SPY FINANZA/ Italia, un nuovo allarme arriva dal Portogallo

- Mauro Bottarelli

Espirito Santo International SA, controllata da Banco Espirito Santo, ha ieri ha ammesso di non riuscire a pagare un bond in scadenza. Il commento di MAURO BOTTARELLI

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Ricordate quando qualche settimana fa vi parlavo dei guai della principale banca portoghese, Banco Espirito Santo e della sua controllata Espirito Santo International SA, definita in «serie condizioni finanziarie» dopo un’audit esterna di Kpmg che portò a galla irregolarità nei conti? Bene, l’arrivo del redde rationem è stato più rapido del previsto, visto che proprio la controllata dell’istituto ieri ha ammesso di non riuscire a pagare un bond in scadenza – la formula è quella del “ritardo” -, facendo schiantare non solo il valore dell’obbligazione della banca e del titolo in Borsa ma mandando lo spread del bond sovrano lusitano a 10 anni al massimo da quattro mesi, conoscendo la più netta impennata in due giorni da un anno a questa parte. Ma l’Europa è salva, sana e la periferia sconta un premio di rischio ormai pari a zero, rendimenti tipo Svizzera e una solidità comprovata.

Signori, come vi dico da mesi ormai, non è vero niente: se il baraccone sta in piedi e sembra addirittura in ripresa è solo per il metadone che le banche centrali somministrano sottoforma di manovre di stimolo (leggi soldi a pioggia). E attenzione, quella di ieri su Espirito Santo non è stata una panic selling ma una vera e propria sell-off, come ci dimostra il grafico a fondo pagina: insomma, in pochi istanti, il tempo di ammettere che la controllata non pagherà il bond in scadenza e si è passati da uno status praticamente risk-free per quella carta a breve termine a una sorta di limbo infernale, una valutazione da far ritenere profittevole anche un bond greco pre-ristrutturazione.

E se Moody’s ha immediatamente messo sotto revisione il rating della banca per un possibile downgrade giustificato da «carenze nella governance del gruppo», chi opera sul mercato sta già guardando avanti, ovvero al quadro generale dell’eurozona e soprattutto della sua “periferia”: «La questione più grande è se il governo portoghese dovrà essere coinvolto in questa situazione», ha dichiarato Steve Hussey, analista alla AllianceBernstein di Londra, società che gestisce assets per 445 miliardi di dollari, tra cui anche bond di Banco Espirito Santo. Per Hussey la preoccupazione è chiara: «Quanto accaduto costerà denaro al governo? Dovrà intervenire per prevenire ripercussioni sistemiche?».

L’obbligazione subordinata della banca al 7,125% con scadenza novembre 2023 è letteralmente crollata del 4,4% sull’euro a quota 89,05 centesimi, mentre il decennale portoghese è salito di 26 punti base toccando uno yield del 3,91%, il massimo dal 21 maggio. E la Borsa? All’ora di pranzo l’indice PSI 20 perdeva il 2,32%, sesto giorno di calo di fila. Il governo lusitano, dal canto suo, ha cercato subito di limitare i danni minimizzando, peccato che soltanto il 3 luglio scorso il ministro per gli Affari parlamentari, Luis Marques Guedes, aveva dichiarato che «Banco Espirito Santo è stato adeguatamente isolato dalla Banca del Portogallo dai suoi problemi finanziari». E se pensiamo che Banco Espirito Santo è stata una delle tre banche lusitane quotate in Borsa a non ricevere fondi dal salvataggio della troika del 2011, questo fa ben capire a che livello possa essere la manipolazione dei conti e dei bilanci.

La banca ha detto che il ritardo nel pagamento «colpirà soltanto pochi clienti», peccato però che per un impatto così limitato una banca non sull’orlo della bancarotta non chieda ai clienti di operare uno swap sul loro bond a breve in cambio di azioni e securities a lungo termine, come fatto invece in questi giorni da Banco Espirito Santo. Intanto, il mercato comincia a prezzare altre potenziali bugie vendute dal management della banca in questi anni: ieri i credit default swaps sul debito senior di Banco Espirito Santo sono stati i peggio performanti tra le 120 istituzioni finanziarie mondiali tracciate e il debito dell’istituto è il più costoso da cui assicurarsi addirittura tra le 325 istituzioni tracciate da Bloomberg. Parliamo di un salto di 50 punti base a quota 377, il livello più alto dal 31 ottobre: certo, nel picco della crisi eravamo a quota 1200 punti base ma soltanto il mese scorso erano a 156 punti, il minimo da quattro anni a questa parte.

L’ammontare netto di debito protetto da credit default swaps è quasi raddoppiato al massimo di due anni di 940 milioni di dollari il 4 luglio scorso, rispetto ai 550 milioni di aprile, stando a dati ufficiali della Depository Trust & Clearing Corporation. Quei contratti erano i 23mi più trattati la scorsa settimana su oltre 1000 entità finanziarie tracciate da Dtcc, con 352 trades a coprire un lordo di 846 milioni di dollari. Per Felix Herrmann, analista alla Dz Bank di Francoforte, «i report su Espirito Santo stanno causando qualche problema. Anche perché siamo nel pieno del processo per trovare un nuovo equilibrio nei tassi della periferia, quindi quanto accaduto ci fa pensare che questo stesso processo potrà essere più volatile di quanto creduto in precedenza. La liquidità è più bassa per i bond portoghesi e questo li rende molto più volatili».

Agosto, il mese degli agguati quando i mercati e i governi hanno la guardia abbassata, è ormai alle porte e la luna di miele della periferia con tassi di interesse ridicoli sui loro debito, sovrani ma anche corporate soprattutto delle banche, potrebbe davvero essere alla fine. Sicuri che non ci siano tante piccole – o medie, anche – Banco Espirito Santo sparse per l’Europa? E magari anche in Italia?

Attenti, come ci dimostra questa vicenda, il rapporto incestuoso tra governi, banche e debito pubblico creato dalle banche centrali ormai è inestricabile: il crollo del bond di Espirito Santo, infatti, non ha fatto scendere solo il titolo in Borsa ma anche balzare il rendimento del decennale sovrano lusitano e non di poco. E quanto debito pubblico italiano hanno nei bilanci i nostri istituti di credito? Oltre 400 miliardi.

Il capolavoro faustiano del capitalismo manipolato dalle banche centrali e dagli Stati è al suo epilogo: qualcuno, è cosa certa, si farà male questa volta. E parecchio. Se solo la Fed fa uno starnuto sull’aumento dei tassi di interesse, boom.

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