RIPRESA?/ L’Eurogruppo ha messo Renzi all’angolo

Per ANTONIO MARIA RINALDI, sarebbe interessante capire che cosa intenda Renzi quando parla di diminuzione del costo del lavoro, in quanto ha fatto dichiarazioni in contraddizione tra di loro

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Pier Carlo Padoan (Infophoto)

Il rapporto deficit-Pil al 2,6% era “un obiettivo compatibile con un quadro macroeconomico diverso, e comunque rispetteremo i vincoli”. Lo ha detto il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, entrando all’Eurogruppo, la riunione dei ministri dell’Economia e delle Finanze dell’Eurozona. E ha aggiunto Padoan: “La Bce ammette che il quadro macroeconomico è molto peggiore di sei mesi fa e c’è l’ovvia implicazione per i conti pubblici”. Ne abbiamo parlato con Antonio Maria Rinaldi, professore di economia internazionale nell’Università di Chieti-Pescara.

Professore, che cosa ne pensa di quanto è emerso ieri dall’Eurogruppo?

Mi domando quanto tempo ancora dobbiamo aspettare prima che le istituzioni europee si rendano conto dell’insostenibilità dell’area euro. Prima ci hanno parlato di ripresa, mentre ora ammettono che i numeri parlano chiaro e la situazione del quadro macroeconomico è estremamente deteriorata. Ciò significa che tutto quanto ci hanno detto finora è stato sbagliato.

Come valuta l’impegno del nostro governo a ridurre il costo del lavoro?

Sarebbe interessante capire che cosa intenda Renzi quando parla di diminuzione del costo del lavoro. Il premier italiano nell’arco di 48 ore ha fatto due dichiarazioni in contraddizione tra di loro: ha auspicato una diminuzione del costo del lavoro attraverso il taglio del cuneo fiscale, mentre qualche ora prima aveva detto che bisognava seguire il modello costituito dalla riforma tedesca che prevede l’esenzione dei mini-job. Di questi due sistemi uno passa dalla riduzione della tassazione, e l’altro da stipendi più bassi…

Secondo lei quale dei due sistemi è preferibile?

L’abbassamento della tassazione che però non è possibile mantenendo i vincoli europei. Lo stesso Padoan ha detto che sicuramente ci sarà una manovra correttiva, proprio per il deterioramento della situazione macroeconomica italiana. La svalutazione dei costi del lavoro con l’introduzione dei mini-job non credo d’altra parte che sia un fatto positivo per i lavoratori italiani, e per gli stessi consumi. Noi dobbiamo rilanciare i consumi interni, quindi dobbiamo in tutti i modi dare alle famiglie la possibilità di avere un lavoro e un reddito, per consentire loro di incrementare i consumi interni.

I mini-jobs non possono essere un’alternativa utile alla cassa integrazione o alla disoccupazione?

Non lo nego, ma mi limito a stare a quello che ha detto Renzi, e cioè che vuole fare una riforma del lavoro sul modello tedesco. Ciò che voglio chiedere al premier è se lui sa o no che il modello tedesco include i mini-jobs.

Renzi ha ricordato che l’Italia è tra i pochi Paesi ad avere il rapporto deficit-Pil al di sotto del 3%. Quanto conta questo fatto?

Mi domando se Renzi sia davvero convinto, come ha dichiarato, che in cambio di questo l’Italia otterrà investimenti dall’Europa da 300 miliardi di euro. La Francia del resto ha dichiarato che il suo rapporto è pari al 4,4%, la Spagna al 5,5%. Sarebbe quindi interessante capire con quali strumenti l’Europa dovrebbe intervenire per fornire 300 miliardi di investimenti all’Italia, e chi lo ha promesso al nostro presidente del Consiglio.

 

Draghi ha detto: “Non vedremo una crescita significativa senza misure strutturali”. Lei che cosa ne pensa?

E’ un copione che abbiamo sentito più volte. Non c’è nessuna crescita, non c’è nessun miglioramento, ma le stesse istituzioni hanno ribadito il fatto che siamo in piena recessione. Come ha detto testualmente Padoan, il quadro macroeconomico si è notevolmente deteriorato negli ultimi sei mesi.

 

(Pietro Vernizzi)

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