SPY FINANZA/ La svolta dei mercati che può far male all’Italia

- int. Mario Seminerio

Per MARIO SEMINERIO, il dato negativo sul Pil italiano ha determinato un movimento di forte avversione al rischio, e di conseguenza anche altri mercati periferici sono crollati

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Foto Infophoto

Venerdì c’è stato un lieve miglioramento, ma lo spread italiano nell’arco di due giorni si è ritrovato improvvisamente sopra quota 170, dopo che da giorni gli esperti parlavano di un ritorno di fiducia nei confronti dei titoli di Stato dei paesi periferici, i cosiddetti Pigs (Portogallo, Italia, Grecia e Spagna). Mentre le iniezioni di liquidità del Regno Unito e di altri Paesi del Nord Europa iniziavano ad allontanare gli investitori dai paesi del Nord (perché ritenuti dei “fake havens”, cioè dei falsi paradisi) per il timore dello scoppio di una bolla immobiliare. Ne abbiamo parlato con Mario Seminerio, direttore del blog Phastidio.net e acuto osservatori dei mercati finanziari.

Davvero gli ex “paradisi” del Nord Europa oggi fanno più paura agli investitori rispetto ai Pigs?

Questa tesi purtroppo è drammaticamente datata rispetto a quanto è avvenuto l’altro giorno sui mercati. Il dato negativo sul Pil italiano ha determinato un movimento di forte avversione al rischio, e di conseguenza i mercati periferici che erano cresciuti troppo anche per motivazioni speculative, si sono trovati improvvisamente ad andare contro la tendenza degli ultimi giorni. È vero che esistono timori per quanto riguarda il fatto che nel Regno Unito si stia sviluppando una bolla immobiliare che nei Paesi scandinavi è già in atto da tempo. Però bisogna distinguere tra l’economia reale, che ha determinati tempi e modi, e l’economia dei mercati finanziari, che segue altre filosofie di fondo. I mercati tendono ad anticipare, in questo caso hanno anticipato troppo e ora è arrivata una correzione che mi sembra un ritorno alla realtà.

Al di là degli ultimi due giorni, ritiene che ci sia una tendenza generale a rivalutare la stabilità dei paesi del Sud Europa?

No, io non vedo proprio nessuna stabilità nei paesi del Sud. Sono interpretazioni assolutamente libere e molto giornalistiche. Quando nei paesi del Nord osserverò una crisi determinata dallo scoppio di una bolla immobiliare o un crollo del Pil, e quando io vedrò nei paesi del Sud smettere la contrazione del Pil, o una crescita non da prefisso telefonico, allora dirò che questa interpretazione è corretta. Quella di una ripresa di fiducia nei Pigs è un’interpretazione assolutamente giornalistica che non è neppure l’incarnazione di una tendenza in atto.

Davvero la politica economica adottata dai paesi del Nord è quella vincente?

Il Regno Unito ha optato per l’espediente dei sussidi al settore immobiliare. A ciò si è aggiunto il fatto che gli stessi britannici si sono sentiti più ottimisti e di conseguenza hanno ridotto la loro propensione al risparmio e aumentato quella al consumo. L’insieme di questi fattori ha determinato un riavvio molto brillante delle condizioni dell’economia britannica che potrebbe avere in sé i germi dell’instabilità. Ci serviranno dei riscontri per poter corroborare questa idea e questa affermazione. Per contro, nei paesi del Sud Europa abbiamo ancora gravi difficoltà e gravi situazioni di affanno nell’economia reale, mentre nell’economia finanziaria abbiamo avuto una forte ondata speculativa rialzista, che ha portato i prezzi dei Btp e della Borsa alle stelle.

Qual è il vero significato di questa speculazione rialzista?

La speculazione che ha portato i Btp alle stelle significa semplicemente che i mercati hanno avuto la percezione che la situazione stesse effettivamente migliorando per l’intera Eurozona, inclusi i paesi periferici. Di conseguenza visto che nel mondo c’è una grande fame di rendimenti, i mercati sono andati a comprarsi quello che rendeva di più o quello che era rimasto indietro.

 

Perché ora lo spread Btp/Bund torna a salire?

Adesso chiaramente, come in tutte le forti ondate speculative, quando ci si rende conto che sotto non c’è un terreno di realtà, avvengono le correzioni. Non c’è quindi nessun confronto da fare tra modelli economici, anche perché ci sono tanti modelli economici quanti sono i paesi. Bisogna inoltre discernere tra l’economia reale e l’andamento dei mercati finanziari.

 

(Pietro Vernizzi)

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