IL CASO/ Il “pari e dispari” che allunga la crisi

- Mauro Artibani

C’è una disuguaglianza nella distribuzione dei redditi e della ricchezza che penalizza il sistema economico. Per questo, spiega MAURO ARTIBANI, va presto superata

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Continua a calare la spesa delle famiglie italiane. Nel 2013 quella mensile è scesa del 2,5%, calando a 2.359 euro, a fronte di un’inflazione dell’1,2%. I livelli di spesa sono inferiori a quelli del 2004, pari a 2.381 euro: si torna così indietro di dieci anni. Lo ha comunicato l’Istat. Due le tipologie familiari più colpite dalla contrazione dei consumi: le famiglie operaie e quelle in coppia con due figli.

Strano? Beh, strano sarebbe se questo non accadesse, dal momento che il reddito disponibile delle famiglie italiane nel 2013 torna ai livelli di 25 anni fa. L’Ufficio Studi di Confcommercio evidenzia che, proprio nel 2013, il reddito disponibile è pari a 1.032 miliardi di euro, rispetto ai 1.033 del 1988. Se dico questo ingiustizia mi ficco nella diatriba con la giustizia, se mi spingo oltre intravvedo buoni e cattivi. Tocca all’Etica, dipanare le diseguaglianze.

Attenzione però, maneggiare con cura. Quando quell’uguaglianza si fa legge vieta a ricchi e poveri di dormire sotto i ponti: gulp! Guardiamo oltre, occupiamoci di disparità. Sì, quella diseguaglianza privata dell’istanza morale. La disparità, appunto, quella che fa premio di reddito alla capacità produttiva di chi lavora; di tutto il lavoro.

Quella che quelli di Occupy Wall Street gridano: l’1% incassa oltre il 50% di quel reddito! Quella che si intravvede dentro l’impresa nella differenza di oltre 400 punti di retribuzione tra chi comanda e chi obbedisce. Così come salgono a 700 mila gli assegni mensili Inps superiori a 3 mila euro. Molti i poveri: in 2,1 milioni ricevono appena 305 euro al mese. In mezzo ci stanno pure due milioni di italiani con una pensione sotto i 500 euro, mentre altri 6,8 milioni stanno sotto i 1000 euro.

Bene, se tutto questo appare ingiusto, si mostra ancor più stupido; economicamente molto stupido! Sì, perché questo sgraziato remunero è il frutto dei redditi erogati dalle imprese a chi lavora per produrre merci, risultati insufficienti per smaltire quanto prodotto. Et voilà: Offerta in eccesso, domanda in difetto! Dove sta la capacità produttiva, che ha organizzato in tal modo i processi, di chi ha intascato il malloppo?

Non basta. Se quelli della bassa propensione al consumo hanno i portafogli gonfi di non speso e quelli con alta propensione non hanno in tasca quanto serve per essere propensi, appunto, a spendere chi diavolo ha allocato in tal modo le risorse di reddito che pur il sistema economico genera?

Beh, una soluzione si intravvede: La crescita si fa con la spesa. Così viene generato reddito, quel reddito che serve a fare nuova spesa. Tocca allocare quelle risorse di reddito per remunerare chi, con la spesa, più remunera. Così, non più dispari, pari! Così il meccanismo economico può ritrovare equilibrio!

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