TASSE/ I figli e figliastri del bonus da 80 euro di Renzi

- Fabio Picciolini

Il bonus di ottanta euro che da maggio arriverà in busta paga non ha lo stesso significato per tutti, ma certamente ha un valore simbolico importante. Il commento di FABIO PICCIOLINI

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(Infophoto)

Ottanta euro al mese, sono tanti, sono pochi, l’avvio di un recupero di quanto le famiglie hanno perso in questi anni di crisi. Ogni affermazione ha in sé un margine di esattezza e di speranza. Certamente per chi ha un reddito di poco più di mille euro, o non ha aumenti o scatti di anzianità da anni, sono tanti e probabilmente gli consentiranno di fare qualcosa di utile, la spesa per qualche settimana come afferma qualcuno, pagare qualche bolletta o rata arretrata (con il vantaggio di azzerare o ridurre gli interessi di mora), magari alla fine dell’anno rimettere qualche soldo da parte dopo tutti quelli che ha dovuto utilizzare per far fronte alle spese più importanti.

Altrettanto certamente sono pochi, se si pensa che le statistiche parlano di un perdita di potere d’acquisto oltre il 7% negli ultimi anni, che per ora sono solo un una tantum perché sono riferiti al solo 2014. Soprattutto sono zero ancora per troppe persone. Dalla misura sono esclusi gli incapienti, chi ha un reddito fino a ottomila euro e i pensionati. Le due categorie più deboli insieme a chi ha perso il lavoro e a chi è in cassa integrazione. Purtroppo i fondi non erano sufficienti per tutti e il Governo ha dovuto fare una scelta. Comprensibile, ma penalizzante.

Ancor più penalizzante perché 80 euro non hanno lo stesso significato per tutti. Due dipendenti nella stessa famiglia, con reddito intorno ai 1.200-1.500 euro, avranno per il 2014 un aumento di 160 euro. Per la stessa famiglia, ma con un solo reddito, il valore degli 80 euro è certamente diverso rispetto a un single. Diverso anche nel caso di un lavoro nelle due grandi aree del Paese, Nord e Sud o nelle grandi o piccole città o dove l’inflazione è più alta rispetto a dove è più bassa, anche se ora è molto contenuta per tutti.

Infine, ma molte altre sarebbe le perequazioni possibili, meno di 80 euro avrà chi è riuscito a mettere da parte dei risparmi: agli 80 euro andranno sottratti quelli che lo Stato incasserà con l’aumento delle imposte sulle rendite finanziarie, dal 20% al 26%, e della cosiddetta “patrimonialina”, dallo 0,15% allo 0,20%.

Tanto o poco è comunque un fatto positivo, per chi ne potrà godere e non solo per loro. Forse non si farà la spesa per due settimane o forse, per qualcuno, sarà quella di tre settimane e forse non tutti verranno spese in beni e servizi, ma sono comunque svariati miliardi rimessi in circolazione. Significa che i commercianti venderanno di più, che sarà pagata più Iva e (purtroppo) qualche imposta.

Solo 80 euro o qualche miliardo, certamente, non rimettono in moto un Paese da troppi anni ripiegato su se stesso, ma hanno un duplice significato. Il primo definiamolo, come i detrattori dicono, simbolico, che per una volta lo Stato restituisce qualcosa alle famiglie. Il secondo, che pur importante non è sufficiente. Allora quanto fatto quest’anno deve essere l’avvio per una soluzione a regime che dia certezza del mantenimento negli anni degli 80 euro sia per chi li ha ricevuti, ma anche per chi quest’anno non ha ricevuto nulla, eliminando le distorsioni che in quest’occasione si sono riscontrate, affinché non si facciano “figli e figliastri”.

Si è dimostrato che volendo i fondi si trovano anche in brevissimo tempo; ci sono molti mesi davanti per trovare i fondi necessari, che devono essere, come si è tentato di dimostrare, più di quelli stanziati quest’anno (peraltro non ancora noti con esattezza). Tagli di spesa pubblica improduttiva, ristrutturazione di agevolazioni e sussidi, misure per la ripresa economica sono le “armi” da utilizzare. Armi che non uccidono, ma che ridanno speranza all’Italia.

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