ALITALIA/ Etihad o Air Berlin, cosa ci guadagnano gli italiani?

- int. Andrea Boitani

Per ANDREA BOITANI, le sorti di Alitalia sono decisive soltanto per la cordata di imprenditori che ne detiene la maggioranza, ma non per il sistema dei trasporti aerei nel Paese

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“Le sorti di Alitalia sono decisive soltanto per la cordata di imprenditori che ne detiene la maggioranza. Per il sistema dei trasporti aerei nel Paese, l’acquisto da parte di Etihad, di una qualunque altra società o il fallimento sono indifferenti”. A sostenerlo è Andrea Boitani, professore di Economia politica all’Università Cattolica di Milano. Lunedì l’amministratore delegato della compagnia aerea, Gabriele Del Torchio, si recherà negli Emirati Arabi per rispondere personalmente alla lettera che i vertici di Etihad gli hanno inviato il 29 aprile scorso. Tra le ipotesi sul tavolo potrebbe esserci anche un ingresso nella compagnia italiana da parte di Air Berlin con oltre il 51%. Una regola Ue prevede che la licenza sia concessa solo alle compagnie la cui maggioranza sia in mani europee. Poiché Etihad possiede una quota importante (sia pure non di maggioranza) di Air Berlin, potrebbe usare la compagnia tedesca per entrare in Alitalia.

Professor Boitani, che cosa cambierà per l’Italia se la compagnia aerea sarà acquistata da Etihad?

Assolutamente nulla. Alitalia è una piccola compagnia aerea nel panorama mondiale, e per la stessa occupazione italiana ha un’importanza marginale.

Il fatto che Alitalia finisca in mani arabe può avere ricadute negative per il nostro sistema Paese?

Non è così, ma se si pensava che avrebbe rappresentato un rischio andava chiusa la trattativa con Air France alcuni mesi fa. Tantopiù che Etihad chiede le stesse cose che volevano i francesi: la rinegoziazione dei debiti, gli esuberi, la priorità per Fiumicino.

Le condizioni di Etihad non sono a costo zero per i contribuenti. E’ giusto che gli italiani paghino ancora per Alitalia?

Abbiamo speso più di 3 miliardi di euro con l’operazione dei capitani coraggiosi, che ci è costata molto di più dell’abolizione dell’Imu. Ora Etihad pone le sue condizioni, e se si vuole salvare quelle che si considera come una “compagnia di bandiera” bisogna accettarle, altrimenti Alitalia va lasciata fallire.

Non trova che le richieste di Etihad assomiglino a una richiesta di resa incondizionata?

Il coltello dalla parte del manico ce l’ha Etihad, perché è l’unica compagnia ad avere i soldi, la volontà e le capacità manageriali per salvare Alitalia. Se si ritiene che questa sia un’operazione che può arrecare un qualche beneficio all’Italia, allora si sostengano questi costi. Se al contrario si ritiene che non sia necessaria, si lasci fallire Alitalia in quanto dopo avere detto no ad Air France non ci sono alternative.

 

Quali saranno le ricadute per l’occupazione?

Ci sono altre imprese che rischiano di fallire e che sono molto più importanti per il Paese rispetto ad Alitalia. Quest’ultima ormai trasporta la minoranza dei passeggeri che viaggiano in Italia, e quindi occorre prenderne atto. Anche se Alitalia fallisse, non esiste il pericolo che non ci siano più voli per Milano o per Roma. Le compagnie aeree volano in quanto hanno domanda e riescono a guadagnare. La capitale italiana è uno dei maggiori centri di attrazione turistica del mondo, e non si capisce quindi per quale motivo non ci dovrebbero essere compagnie aeree che continuino a effettuare i suoi collegamenti.

 

Ritiene possibile che Etihad decida di entrare in Alitalia attraverso Air Berlin?

E’ sicuramente possibile, e del resto lo stesso controllo di Air France su Klm è stato organizzato in modo tale che la compagnia rimanesse olandese. Poiché Etihad detiene meno del 51% di Air Berlin, se la compagnia tedesca acquisisse Alitalia quest’ultima resterebbe europea. Può essere benissimo una soluzione astuta per risolvere i problemi di controllo, ma dal punto di vista del destino di Alitalia non cambia nulla.

 

Per quale motivo?

Il problema vero è che se l’acquisizione avverrà attraverso Air Berlin, i “capitani coraggiosi” potranno scendere al di sotto del 51% e quindi liberarsi di un investimento andato male. In caso contrario dovranno mantenere la quota di maggioranza. Ma in ogni caso a essere in gioco sono gli interessi di alcuni imprenditori, e non del sistema Paese in quanto tale.

 

(Pietro Vernizzi)

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