RIPRESA?/ Expo, Bce e dollaro: le incognite per l’Italia nel 2015

- int. Francesco Daveri

Per FRANCESCO DAVERI, il calo del prezzo del petrolio, il Quantitative easing e il bonus da 80 euro risolleveranno l’economia italiana nel 2015, anche se si tratterà di un effetto limitato

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«Il calo del prezzo del petrolio, il Quantitative easing e il bonus da 80 euro risolleveranno l’economia italiana nel corso del 2015, anche se si tratterà di un effetto traino comunque limitato». Ne è convinto Francesco Daveri, professore di Scenari economici all’Università di Parma. Come misura per il 2015 il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan, ha annunciato l’investment compact basato su misure a sostegno delle piccole e medie imprese.

Il prezzo del petrolio nel 2015 continuerà a rimanere basso?

Mi aspetto che il prezzo del petrolio e delle altre materie prime rimanga basso, e che questo aiuti soprattutto i paesi manifatturieri dell’Europa. Buone notizie quindi per Italia e Germania, meno invece per il Regno Unito. Il basso prezzo del petrolio contribuirà inoltre al cattivo andamento dell’economia russa. Mosca importerà sempre meno dai paesi europei, facendo venire meno una delle fonti di domanda per i nostri esportatori.

Come sarà possibile compensare al calo delle esportazioni verso la Russia?

Nell’insieme i nostri esportatori compenseranno questo calo vendendo in America e nei paesi dell’Est. Sommando i vari effetti, quindi, il basso prezzo del petrolio è dunque un bene per l’economia italiana e rappresenta una condizione decisamente favorevole per il 2015.

Il cambio euro-dollaro consente alle nostre imprese di essere competitive sui mercati Usa?

Il cambio è un elemento di svantaggio per l’Eurozona nel suo complesso. Se però l’economia Usa continuerà ad andare bene, in modo asimmetrico rispetto alle altre regioni mondiali, il dollaro si apprezzerà rispetto all’euro e questo dovrebbe favorire l’esportazione di prodotti italiani. Anche se la Germania si opporrà, gli altri paesi vorranno avere un Quantitative easing, e in ogni caso nel 2015 la liquidità sarà più abbondante in Europa rispetto agli Stati Uniti.

Il debito è ancora una spada di Damocle per l’economia europea?

In Europa abbiamo ancora Stati fortemente indebitati, ed è difficile pensare a una ripartenza rapida per l’economia finché non sarà risolta la situazione del debito in mancanza di credito. L’Europa continuerà ad andare molto più lentamente rispetto all’America, e quindi l’Italia soffrirà per il fatto di trovarsi in un contesto europeo rallentato rispetto al resto dell’economia mondiale.

Quali possono essere le conseguenze della crisi greca?

La crisi greca potrebbe anche riattizzare fenomeni di contagio, perché Atene è indebitata nei confronti della maggior parte dei paesi dell’Europa, anziché nei confronti delle banche come era nel 2010. Il rischio è che la Grecia decida di fare default, cioè che pur non uscendo dall’euro scelga di ristrutturare il proprio debito, e il conto lo pagheranno i governi europei. Ciò però non dovrebbe scatenare effetti a catena sulle Borse, ma si limiterà a riguardare i trasferimenti tra i diversi Stati dell’Eurozona. Questa nuova crisi greca dovrebbe quindi essere meno destabilizzante rispetto a quella del 2010.

 

Che cosa ne pensa dell’investment compact lanciato dal ministro Padoan?

Nell’insieme sono misure che vanno nella giusta direzione, ma che possono essere incrementali piuttosto che riuscire a cambiare completamente le condizioni della nostra economia. Nella nostra legislazione esiste già comunque l’Ace, che prevede la detassazione degli utili nel capitale d’impresa. Siccome l’economia è stata in grande difficoltà gli utili sono diminuiti. Se lo stato dell’economia però si muove un po’ questo può già di per sé aiutare.

 

Quale scenario produrrà per l’economia italiana nel 2015 l’insieme dei fattori che lei ha analizzato?

Non mi aspetto una crescita molto robusta nel 2015, si parla di un +0,5%, ma speriamo comunque che ci sia. Pian piano avremo un effetto positivo sui consumi derivante dal fatto di rendere permanente il bonus da 80 euro. Alla luce però delle condizioni pesanti per la nostra finanza pubblica è difficile che il bonus possa bastare da solo. L’Expo del resto favorirà alcune zone dell’Italia più di altre e quindi l’effetto aggregato per l’economia italiana non sarà così elevato.

 

(Pietro Vernizzi)

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