GEO-FINANZA/ Germania-Usa, lo “scontro” con in palio l’Europa

- Paolo Raffone

Italia, Germania, Francia non vivono un momento economico brillante. E il Regno Unito, legato da sempre agli Usa, minaccia di lasciare l’Ue. L’analisi di PAOLO RAFFONE

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Immagine di archivio

Andando avanti con il discorso cominciato su queste pagine, è evidente che con la nomina di Jean-Claude Juncker a Presidente della Commissione europea, la bocciatura della Mogherini e il suggerimento sposato dal capo dello Stato Napolitano di favorire il “piano B”, cioè un Massimo D’Alema o un Enrico Letta, il gioco sarebbe fatto a favore dei petro-dollaristi. A quel punto, più per le sue ambiguità che per il peso dell’età, il Presidente lascerebbe il Quirinale. Una situazione di poco inferiore per gravità all’8 settembre!

Intanto viviamo questa situazione da eccezione costituzionale di un Parlamento italiano costretto ad approvare le riforme che vuole il Governo Renzi. Lavoro notturno e a oltranza, tuona il Premier. Si è arrogato 1.000 giorni di governo per “cambiare” l’Italia e allo stesso tempo umilia tutti coloro che sollevano dubbi sulle scelte che lui, con la compiacente mano del Quirinale, sta imponendo al Paese. Un gioco molto sporco che costerà moltissimo agli italiani, sia in termini materiali che di dignità.

La regressione democratica in Europa è cosa evidente a tutti, sin dal 2010, quando si sono attuate misure “eccezionali” per gestire la crisi finanziaria. Pacchetti di austerità e riforme strutturali che stanno cambiando geneticamente le nostre società, ma che non hanno ridotto il debito pubblico o fatto ripartire l’economia. Il divario tra i pochissimi sempre più ricchi e la massa crescente dei sempre più poveri è un insulto alla civiltà moderna. La Confindustria, recentemente ha misurato che crescita italiana: è zero! Ma anche la Germania è in frenata e la Francia oscilla tra recessione e stagnazione.

A questo si aggiunge la minaccia ormai sempre meno velata che il Regno Unito starebbe per decidere di lasciare l’Ue, anche prima del referendum del 2017. Il recente rimpasto del governo britannico va proprio in questa direzione, tanto che il Presidente dell’europarlamento, l’insipido Martin Schulz (Pse), ha dichiarato che il candidato britannico per il posto di commissario non è “ricevibile” perché dichiaratamente anti-europeista. La Germania del governo è ben più preoccupata dell’inutile Schulz, tanto che la cancelliera Merkel lavora per la mediazione e la Bundesbank ha chiesto direttamente che il Regno Unito resti nell’Ue.

La questione europea si risolve allo scontro di “visioni diverse del mondo” (parole della Merkel) tra Germania e Regno Unito, rappresentante in Europa degli Usa. Queste “diverse visioni” sono ancora poco chiare. Che succede in Germania? Da alleato americano si ritrova a essere il principale spiato degli Usa. Da principale beneficiario del piano Marshall (che non fu dato ai paesi del Patto di Varsavia) oggi è il principale interlocutore politico e commerciale della Cina e della Russia. La questione tedesca è seria, come ci insegna la storia. Ma questa volta non si agitano spettri di mire egemoniche e di dominazione dei paesi europei, ma la rinascita forte del sentimento nazionale tedesco. Forte di questo, la Germania non ha intenzione di sottostare ai diktat degli Usa senza essere messa su un piano di “reciproco rispetto e dignità” (parole ufficiali dei vertici dello Stato tedesco).

Si potrebbe immaginare che finalmente si stia per compiere in Europa quella rivoluzione “risorgimentale” abortita nel 1848 tanto in Germania quanto in Italia? Ipotesi non escludibile a priori, ma certamente seducente. I segnali di una profonda trasformazione dei sentimenti sia in Italia che in Germania, ma benché in modo diverso anche in Francia, fanno presagire che siamo vicini a un punto di svolta di portata storica. La crisi perdurante dell’Ue e l’avvicinarsi delle elezioni americane del 2016 saranno gli ingredienti che determineranno le scelte, che fino a oggi sembrano impensabili.

Se anche a est dell’Europa, in Russia, dovessero avere successo i tentativi di “cambiare regime”, allora gli scenari globali potrebbero essere imprevedibili. Il ritorno del nazionalismo in Europa e in Eurasia sarebbe il peggior risultato che gli americani avrebbero potuto immaginare, dopo i già disastrosi risultati nel Medio Oriente.

 

(3- fine)



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