FINANZA/ SuperMario regala (altro) tempo e soldi a Renzi

- Ugo Bertone

Per UGO BERTONE, dopo le decisioni della Bce è legittimo attendersi altre buone notizie finanziarie, con lo spread tra i titoli italiani e spagnoli e quelli tedeschi che si ridurrà ancora

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Matteo Renzi (Infophoto)

Super Mario stavolta è andato al di là di ogni aspettativa. Il pacchetto di misure annunciato al termine della riunione della Bce fa impallidire, per la varietà e le dimensioni degli strumenti all’opera, il bazooka di Ben Bernanke o la stessa Abenomics. Ancor più stupefacente, il banchiere è riuscito ad avere l’appoggio unanime del direttorio, a differenza di quel che era successo in occasione del varo del primo prestito Ltro o in occasione degli Omt, gli strumenti di pronto intervento a favore dei paesi sotto tiro che la banca ha annunciato ma mai usato.

Certo, gli incontentabili potranno commentare che l’azione della Bce è tardiva: le stesse misure, adottate a inizio 2014, quando già si erano manifestati gli effetti nocivi sulla crescita e la caduta dei prezzi, avrebbero potuto essere ben più efficaci. Ma accontentiamoci: la rabbia con cui una parte dell’opinione pubblica tedesca ha salutato i tassi zero (vissuti come un attentato alle virtù del risparmio teutonico) dimostrano che in questi mesi Draghi non è certo stato con le mani in mano, bensì ha costruito nella stessa Germania, spaventata dalla crisi ucraina, il consenso politico necessario per un’operazione che ribalta, almeno all’apparenza, la filosofia monetaria di Francoforte.

In sintesi, la Bce ha approvato un ventaglio di misure forti:

Il tasso principale della Banca centrale europea è sceso allo 0,15%, nuovo minimo storico, dal precedente 0,25%.

Il tasso sui depositi “overnight” delle banche – cioè la liquidità che resta presso la Bce – scende per la prima volta in negativo al -0,1%, una mossa che ha un solo precedente in Danimarca.

La Bce interrompe le operazioni settimanali con cui riassorbe la liquidità creata comprando titoli di Stato durante la crisi del debito, pari a circa 165 miliardi di euro. Da quattro anni, ogni settimana la Banca centrale “drena” dal sistema – offrendo depositi fruttiferi alle banche – la liquidità immessa con i riacquisti di titoli di Stato nell’ambito del programma Smp, che ha dato ossigeno ai paesi colpiti dalla crisi (vedi Grecia e Portogallo).

Vengono varate “nuove operazioni di rifinanziamento a lungo termine per il sistema bancario”, i Tltro (Targeted longer-term refinancing operations), prestiti a lungo termine che le banche potranno sfruttare purché a fronte di erogazioni di credito all’economia reale. Le controparti avranno diritto di prendere a prestito il 7% dell’ammontare delle loro esposizioni al settore non finanziario (mutui esclusi) al 30 aprile 2014: 400 miliardi di euro. 

Si mettono le basi per un eventuale Quantitative easing europeo con gli interventi a favore del mercato degli Abs, gli strumenti finanziari obbligazionari garantiti da un sottostante (in genere mutui o crediti sull’auto), emessi per coprire dei prestiti. Strumenti “semplici, non complessi, fondati su prestiti reali e trasparenti”, ha sottolineato lo stesso Draghi.

Otre a ciò, la Bce ha deciso il prolungamento delle condizioni estremamente generose delle aste repo.

Forse, però, l’aspetto più importante sta nella promessa di Draghi: “È un pacchetto significativo. Ma non abbiamo ancora finito. Se ci chiedete se abbiamo finito, la risposta è no, se necessario ed entro il nostro mandato, non abbiamo finito”.

La reazione dei mercati è stata più prudente del previsto. Salgono le Borse , ma lo spread Btp/Bund resta invariato. Gli investitori hanno sposato un atteggiamento più cauto dopo che l’Eurotower ha dato una sforbiciata alle previsioni sul Pil europeo 2014, che crescerà solamente dell’1% e non dell’1,2% come indicato solamente tre mesi fa. Così anche l’euro, che aveva imboccato la strada del ribasso rispetto al dollaro, è poi tornato sopra la soglia di 1,36 dollari. In sostanza, bene Draghi, ma la congiuntura, anche per i ritardi nell’zione della banca centrale, è più delicata del previsto.

Dopo le decisioni della Bce è legittimo attendersi una serie di buone notizie finanziarie. È facile che lo spread tra i titoli italiani e spagnoli con quelli tedeschi si riduca ancora, forse sotto i 100 punti base. Nel frattempo, si può prevedere che continui l’afflusso di capitali sui titoli quotati in Piazza affari. Ma per trasformare questi segnali positivi in effettiva crescita saranno più che mai necessarie le riforme, in assenza delle quali i quattrini si tradurranno al più in bolle finanziarie senza nemmeno sfiorare i punti deboli del sistema Italia.

Ancora una volta Draghi ha regalato all’Italia tempo prezioso per varare gli interventi urgenti in materia di legalità, lotta alla criminalità (colletti bianchi ma non solo). Guai a perder l’occasione: non è detto che ci sia spazio per un nuovo episodio della serie SuperMario al salvataggio dell’Europa. 

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