Valga rimarcare le differenze. Le banche si sono inglobate in sé medesime tali differenze appoggiando e incrementando anche direttamente tali strumenti creando l’ombra al riparo della regolazione. Ma rimane la differenza di fondo: quale che sia l’eccesso di rischi la banca rimane fondata sui depositi o almeno deve dire di esserlo; le shadow banks sono solo e sempre market based, ossia originate da una serie di operazioni di traslazione del rischio, che non hanno più nulla a che fare con la difesa del risparmio.

Potrei continuare a lungo, ma mi pare che questo basti per il carattere non tecnico di questo nostro meraviglioso giornale on line. Vale ricordare il senso profondo. Il capitalismo liberista dispiegato è oggi non solo sorretto dal debito sovrano, ma anche dall’eccesso di debito market based. E i mercati sono più che mai imperfetti…

Se questo vi sembra un modo per rianimare l’economia reale accomodatevi pure, ma almeno vergognatevi un po’.

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