IV FORUM EUROASIATICO / Parte domani la tavola rotonda dell’UEEA a Verona, con Italia e Russia: un’occasione per ripartire

- Niccolò Magnani

IV Forum Euroasiatico, l’Associazione Conoscere Eurasia organizza il maxi evento dell’UEEA: Italia e Russia a confronto su politica, economia e imprese. Un occasione per ripartire

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Antonio Fallico (Pres. Banca Intesa Russia e Conoscere Eurasia)

Vi siete mai chiesti cosa fosse l’UEEA? Bene, l’occasione di questi giorni è propizia e scoprirete che è molto più di un acronimo: da domani parte infatti la due giorni di convention per il IV Forum Euroasiatico, l’unico appuntamento annuale di incontro e confronto per i rappresentanti del mondo istituzionale, politico ed economico di Italia, Russia, Bielorussia, Kazakistan, Armenia e Kirghizistan. Questi sono i 5 Paesi che fanno parte appunto dell’UEEA, ovvero l’Unione Economica Euroasiatica, che in questa due giorni in programma da domani 22 ottobre fino al 23 ottobre a Verona, al Palazzo della Gran Guardia; l’UEEA incontra anche Cina, India e Corea del Sud in questa kermesse giunta alla quarta edizione e avrà come temi portanti Economia e finanza prima di tutto, ma anche l’annoso e sempre attuale problema dell’energia, le infrastrutture, le aziende innovative e le startup. Sarà anche poi l’occasione per approfondire quello che Expo ha meravigliosamente fatto in questi sei mesi, ovvero il tema capitale del food, del cibo e dell’alimentazione mondiale a partire da un gruppo ristretto sì di Paesi, ma che raccolgono una certa importanza e ricchezza non solo economica. Il Forum è organizzato da un’associazione molto importante nel mondo degli interscambi culturali, economici e politici tra Italia e Russia, e in generale tutto il mondo euroasiatico: è l’Associazione Conoscere Eurasia del presidente Antonio Fallico, gran cerimoniere dell’importante evento internazionale. Contribuiscono all’organizzazione anche il Forum economico Internazionale di San Pietroburgo, con la collaborazione di Intesa Sanpaolo, Gazprombank, Visa Handling Services e Banca Intesa Russia – il cui presidente è sempre Antonio Fallico.
L’obiettivo è importante e capitale per lo sviluppo e l’uscita dalla crisi che sempre davvero in questo 2015 essere ad un passo: in questa due giorni si intende verificare e aumentare le possibilità di business fra i Paesi mettendo al centro le relazioni tra Europa-Eurasia e Italia-Eurasia: due giornate di confronto per realizzare gli imperativi di sviluppo e di possibilità di business che questo particolare momento storico rende urgenti. Tema di quest’anno infatti è “Insieme per un nuovo dialogo politico e una visione innovativa delle relazioni”. L’Unione Economica Eurasiatica punta a colmare il gap nei seguenti settori: tecnologie, trasporti, energie alternative, aerospazio, edilizia, biotech, medicale, nanotecnologie e agroalimentare, con l’obiettivo di far crescere l’area, nonostante l’attuale congiuntura economica, promuovendo nuove specializzazioni e attirando investimenti stranieri. Un Maxi evento dato che a Verona interverranno moltissima aziende anche italiane, circa 600 imprese che raccolgono i vari Paesi chiamati in causa in questo Forum: importanti e da ricordare anche le presenze, notevoli, del mondo industriale e politico italiano. Domani giovedì 22 ottobre interverranno tra gli altri Romano Prodi, presidente Fondazione per la Collaborazione tra i popoli, Maria Elena Boschi, ministro per le riforme costituzionali e i rapporti con il Parlamento; Sandro Gozi, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio con delega Politiche e affari europei; Gian Maria Gros Pietro, presidente del Consiglio di gestione di Intesa Sanpaolo;  Antonio Fallico, presidente Associazione Conoscere Eurasia e presidente Banca Intesa Russia; Giancarlo Bruno, senior director, responsabile per i servizi finanziari del World Economic Forum USA; Mauro Moretti, ad e dg del Gruppo Finmeccanica;  Giovanni Castellaneta, presidente SACE SpA.

Venerdì 23 ottobre invece interverranno Federica Guidi, ministro dello Sviluppo economico; Massimo Mucchetti, presidente della X Commissione permanente del Senato (Industria, Commercio, Turismo); Stefano Firpo, direttore generale per la politica industriale, la competitività e le pmi del Ministero dello Sviluppo Economico;  Paolo De Castro, coordinatore del gruppo S&D della Commissione Agricoltura e sviluppo rurale del Parlamento Europeo;  Cesare Ragaglini, Ambasciatore d’Italia in Russia; Giovanni Bazoli, presidente Consiglio di sorveglianza Intesa Sanpaolo; Roberto Deambrogio, direttore Europa dell’Est di Enel SpA; Alberto Mazzola, responsabile Affari internazionali FS;  Alfredo Mariotti, direttore generale Ucimu – Sistemi per produrre; Francesco Profumo, presidente Iren Holding.
Ma che ruolo gioca in questo maxi evento di raccolta a Verona, organizzato da italiani e gestito con la soli a competenza delle varie associazioni sopraddette? Ormai sappiamo bene come le sanzioni, le controazioni e il calo del rublo in Russia hanno generato un arretramento pesante nel bilancio commerciale proprio tra il nostro Paese e le aziende russe. I dati sono pazzeschi: solo nel 2014 sono stati bruciati 5,3 mld di euro di interscambio, che ci ha fatto perdere molto più di più rispetto ai tempi della crisi degli scorsi anni, dove invece il bacino euroasiatico è quello che più di tutte ci ha tenuti a “galla”. Le importazioni italiane dalla Russia sono scese a 16,2 mld di euro (-20%); l’export verso la Russia a 9,5 mld (-12%).(Fonte: dati Istat). A risentirne sono stati soprattutto i prodotti agroalimentari oggetto di sanzioni (-38%), i prodotti tessili e dell’abbigliamento e pelle (-16,4%), gli apparecchi elettrici ed elettronici, macchinari meccanici e mezzi di trasporto (-13,7%). L’export italiano verso la Russia registra un -28,9%, evidenziando un deficit di 1,3mld di euro rispetto allo stesso periodo del 2014 e di 1,8mld di euro sul 2013 (-35,7%). Complessivamente la caduta del rublo e le risoluzioni internazionali messe in campo con la crisi nel Donbass hanno contribuito a bruciare in 18 mesi quasi 10mld di euro di interscambio rispetto ai valori dei 18 mesi precedenti. Un gap difficile da recuperare tra due Paesi che avevano fatto della complementarietà la propria arma vincente sui mercati, registrando una crescita dal 2000 al 2013 del 327%. Nonostante la crisi, l’Italia rimane uno dei partner principali della Russia: nel 2014 e nel I semestre 2015 si conferma infatti al quarto posto nella classifica dei partner di Mosca a livello mondiale. L’Ambasciatore della Federazione Russa in Italia, Razov, a settembre ha evidenziato come da parte dell’alta dirigenza russa non ci sia alcuna intenzione di limitare la cooperazione con l’Italia: nonostante le spine della crisi l’Italia deve rimanere partner privilegiato della Russia. Una vera occasione per le imprese italiane che nonostante la crisi possono contare su questo reciproco rapporto di fiducia nonostante le sanzioni e che a livello europeo si è all’opera per risolvere questa situazione davvero imbarazzante, sotto tanti punti di vista. Il made with Russia può funzionare e continuare a farlo, con misure previste come un piano per le joint venture e incentivi che vanno dagli sgravi fiscali alla cessione gratuita degli impianti. Casi di successo sono già intrapresi da alcune aziende con investimenti nei settori del farmaceutico, metalmeccanico e aeronautico. In questo senso, molto interessante quanto accaduto di recente: L’Italia è il primo Paese dell’Ue ad aver ottenuto un “corridoio verde doganale” per l’esportazione delle merci e prodotti in Russia, in fase di concretizzazione. I benefici riguarderebbero la diminuzione dei costi delle merci e uno scambio di dati più veloce fra Agenzia delle Dogane e il Servizio doganale federale russo.

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