ALITALIA/ Malpensa, ecco cosa accadrà davvero dopo l’arrivo di Etihad

- Andrea Giuricin

Alitalia, dopo l’arrivo di Etihad, abbandonerà Malpensa o al contrario la fusione potrà essere un’opportunità per l’aeroporto? ANDREA GIURICIN ci aiuta a rispondere a questa domanda

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L’accordo imminente tra Alitalia ed Etihad ha un impatto mediatico indubbiamente forte, ma forse gli effetti maggiori sono sul sistema politico e aeroportuale. In particolare, è il caso di Milano Malpensa, quello che doveva essere l’hub del nord Italia, che ora è al centro della polemica politica. Alitalia, dopo l’arrivo di Etihad, abbandonerà lo scalo varesino o al contrario la fusione potrà essere un’opportunità per l’aeroporto?

Prima di discutere e di affrontare il tema è bene comprendere quale sia l’importanza del vettore italiano sullo scalo milanese. Infatti, Alitalia ha spostato con il “piano Prato”, dal nome dell’ex amministratore delegato della compagnia di bandiera quando era ancora pubblica, il suo hub. Di fatto, a partire dall’orario estivo del 2008, quando il vettore era già sull’orlo del fallimento che sarebbe poi avvenuto a fine agosto dello stesso anno, il complesso sistema di network a onde era stato smantellato da Milano per essere focalizzato solo sullo scalo di Roma Fiumicino.

Bisogna precisare che la parola hub è utilizzata dalla politica troppo spesso a proposito. Un hub fa parte della struttura di network di una compagnia aerea nel cosiddetto hub and spoke, dove i voli regionali servono ad “alimentare” i voli intercontinentali che ripartono con un complesso sistema di onde orarie. Un hub esiste solo con una compagnia aerea e Malpensa non ha più questa struttura dal lontano 2007.

Infatti, tornado agli sporchi numeri, il vettore italiano è sceso nel corso degli anni dal 48% del traffico su Malpensa nel 2007 a circa l’8% nel 2013. Una diminuzione importante che è stata supplita solo in parte da altri vettori. Si segnala infatti la forte crescita di Emirates sullo scalo varesino, ma soprattutto la presenza del secondo vettore europeo Easyjet. La compagnia inglese, forte degli oltre 60 milioni di passeggeri, ha investito pesantemente per creare un proprio network su Milano Malpensa e oggi trasporta oltre il 35% dei passeggeri che volano in quell’aeroporto. Il vettore leader è dunque Easyjet e Alitalia ha una quota di mercato che è quasi un quinto di quella della compagnia inglese.

Se per ipotesi Alitalia decidesse di tagliare tutti i voli da Milano Malpensa, l’aeroporto ne soffrirebbe in maniera particolare? La risposta è semplice ed è negativa, perché alcuni voli della compagnia italiana potrebbero essere sostituiti da vettori concorrenti, molto più forti. Ma ha interesse Alitalia a tagliare le tratte intercontinentali da Milano Malpensa? In realtà non molto, perché già oggi opera solamente quelle che si sostengono senza i voli regionali che alimentano i voli a lungo raggio.

Dunque la polemica è molto sterile, sia per il fatto che i numeri parlano chiaro, Alitalia è residuale, sia per il fatto che il vettore italiano non ha una vera convenienza a tagliare e anche se lo facesse sarebbe sostituita da compagnie concorrenti. Piuttosto è necessario andare nella direzione di una maggiore liberalizzazione dei cieli, per quanto riguarda gli accordi bilaterali, in modo da permettere al più ampio numero di compagnie di operare voli intercontinentali da Milano Malpensa.

Il mercato business milanese, anche dopo la crisi economica, rimane importante e vi sono dunque possibilità di sviluppo. Vietare la “quinta libertà” (ovvero la libertà di imbarcare passeggeri a Milano, permettendo così, ad esempio, di collegare Malpensa con New York su un volo in arrivo da Dubai) a Emirates è controproducente, perché la compagnia emiratina muove già circa 600 mila passeggeri ogni anno, un terzo di quelli che muove Alitalia.

C’è da chiedersi perché dopo il dehubbing di Alitalia del 2007 la gestione dell’aeroporto milanese abbia commesso tanti errori. Il tentativo di Lufthansa, che doveva supplire ad Alitalia, e nel medio periodo costruire un proprio hub su Malpensa, è fallito miseramente, anche perché le low cost sono diventate nel frattempo preponderanti nello scalo. La strategia è stata quella di attirare le low cost che distruggevano la possibilità di creare un sistema di hub and spoke e contemporaneamente provare a sviluppare un hub con Lufthansa: una tattica destinata al fallimento, ma non tutto è perduto. Per fortuna di Malpensa le low cost stanno evolvendo così come le loro strategie commerciali. La stessa Easyjet è entrata nei sistemi di distribuzione globale e si sta avvicinando a un modello sempre più simile alle compagnie “tradizionali”.

Dunque vi sarà la possibilità di sviluppare il traffico grazie a una strategia che permetterà di utilizzare Malpensa come uno scalo di transito dei voli Easyjet, così come fa Vueling sullo scalo di Barcellona.

Non tutto è perduto, ma la politica è meglio che resti fuori dalla gestione degli aeroporti e a Milano non è cosi.

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