• Iscriviti alla Newsletter
  • Accedi
  • Registrati
IlSussidiario.net
  • In primo piano
    • Ultime notizie
    • Cronaca
    • Politica
    • Economia e finanza
    • Sanità
    • Cinema e Tv
    • Calcio e altri Sport
  • Sezioni
    • Cultura
    • Energia e Ambiente
    • Esteri
    • Impresa
    • Lavoro
    • Educazione
    • Musica e Concerti
    • Motori
    • Scienze
    • Hi-Tech
    • Sanità, salute & benessere
    • Donna²
    • Milano
    • Roma
    • Oroscopo
    • Turismo e Viaggi
    • Sanremo
    • Meeting di Rimini
    • Sostenibilità e Sussidiarietà
    • Food
    • Chiesa
    • Trasporti e Mobilità
    • Osservatorio sull’informazione statistica
    • Tags
  • Approfondimenti
    • Rubriche
    • Dossier
    • Speciali
  • Riviste
    • Emmeciquadro
  • Firme & Multimedia
    • Autori
    • Intervistati
    • Editoriale
    • Foto
  • Feed Rss
  • Donazione
    • Sostieni ilSussidiario.net
IlSussidiario.net
  • Video
  • Cronaca
  • Politica
  • Sanità
  • Economia
  • Sport
  • Turismo
  • Chiesa
  • Video
  • Cronaca
  • Politica
  • Sanità
  • Economia
  • Sport
  • Turismo
  • Chiesa
IlSussidiario.net
IlSussidiario.net

Home » Economia e Finanza » SPY FINANZA/ Le “scosse” che annunciano un terremoto sui mercati

  • Economia e Finanza

SPY FINANZA/ Le “scosse” che annunciano un terremoto sui mercati

Mauro Bottarelli
Pubblicato 26 Ottobre 2015
trader_ansia_mercatiR439

Infophoto

Le ultime mosse delle banche centrali non sembrano presagire nulla di buono. All'orizzonte potrebbe infatti profilarsi una tempesta perfetta, spiega MAURO BOTTARELLI

Ora i guai si fanno seri. Se infatti il mondo abitato da cani di Pavlov meglio conosciuto come mercato venerdì ha festeggiato la scelta della Cina di tagliare i tassi per la sesta volta in un anno, il messaggio reale che arriva da quella mossa è l’esatto contrario: a Pechino sono alla canna del gas e quando la seconda economia del mondo è a rischio implosione, cosa ci sia da festeggiare resta un mistero. La Banca centrale cinese ha infatti tagliato dello 0,25% i tassi di interesse a un anno sui prestiti e sui depositi, portandoli rispettivamente al 4,35% e all’1,50% e ha inoltre abbassato di mezzo punto percentuale il tetto di riserva obbligatorio per le banche, che passa così al 17,50% per gran parte delle maggiori società. 


ORO ITALIANO/ "La norma del governo (che va riscritta) aiuta indipendenza e funzione pubblica di Bankitalia"


La misura ovviamente mira ad ampliare la liquidità delle banche e sia il taglio dei tassi che quello delle riserve obbligatorie delle banche sono misure di allentamento della politica monetaria che mirano ad aiutare l’economia, che è in rallentamento come sapete. Insomma, Qe in salsa di soia. Peccato che i problemi che questa mossa comporta potenzialmente sono due. Primo, la decisione cinese è giunta il giorno successivo dall’annuncio di Mario Draghi di un ampliamento del Qe della Bce nella riunione del board del prossimo dicembre e a ridosso della decisione della Bank of Japan, attesa per questo venerdì, di potenziamento anch’essa delle misure di stimolo. Cosa comporta questo? Un azzardo di massima, ovvero il fatto che la Fed potrebbe contemplare un rialzo dei tassi per dicembre invece che rimandarlo al 2016, visto che le tre altre principali banche centrali in gioco stanno andando tutte on-line con la stamperia. 


PIL & LAVORO/ L'impatto del Pnrr e gli ostacoli da superare per far crescere l'occupazione


Secondo, avete idea in che mondo viviamo? Stando a calcoli di Goldman Sachs, anneghiamo in 50 triliardi di dollari di debito in più dall’inizio della crisi finanziaria, la gran parte dei quali detenuta da corporations proprio dei Paesi emergenti, Cina in testa, ovvero quelli già in crisi (se ne è accorto anche Draghi) e che in caso di rialzo dei tassi Usa vedrebbero il loro stock di debito divenire ancora più oneroso da pagare. Prendiamo solo il livello di debito della Cina come percentuale del Pil, passato dal 121% del 2007 all’attuale 282%! Il tutto in un ambiente di rallentamento dell’economia cinese e di bassa inflazione, combinato che potrebbe risultare mortale, visto che la crescita del Pil resta sempre inferiore a quella del credito bancario e che in Cina gli investimenti come percentuale del Pil pesano per il 50%! 


SE L’UE AVESSE ASCOLTATO LA LOMBARDIA.../ Automotive, qualcuno ha voluto chiudere le nostre imprese


Ma ciò che nessuno vi dice è contenuto nel primo grafico a fondo pagina, il quale ci mostra come il livello 100% sull’asse y rappresenti il punto raggiunto il quale l’intero profitto di un’azienda viene superato dal servizio del debito e suoi interessi. Nel 2007 erano pochissime le ditte in questa situazione, mentre lo scorso anno non solo lo stock totale di debito nel settore corporate cinese è salito di oltre il 300% in sette anni, ma circa metà delle compagnie hanno pagamenti su interessi del debito doppi rispetto alle loro entrate! Capito perché tagliano i tassi per la sesta volta in un anno, perché stanno scoppiando? 

E attenzione, perché ancor prima di un possibile – ancorché improbabile – “hard landing” cinese, le ripercussioni di un acuirsi della crisi le sconteremmo tutte e subito, perché come ci mostrano gli ultimi due grafici l’economia più esposta ai mercati emergenti attraverso il canale del commercio è la Germania, la quale sta già scontando un rallentamento, oltre allo scandalo Volkswagen e alle perdite di Deutsche Bank, mentre il secondo mostra l’esposizione delle banche europee ai mercati emergenti come percentuale del Pil dell’eurozona. Vi pare ci sia da festeggiare qualcosa? Se la Germania rallenta ed entra in crisi, con il Portogallo che è destinato ad andare fuori controllo dopo che il presidente della Repubblica ha abbassato il capo di fronte alla Troika, rinominando premier il candidato di centrodestra nonostante non possa contare sulla maggioranza in Parlamento e la Spagna è a forte rischio instabilità in vista del voto di dicembre, cosa pensate che accadrà agli spread per ora blanditi dalle promesse di Draghi? 

Signori, le nostre banche hanno in pancia 434 miliardi di titoli di Stato, avete idea di cosa possa succedere anche in caso di uno scostamento al rialzo non da terremoto? Giovedì, quando la Bce ha fatto capire che aumenterà gli acquisti, il rendimento del nostro Btp a 2 anni è sceso per la prima volta in negativo di 0,6 punti base, ovvero chi compra debito del Paese dove ogni giorno ci sono arresti per corruzione e dove il settore pubblico è splendidamente incarnato dai dipendenti del comune di Sanremo dovrebbe anche pagare per avere il privilegio di detenerlo! Ma dove siamo? Per carità, pensavo di averle viste tutte, ma la pericolosità di questo governo è qualcosa di senza precedenti, a partire dalla privatizzazione delle Poste appena lanciata. 

Stranamente, infatti, a fare la fila c’erano fondi stranieri con enorme vocazione speculativa, tra l’altro quello di Soros e se il buongiorno si vede dal mattino, il -30% in poco più di un anno in cui sono incappati gli azionisti di Fincantieri dovrebbe far pensare. Ma torniamo alla criticità globale, lasciando le miserie di questa povera Patria alle baggianate di Renzi, un premier così geniale da partire per una sorta di road-show con 80 persone al seguito in America Latina proprio nel momento in cui le economie emergenti sono in crisi nera! Un genio! Oppure, vista la farsa della Legge di stabilità, meglio fare come Marino e andarsene per un po’ all’estero. 

C’è un ultimo dato che voglio darvi per cercare di farvi capire quale rischio di tempesta perfetta stiamo correndo. La scorsa settimana i prestiti per acquisti di automobili negli Usa hanno superato il trilione di dollari, insomma il mercato tira perché ti tirano letteralmente dietro i veicoli, anche se hai rating di credito pari a un senzatetto (ma Marchionne questo non lo dice quando magnifica i risultati di FCA). Non ci credete? Ora vi offro le cifre, ma c’è anche di peggio, perché a Wall Street è ripartita la macchina che portò al 2008: all’epoca erano le mortgage-backed securities legate ai mutui immobiliari, oggi sono i prestiti per le automobili. 

Da inizio anno e fino ai primi di settembre le finanziarie di Wall Street avevano emesso securities legate a prestiti per autoveicoli per un controvalore di 70 miliardi di dollari, +9% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente e 21 di quei 70 miliardi facevano capo a prestiti subprime. Di più, nella prima metà di quest’anno sono stati erogati qualcosa come 56,4 miliardi di finanziamenti per acquisti di auto, +13% su base annua e +181% rispetto al primo semestre del 2009. Ma ecco la perla finale: i prestiti subprime hanno pesato per il 20% del totale del comparto auto da gennaio a giugno di quest’anno, il livello più alto dal primo semestre 2008, ovvero prima che la festa finisse con il tonfo di Lehman Brothers. 

Ci siamo dentro con tutte le scarpe un’altra volta, ma con l’aggravante di un carico di debito maggiore, con i fondamentali macro peggiorati e con la Cina che non fa più da traino a un mondo in crisi, ma rischia di trascinarlo in un depressione globale, oltre che in una potenziale crisi finanziaria capace di trasformare il crollo del 2008 in una passeggiata nel parco in primavera. Il problema, poi, è che loro ragionano in prospettiva, mentre i danni ci sono già e sono di entità enorme. Solo nel terzo trimestre di quest’anno gli investitori hanno ritirato dai mercati emergenti qualcosa come 40 miliardi di dollari, il tasso di outflow più veloce dalla crisi finanziaria globale di sette anni fa, mentre l’indice benchmark Msci Emerging Markets negli ultimi tre mesi ha perso il 20%, un china che potrebbe portarlo quest’anno al più grande ritracciamento dal 2011, mentre i bond denominati in valute locali hanno perso il 6,6% in termini di dollari nel quarto trimestre e le valute di tutti i Paesi, dal Brasile al Sudafrica, sono crollate. E vogliamo parlare del dato sui prestiti cross-border rispetto all’export di quei Paesi? Per il Brasile, principale economia del Sudamerica e oggi ufficialmente in recessione, parliamo di qualcosa come il 56%! 

C’è poi una variabile che potrebbe rendere la situazione davvero esplosiva, ma nel vero senso del termine: uno dei mercati più esposti alla crisi valutaria in caso di rialzo dei tassi della Fed è la Russia, la quale ha sì aperto un fronte commerciale privilegiato con la Cina che ha mitigato un po’ gli effetti delle sanzioni occidentali (ad esempio attraverso la vendita di petrolio), ma che quest’anno vedrà la sua economia contrarsi del 5% e ha le principali aziende, Gazprom in testa, che entro la primavera del 2016 dovranno fare roll-over sul debito in dollari. Vuoi dire che la Fed è così pazza da alzare i tassi per vincere la guerra che gli Usa stanno perdendo sul campo in Medio Oriente contro Mosca? 

Sarebbe una mossa semplicemente da kamikaze, ma non mi stupirebbe, perché quanto fatto venerdì da Pechino sui tassi non si discosta molto da questa categoria. Ormai siamo alla follia generale, sei anni di Qe senza fine e tassi a zero ci hanno portato a questo, al disordine finanziario totale e al disastro economico. Come uscirne? Qualcuno tra i grandi soggetti in campo deve soccombere per far sopravvivere gli altri. Non c’è altra via d’uscita in un mondo così interconnesso ai dati economici e ai rischi di controparte finanziari. Speriamo di non essere noi europei. 


Ti potrebbe interessare anche

Ultime notizie di Economia e Finanza

Ultime notizie

Gli archivi del canale di Economia e Finanza

ilSussidiario.net

il Quotidiano Approfondito con le ultime news online

  • Privacy e Cookies Policy
  • Aiuto
  • Redazione
  • Chi siamo
  • Pubblicità
  • Whistleblowing
  • MOG 231/2001
  • Feed Rss
  • Tags

P.IVA: 06859710961

  • In primo piano
    • Ultime notizie
    • Cronaca
    • Politica
    • Economia e finanza
    • Sanità
    • Cinema e Tv
    • Calcio e altri Sport
  • Sezioni
    • Cultura
    • Energia e Ambiente
    • Esteri
    • Impresa
    • Lavoro
    • Educazione
    • Musica e Concerti
    • Motori
    • Scienze
    • Hi-Tech
    • Sanità, salute & benessere
    • Donna²
    • Milano
    • Roma
    • Oroscopo
    • Turismo e Viaggi
    • Sanremo
    • Meeting di Rimini
    • Sostenibilità e Sussidiarietà
    • Food
    • Chiesa
    • Trasporti e Mobilità
    • Osservatorio sull’informazione statistica
    • Tags
  • Approfondimenti
    • Rubriche
    • Dossier
    • Speciali
  • Riviste
    • Emmeciquadro
  • Firme & Multimedia
    • Autori
    • Intervistati
    • Editoriale
    • Foto
  • Feed Rss
  • Donazione
    • Sostieni ilSussidiario.net

Ben Tornato!

Accedi al tuo account

Password dimenticata? Sign Up

Create New Account!

Fill the forms bellow to register

All fields are required. Accedi

Recupera la tua password

Inserisci il tuo nome utente o indirizzo email per reimpostare la password.

Accedi
  • In primo piano
    • Ultime notizie
    • Cronaca
    • Politica
    • Economia e finanza
    • Sanità
    • Cinema e Tv
    • Calcio e altri Sport
  • Sezioni
    • Cultura
    • Energia e Ambiente
    • Esteri
    • Impresa
    • Lavoro
    • Educazione
    • Musica e Concerti
    • Motori
    • Scienze
    • Hi-Tech
    • Sanità, salute & benessere
    • Donna²
    • Milano
    • Roma
    • Oroscopo
    • Turismo e Viaggi
    • Sanremo
    • Meeting di Rimini
    • Sostenibilità e Sussidiarietà
    • Food
    • Chiesa
    • Trasporti e Mobilità
    • Osservatorio sull’informazione statistica
    • Tags
  • Approfondimenti
    • Rubriche
    • Dossier
    • Speciali
  • Riviste
    • Emmeciquadro
  • Firme & Multimedia
    • Autori
    • Intervistati
    • Editoriale
    • Foto
  • Feed Rss
  • Donazione
    • Sostieni ilSussidiario.net