ALITALIA/ Poste e il vicolo cieco che avvicina Etihad

Per RICCARDO GALLO, l’amministratore delegato di Poste, Caio, si è messo in un vicolo cieco perché ha ritenuto di avere un margine di manovra molto superiore a quello che in realtà ha

28.07.2014 - int. Riccardo Gallo
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Foto: InfoPhoto

Francesco Caio, amministratore delegato di Poste Italiane, nel weekend ha avuto una lunga conversazione telefonica con James Hogan, numero uno di Etihad, per parlare di Alitalia. I due hanno discusso delle possibili sinergie industriali e si sono trovati molto in sintonia sul futuro della compagnia italiana. “Poste continua a lavorare sull’accordo”, ha tranquillizzato Maurizio Lupi, ministro dei Trasporti. Il premier Renzi sta però cercando anche di costruire un’ipotesi alternativa, un’intesa senza le Poste, di cui ha discusso con Giovanni Castellucci, ad di Atlantia, e Federico Ghizzoni, ad di Unicredit, entrambi azionisti di Alitalia. Ne abbiamo parlato con Riccardo Gallo, professore di Economia applicata all’Università La Sapienza di Roma.

Partiamo dall’aumento di capital di Alitalia da 250 milioni. A metterci i soldi saranno le Poste?

L’amministratore delegato di Poste, Francesco Caio, si è messo in un vicolo cieco perché ha ritenuto di avere un margine di manovra molto superiore a quello che in realtà ha. Le Poste sono una Spa prossima alla quotazione in Borsa, ma Caio è stato nominato per fare il boiardo di Stato.

Quali saranno le conseguenze per l’aumento di capitale?

Caio ha detto che può fare l’aumento di capitale solo secondo logiche di mercato. L’ad di Poste però non è stato nominato con procedure coerenti a logiche di mercato, bensì con decreto del ministro dell’Economia che ha deciso secondo logiche pubbliche, governative e politiche. Caio avrà anche un ottimo curriculum, ma la logica che ha seguito la sua nomina non è stata di mercato, e ora non può derogare e ispirarsi a logiche di mercato.

È giusto che Poste Italiane cerchi un trattamento privilegiato, investendo nella nuova società che nascerà con Etihad e non in Alitalia?

In effetti sarebbe stato più giusto investire nell’attuale Alitalia. Se però fosse stata accettata la proposta dell’ad di Poste, Etihad sarebbe risultato azionista di riferimento violando quindi le regole Ue. La proposta di Caio era apprezzabile nelle intenzioni, ma sarebbe risultata sbagliata e non coerente con la logica che ha portato alla nomina di Caio alle Poste.

A che cosa è dovuta la divisione tra i sindacati?

La divisione tra i sindacati è dovuta a una quindicennale divisione irrecuperabile interna alle confederazioni sindacali. Quindi non c’è via d’uscita. L’unica soluzione di medio lungo termine è che i lavoratori ripensino dal basso alle logiche di rappresentanza sindacale. Nel frattempo non c’è altra soluzione che andare avanti con votazioni a maggioranza.

 

Puntare il dito sui sindacati è un escamotage per allontanare l’attenzione dalle divisioni tra i soci?

Non mi pare che la questione sindacale abbia distolto l’attenzione dalle divisioni tra i soci. Fin dall’inizio abbiamo avuto un dibattito parallelo su sindacato e azionisti, e quindi non c’è stato nessun escamotage né come scopo, né come effetto.

 

Per la trattativa con Etihad è più essenziale che si trovino i 250 milioni di euro, o che si firmi l’accordo aziendale per la riduzione del costo del lavoro?

Per Etihad sono essenziali entrambi gli aspetti. Anche se nella realtà il numero degli esuberi occupazionali risultava inizialmente eccessivo in quanto era sovra-dichiarato. Quindi è stato ridotto riportandolo a una cifra più aderente alla realtà.

 

Etihad si tirerà mai indietro?

Se le perdite e i debiti non sono accollati sulle spalle di altri, Etihad si tirerà indietro, se invece “parte pulita” firmerà l’intesa.

 

(Pietro Vernizzi)

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