ALITALIA/ 261 milioni da “trovare” per convincere Etihad

- int. Andrea Giuricin

La deadline per un accordo tra Etihad e Alitalia ora sembra essere l’8 agosto. Con ANDREA GIURICIN vediamo quali sono i punti ancora da risolvere per concludere la trattativa

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Niente da fare: sembrava oggi la data decisiva per chiudere l’operazione Alitalia-Etihad, invece bisognerà aspettare ancora. Il ministro dei Trasporti, Maurizio Lupi, ha dichiarato che la firma dell’accordo dovrebbe avvenire tra una settimana, l’8 agosto, nel frattempo da Abu Dhabi è arrivata una risposta affermativa alle ultime proposte dell’azienda italiana, che si prepara a far crescere l’importo dell’aumento di capitale deliberato il 25 luglio da 250 a 300 milioni di euro. Anche Poste italiane ha fatto salire la disponibilità del suo investimento fino a 70 milioni, che dovrebbero però essere iniettati in una midco, una società intermedia tra l’attuale Cai e la nuova Alitalia che si unirà a Etihad. Abbiamo fatto il punto della situazione con Andrea Giuricin, analista del settore trasporti all’Università Bicocca di Milano e fellow dell’Istituto Bruno Leoni.

La data per la firma dell’accordo è slittata ancora di una settimana. L’8 agosto sarà la volta buona?

Difficile fare delle previsioni su Alitalia. Ci sono dei punti che devono essere risolti. E tocca a Governo, soci e sindacati farlo. Etihad vuole una compagnia che non sia appesantita dal passato, in modo che possa ripartire con più slancio.

Cosa devono fare i soci di Alitalia?

Gli azionisti devono fornire delle risorse per riuscire ad arrivare tranquillamente a ottobre, quando si dice che l’operazione sarà veramente chiusa. L’aumento di capitale serve a questo.

Se l’accordo verrà chiuso tra una settimana perché sono necessarie risorse fino a ottobre?

Dopo la firma dell’accordo ci vorranno diverse settimane perché possa essere operativo. Si tratta di dettagli tecnici. Solo allora, comunque, il piano comincerà a essere attivo.

Prima ha fatto riferimento ai sindacati. La situazione tra le organizzazioni dei lavoratori non sembra delle migliori…

Il punto del contendere sembra essere il taglio del costo del lavoro da 31 milioni, che deve essere accettato dai dipendenti. Il fatto è che o si fa questo accordo o si muore. Val la pena ricordare che se l’azienda dovesse fallire rinascerebbe con una struttura molto più piccola e quindi con molti meno dipendenti rispetto agli attuali, tolti anche gli esuberi.

In attesa dell’8 agosto, la novità di questa settimana è stata la proposta di una midco, così da facilitare l’ingresso di Poste Italiane.

La midco probabilmente ha complicato un po’ la partita. Forse gli accordi iniziali con Etihad erano differenti. Ora sembra che comunque tutto si sia sistemato. L’importante di fatto per gli emiratini è non dover rispondere di eventuali debiti pregressi rispetto al suo ingresso in Alitalia.

Assodato che Poste italiane parteciperà con 70 milioni di euro, chi stanzierà gli altri 230 necessari a concretizzare l’aumento di capitale di Alitalia?

Di fatto si parla delle banche, di Immsi (l’azienda del Presidente Colaninno), più qualche altro piccolo socio. Forse parteciperà anche Atlantia.

 

L’azienda che fa riferimento alla famiglia Benetton sembra in effetti indecisa. Tuttavia avrebbe tutto l’interesse a investire in Alitalia, visto che Aeroporti di Roma, la società che gestisce Fiumicino, è ormai integrata in Atlantia.

Nel piano industriale di Etihad Fiumicino diventerebbe un hub più forte, con più voli intercontinentali e un aumento del numero di frequenze del 30% circa in 3-4 anni. È chiaro che avere un’Alitalia viva è nell’interesse di Atlantia.

 

Per quanto riguarda l’impegno di Poste Italiane resta il fatto che si tratta di soldi pubblici.

Non c’è alcun dubbio in proposito. L’errore alla base di questa situazione è stato l’ingresso di Poste alla fine dell’anno scorso. Cai non c’entra niente in questo: è stata un’operazione voluta da Letta e Sarmi. Il capitale pubblico è così rientrato in Alitalia.

 

Questo precedente potrebbe in qualche modo rendere meno probabile una procedura d’infrazione a livello europeo per aiuti di Stato per il nuovo investimento di Poste?

Difficile dirlo, ma va ricordato che l’intervento di fine 2013 era in un’azienda decotta: infatti, i 75 milioni investiti sono già stati bruciati. Questa volta il piano di Etihad sembra credibile e con possibilità di riuscita. Questo nuovo investimento ha quindi più senso ed è sicuramente più “di mercato” rispetto al precedente.

 

(Lorenzo Torrisi)





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