BONUS 80 EURO/ Famiglie, incapienti, pensionati: “arrivederci” al 2015

- int. Enrico Zanetti

Il sottosegretario ENRICO ZANETTI condivide la proposta di Ncd di destinare il bonus a tutte le famiglie monoreddito con tre figli, ma ritiene che si debba attendere la legge di stabilità

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Il Nuovo Centro Destra di Angelino Alfano ha presentato un emendamento al decreto Irpef per estendere il bonus da 80 euro anche a tipologie di contribuenti che per ora non ne beneficiano. L’obiettivo in particolare è destinarlo anche alle famiglie monoreddito con tre figli anche se superano il limite di 26mila euro di stipendio annuo. La misura costerebbe circa 100 milioni di euro, una cifra tutto sommato non così pesante se paragonata ai 36 miliardi della spending review di Cottarelli, anche se finora il governo non ha trovato le coperture. Enrico Zanetti, sottosegretario all’Economia e alle Finanze nonché esponente di Scelta civica, spiega di condividere lo spirito della proposta del Nuovo Centro Destra, ma di ritenere che si debba attendere la legge di stabilità per rendere la misura strutturale dal 2015.

Come valuta complessivamente l’idea di estendere il bonus alle famiglie monoreddito con più di tre figli?

La proposta di Ncd di estendere il bonus da 80 euro tenendo conto dei carichi familiari è corretta. È indubbio che il governo debba tenere conto del numero dei figli per motivi di equità. Tuttavia quelle espresse da Ncd sono questioni che il governo aveva già valutato, per stabilire che fosse più opportuno mettere in campo l’estensione del bonus in occasione della legge di stabilità. In quell’occasione si interverrà infatti per rendere il bonus strutturale, posto che attualmente è stato introdotto per il solo 2014, con un impegno assoluto del governo a renderlo definitivo. La legge di stabilità sarà la sede in cui si potranno mettere a punto quegli accorgimenti nel segno appunto di una distribuzione del bonus maggiormente equitativa.

Quali problematiche presenta l’estensione del bonus da 80 euro?

Intanto ovviamente bisogna valutare l’impatto rispetto alle coperture. Ci sono mille modi diversi attraverso cui si possono studiare soluzioni di modifica di questa misura. Ognuno ha le sue ricette, e in questa fase noi riteniamo sia opportuno rinviare la messa a punto di questo bonus in termini più equitativi in occasione della legge di stabilità, quando lavoreremo per rendere strutturale la misura. Per il 2014 siamo dell’idea di confermare l’impianto così come è stato introdotto. Ciò non toglie che ritengo che il numero di figli di una famiglia debba avere un ruolo importante dal punto di vista della tassazione, la quale nel tempo dovrebbe avvicinarsi a logiche di quoziente familiare.

In vista di un allargamento del bonus dal 2015, dove si possono trovare le coperture?

Il decreto Irpef mette già a disposizione 3 dei 10 miliardi necessari per il 2015, e 5 dei 10 miliardi necessari a partire dal 2016. Questa è una manovra che pur introducendo il bonus per il 2014 mette già fieno in cascina per renderlo strutturale. La parte che manca, e che sarà individuata nella legge di stabilità, sarà principalmente riconducibile all’attuazione di quel piano di spending review che prevede tagli da 17 miliardi sul 2015, per poi arrivare a 32 miliardi sul 2016.

 

Il governo prevede anche l’estensione del bonus da 80 euro a incapienti e pensionati. Dove troverete le risorse?

Su questo stiamo lavorando in vista della legge di stabilità. È chiaro che il piano di Cottarelli dovrà essere sviluppato coerentemente con quanto riportato. Il piano del governo per il 2014 prevedeva già 4 miliardi di tagli, una parte dei quali erano già stati fatti, e 3 sono appunto quelli attuati da Renzi. È normale che il programma di tagli su base triennale parta basso su quest’anno e poi cresca significativamente sugli anni prossimi. Mentre aumentare le tasse è qualcosa che si può attuare da un giorno all’altro, il recupero di risorse attraverso tagli di spesa è invece un’operazione che richiede tempi di pianificazione. Quindi paradossalmente è più difficile fare 3 miliardi di tagli nel 2014 che 14 miliardi nel 2015.

 

(Pietro Vernizzi)

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