SPILLO/ La banca che fa “fallire” euro e mercato

- Giovanni Passali

Una notizia ha scosso i mercati la scorsa settimana. Una notizia la cui portata è stata sottovalutata da quasi tutti i commentatori. Ce ne parla GIOVANNI PASSALI

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Una notizia ha scosso i mercati la scorsa settimana. Una notizia la cui portata è stata sottovalutata da tutti i commentatori (almeno finora). La notizia è l’annuncio della Banca nazionale svizzera di non tenere più la propria moneta ancorata a un valore fisso di 1,20 nel cambio con l’euro. E l’euro è precipitato nel cambio passando in pochi istanti a 0,97 per assestarsi a 0,9941 alla chiusura di venerdì. Ma perché l’hanno fatto? I commenti più diffusi si sono concentrati sul fatto che “finalmente la banca centrale si è dovuta adeguare alle leggi del mercato”, tanto che i titoli di simili commenti a caldo erano del tipo “La Svizzera capitola”. Ma è vera capitolazione?

Innanzitutto occorre riguardare il film di questa storia dall’inizio, cioè quando nel settembre 2011 la Bns dichiarò che riteneva la propria moneta eccessivamente valutata nei confronti dell’euro (allora era poco sopra a 1,0) e stabiliva che il cambio adeguato era almeno 1,2 affermando che sarebbe intervenuta nel mercato dei cambi comprando euro. Questo annuncio portò il cambio a un movimento improvviso, speculare e contrario a quello accaduto lo scorso giovedì. Da allora fino a giovedì, per poco più di tre anni, il cambio Eur/Chf ha oscillato pochissimo, poiché l’euro non aveva alcun motivo per apprezzarsi nei confronti del franco svizzero, ma non poteva scendere sotto la soglia di 1,2 per i continui interventi della Banca centrale.

In questo modo la Bns ha difeso la propria economia, poiché un apprezzamento eccessivo avrebbe reso troppo caro per i turisti una vacanza in quei luoghi. E il turismo è una voce di primaria rilevanza nell’economia svizzera. Ma ora, dopo tre anni e una crescita continua, dovuta a un’economia strutturalmente sana e a una gestione monetaria finalizzata alla difesa di questa, stava provocando un certo surriscaldamento del mercato immobiliare, col rischio di provocare una vera e propria bolla. E così la Banca centrale ha preso una nuova decisione.

Non si tratta di una decisione indolore, soprattutto per alcuni operatori dei mercati finanziari. Infatti, forti del fatto che il cambio Eur/Chf non scendeva mai sotto il valore di 1,2, molti trader compravano in prossimità di tale valore, per poi trarre profitto da ogni oscillazione in alto del cambio. Questa situazione si è protratta per tre anni, dando confidenza di un’operazione della massima sicurezza (e l’illusione di un profitto sicuro e senza rischi).

Quando si è diffusa la notizia, molti trader erano con operazioni in acquisto in corso. Il cambio è precipitato nel giro di pochi secondi, ma nessuno ha potuto chiudere le posizioni (seppure in perdita) perché il cambio è divenuto improvvisamente illiquido, cioè senza controparti con le quali chiudere le operazioni. Del resto, se un prezzo precipita, chi è quel matto che si azzarda a comprare? Anche i più spericolati si fermano un attimo, per vedere dove la caduta del valore si ferma, prima di mettere un ordine di acquisto. E se nessuno si mette ad acquistare, nessuno osa essere il primo, per paura di rimanere con un pugno di mosche in mano.

Così i venditori delle operazioni in perdita non hanno trovato nessun acquirente sui mercati mondiali (per quanto siano vasti, anch’essi sono limitati) e quando il prezzo ha ritrovato qualche compratore (dopo qualche ora) il danno era già compiuto e il conto di molti speculatori era già completamente azzerato. Anzi, era in forte passivo. Ma quel passivo, in eccesso rispetto alle disponibilità della clientela, è finito per pesare nella contabilità degli intermediari, cioè dei broker. E alcuni di questi sono completamente falliti (come Excel Markerts), mentre altri sono in grossa difficoltà, con passività che vanno da diverse decine di milioni a centinaia di milioni di dollari (come il broker americano Fxcm).

Ora veniamo alle interpretazioni: soprattutto a quelle che finora non sono state dette o scritte. La prima è che la Banca nazionale svizzera ha mostrato a tutti la propria indipendenza nel muoversi secondo una propria strategia. Non si è arresa al mercato, ma al contrario ha osservato il mercato è si è mossa di conseguenza. Del resto, non si capisce a cosa si sia arresa. Quale fatto scatenante avrebbe costretto a questa presunta resa? Su questo punto essenziale tutti i commentatori hanno sorvolato.

Ora, per capire bene una decisione, occorre anche valutare chi, in prima battuta, ci ha guadagnato. Evidentemente non la maggioranza dei cittadini svizzeri, quelli che ricevono uno stipendio in Svizzera e lo spendono in Svizzera. Per loro non è cambiato molto, e quello che è cambiato è in meglio. Per esempio, nelle importazioni, tutti i beni sono diventati di prezzo più basso, a cominciare dai carburanti. Per il resto, dove potrebbe esservi concorrenza con prodotti stranieri diventati più economici, un popolo che abbia ben chiara la propria identità nazionale, può benissimo continuare a comprare i propri prodotti nazionali anche se più cari.

Ma il vero grosso regalo gratuito lo hanno avuto tutti quei soggetti (soprattutto stranieri) che hanno depositi in Svizzera e spendono all’estero. Questi hanno visto aumentare d’incanto il valore del proprio capitale del 30%. E chi detiene capitali in Svizzera? Oltre a capitalisti e speculatori, anche tutti quelli che hanno da nascondere profitti illeciti e che finora lo hanno potuto fare tranquillamente proprio in virtù della proverbiale riservatezza del sistema bancario svizzero. Una riservatezza che, per le pressioni internazionali, si sta sempre più allentando. A tal proposito appare davvero inopportuna l’ostentata vanteria con la quale il premier Renzi ha affermato di aver raggiunto l’accordo con la Svizzera per lo scambio di informazioni bancarie e il rientro dei capitali in Italia, anche il giorno dopo il crollo dell’euro contro il franco svizzero. Ebbene, a quanto pare questi capitali, per rientrare in Italia, pagheranno una tassa pari al 3%. Ora che hanno guadagnato il 30%, sembra decisamente un buon affare: per loro.

Ma c’è un’altra cosa da apprendere da questa vicenda e riguarda proprio la presunta efficienza del mercato, in particolare dei mercati finanziari, uno dei dogmi intoccabili dell’ideologia liberista. Si tratta di un dogma fondamentale, poiché se i mercati sono efficienti, essi rispecchiano sempre il prezzo giusto, e di conseguenza le piccole oscillazioni, nella loro casualità, sono imprevedibili, cioè letteralmente non-prevedibili. Sono efficienti, quindi distribuiscono ricchezza (preferendo i più bravi ed efficienti) e non prevedibili.

E qui si è verificato un clamoroso caso di non efficienza. Per ore il cambio Eur/Chf è stato illiquido e nessuno poteva comprare o vendere. Perché quando una notizia diventa fin troppo chiara per tutti, nessuno si permette di andare contro il mercato. Ma allora di fatto si ottiene il contrario del mercato: non c’è più mercato. L’efficienza va a farsi benedire e il mercato diventa del tutto prevedibile. Proprio quando il mercato sarebbe più utile, cioè nei momenti di particolare stress finanziario, esso scompare. Questo è quello a cui dobbiamo prepararci, quando la crisi finanziaria esploderà in tutta la sua violenza devastatrice.

E che questo accadrà, ne abbiamo conferma proprio dalla decisione della Banca nazionale svizzera. Infatti, occorre domandarsi perché, una volta analizzati gli effetti momentanei, abbia preso una decisione che sicuramente è di tipo strategico. Perché abbandonare il cambio fisso con un’altra moneta? La spiegazione più logica è perché non si ritiene affidabile quella moneta, o addirittura si teme che sia carta straccia e quel sistema monetario stia per implodere (o stia per implodere l’economia di quel sistema monetario).

In questi tre anni la Bns, per sostenere la svalutazione della propria moneta, ha accumulato una ingente quantità di euro (con i franchi svizzeri ha comprato euro) e ora, non sostenendo più il cambio, sarà libera di disfarsi di questo fardello ingombrante. Una mossa di straordinario tempismo, perché avviene proprio nel momento in cui la Bce si sta decidendo a una straordinaria iniezione di capitali. Quindi la vendita di euro della Bns rischia di essere poco più di una secchiata d’acqua per chi si trovi sotto un diluvio. Potrà operare quasi inosservata.

Ho sempre ritenuto che l’euro sia destinato al collasso. Ora, dopo la decisione della Bns, inizio a pensare seriamente che quel momento sia vicino.

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