TELECOM/ La “cura” di Adriano Olivetti per evitare il declino

- La Redazione

Riceviamo e pubblichiamo la lettera di ERMANNO GARGANO, dipendente di Telecom Italia, un’azienda sul cui futuro pendono diversi interrogativi dopo la vicenda Gvt

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Adriano Olivetti (Immagine dal web)

Caro direttore,

In questi giorni di quiete quasi estiva si è “giocata”, in un preoccupante silenzio, una partita fondamentale, ma non decisiva per Telecom Italia, “l’affaire Tim Brasil-Gvt”. In un comunicato Vivendi si riservava di valutare le offerte pervenute da Telecom e Telefonica, con la dovuta attenzione riguardo agli interessi dei propri azionisti e dei lavoratori di Gvt; quest’ultima attenzione, raramente è emersa nel mondo imprenditoriale delle telecomunicazioni italiane da parte dei vari imprenditori e “capitani coraggiosi” che si sono succeduti al comando del già Gruppo Telecom. I risultati ottenuti dimostrano che tali soggetti non hanno nemmeno tutelato gli interessi degli azionisti, basta vedere il continuo calo in borsa del titolo dal 1999 a oggi! Possiamo dire che Telecom Italia è specchio del Paese reale, ma non possiamo fermarci, dobbiamo fare memoria del passato per evitare gli errori compiuti a partire dalla politica che li ha agevolati a “sua insaputa”.

Ripartiamo da oggi: bisogna dare atto all’attuale management di aver invertito la rotta che attualmente è orientata a superare una fase di stallo che la incatenava unicamente al debito di quasi 30 miliardi di euro per realizzare una nuova fase di impegno industriale orientato all’integrazione fisso-mobile-contenuti; la strada è quella giusta, difatti Telefonica ha “soffiato l’idea”.

Se nei prossimi tre mesi Vivendi e Telefonica perfezioneranno l’intesa, Telecom Italia potrà essere costretta, dagli eventi, a vendere Tim Brasil e potrà ritrovarsi comunque Vivendi come azionista di rilievo, quindi l’integrazione fisso-mobile-contenuti potrà andare avanti con gli stessi soggetti ma con ruoli e poteri contrattuali modificati. L’eventuale vendita di Tim Brasil comporterebbe da una parte un recupero di risorse per la riduzione del debito e per investimenti, dall’altra priverebbe Telecom di un mercato redditizio, ciò con piena soddisfazione di gran parte dei soliti pochi ma determinanti azionisti. In questo nuovo scenario risulterebbe quindi in gran parte soddisfatta la necessità di un’attenzione verso gli azionisti e il mercato, rimane da verificare quella nei confronti dei lavoratori di Telecom!

Telecom Italia oggi ha circa 50.000 dipendenti in passato ne aveva più di 120.000; senza Tim Brasil, con un debito seppur ridotto ma sempre elevato e con una situazione del settore Tlc, in Europa, in forte criticità, può reggere e per quanto?

Il modo di essere imprenditore di Adriano Olivetti è la soluzione di cui c’è bisogno, è ciò che farebbe lui per far rinascere Telecom che tra l’altro possiede ciò che è rimasto della Olivetti dopo che, anche da lì, son passati alcuni dei famosi “capitani coraggiosi”; quale impronta darebbe, da seguire, per giungere alle decisioni da assumere?

Linee guida di Adriano Olivetti per Telecom Italia:

Si provveda immediatamente a rendere la società una vera Public company con un idoneo management attento a ciò che mio padre mi disse: “Fa quello che ti pare, ma non licenziare nessuno perché la disoccupazione involontaria è il male più terribile che possa capitare a un essere umano”.

Ci si adoperi affinché mai più possano “governare” l’azienda “capitani coraggiosi” e “finanzieri opportunisti”.

Ciascun dipendente, nessuno escluso, dal dirigente, al tecnico, all’impiegato, all’operaio si assuma la giusta responsabilità per la miglior riuscita del proprio lavoro e sia sempre attento a cogliere ogni aspetto che possa migliorarlo, si vigili affinché ciò si realizzi.

Sia sempre privilegiato il lavoro che promuove la collaborazione tra le persone per essere proiettati verso il bene comune.

Sia mantenuta l’unicità dell’azienda rete fissa e mobile, settore tecnico e commerciale.

Siano oggetto di accordo con le organizzazioni sindacali e dei dirigenti, forme di ammortizzatori sociali interni, oltre i contratti di solidarietà, per lavorare tutti guadagnando meno per periodi prestabiliti di tempo.

Siano rafforzate e ampliate nel contempo forme di welfare aziendale, innanzitutto a tutela della famiglia e della persona.

Si provveda, con tutti i soggetti interessati, a promuovere e realizzare i necessari investimenti infrastrutturali per l’ammodernamento della rete a partire dalla fibra e mantenendo il rame.

Siano intraprese tutte le iniziative per favorire l’innovazione tecnologica anche attraverso investimenti nella ricerca interna all’azienda.

A chi mettesse in dubbio tali minime “Linee guida”, considerandole utopistiche e fuori dal tempo, gli si rammenti la parabola discendente subita da Telecom Italia dal 1994 a oggi.

Ci sono forse migliori suggerimenti oltre questi che debbono stare alla base di ogni decisione: più finanza per la fabbrica e meno fabbrica per la finanza!

Cordiali saluti,

 

Ermanno Gargano

(Dipendente Telecom Italia, già sindacalista Fistel-Cisl rientrato in azienda)

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