SPILLO/ Bankitalia racconta la “verità” su Zonin, ma sulla Spoleto è gaffe

- Gianni Credit

Dura nota della Banca d’Italia difende la vigilanza su Popolare Vicenza, ma fanno discutere le accuse di “attacco politico” sul caso Spoleto. GIANNI CREDIT

ignaziovisco_sinistraR439
Ignazio Visco (Infophoto)

Ancora una giornata molto complessa per la vigilanza bancaria in Italia. E tutto alla vigilia della Giornata del Risparmio che vedrà parlare in successione il leader delle Fondazioni, Giuseppe Guzzetti, e quello dei banchieri, Antonio Patuelli, e quindi le due autorità monetarie (il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, e il ministro dell’Economia, Pier Carlo Padoan). Naturalmente la protagonista, ieri è stata la Banca d’Italia, su ben tre fronti critici. e con risultati alterni.

La “Nota di chiarimento” sul caso Popolare di Vicenza era stata preannunciata personalmente da Visco a Lima, a margine dell’assemblea Fmi: con toni che erano parsi più soft di quelli poi usati per iscritto ieri. La vicenda si protrae da almeno un mese: da quando la Procura di Vicenza ha indagato i vertici della Popolare cittadina per ostacolo alla vigilanza. Nei fatti sulla graticola è finita soprattutto la Vigilanza di via Nazionale. Il presidente della Popolare, Gianni Zonin, fino a ieri sera era ancora al suo posto: nonostante il dissesto conclamato, le ripetute bocciature da parte della Bce, il forte abbattimento atteso per le azioni detenute da 117mila soci e la necessità di una maxi-ricapitalizzazione. Molti osservatori invece avevano alzato il tiro su via Nazionale, colpita nei giorni successivi da altri strali: sulla controversa indagine sulla Popolare di Spoleto e sul “caso Palenzona” in UniCredit.

Così ieri Palazzo Koch ha rotto gli indugi con una comunicazione inedita: a inchiesta giudiziaria “aperta”(inchiesta che peraltro potrebbe ora accelerare una volta che la vigilanza ha ufficialmente confermato di essere stata “ostacolata”). Le 5 pagine di ricostruzione raccontano molta verità, forse tutta la verità di Bankitalia sul caso: anche quando l’authority affronta l’imbarazzo indubbio di enumerare le 7 ispezioni compiute a Vicenza nell’arco di dieci anni e sotto tre governatori (Antonio Fazio, Mario Draghi e Visco stesso). Irrogando raccomandazioni e anche qualche sanzione: mai, tuttavia, tagliando i nodi e bloccando la degenerazione della situzione. Ciò che invece è avvenuto solo dopo l’avvio dell’Unione bancaria e la calata degli ispettori dalla Bce.

Visco tuttavia ribadisce con chiarezza e forza due circostanze di fatto. La prima: la Vigilanza non ha mai autorizzato l’operazione più anomala e problematica della gestione recente BPVi (la vendita di azioni della banca presso clienti finanziati ad hoc dalla banca stessa) perché non è mai stata informata. È la stessa linea di autodifesa adottata da via Nazionale in occasione del dissesto di Mps: pure oggettivamente favorito dal via libera della Vigilanza all’acquisto di AntonVeneta nel 2007.

Il secondo focus della nota Bankitalia – forse non del tutto soddisfacente – precisa la non-competenza della Vigilanza sul merito del valore del patrimonio e dell’azione Popolare Vicenza: sul metodo, invece, Palazzo Koch rivendica di aver sempre tirato per la giacca i vertici della banca. Certi nodi sono comunque venuti al pettine della supervisione soltanto quando i denti di quest’ultimo, passato nelle mani della Bce, sono diventati più numerosi e fitti.

Sul “prezzo di mercato” di un titolo diffuso fra 117mila risparmiatori, sebbene non quotato, doveva forse vigilare meglio la Consob? Non sappiamo se l’argomento (implicito) terrà Visco al riparo da nuovi attacchi nei prossimi giorni: dipenderà in parte da quanto dirà alla Giornata del Risparmio, in una sorta di summit pubblico sulla questione bancaria. Ma dipenderà anche da altri fatti, attesi nei prossimi giorni: in un crescendo di incertezza.

Una quasi-emergenza l’ha prospettata ieri Salvatore Maccarone, che Bankitalia ha posto al vertice del Fondo interbancario di tutela dei depositi. Quest’ultimo ha preparato per intero un intervento da 2 miliardi per mettere in sicurezza tre banche in dissesto (Banca Etruria, Cassa di Ferrara e Banca Marche). Ma a fine ottobre l’ok della Ue avrebbe dovuto essere già arrivato e invece il Fondo avverte che ci sono ancora “ostacoli”: e se i salvataggi non dovessero essere perfezionati entro il 31 dicembre (entrata in vigore della normativa europea sui “bail in” bancari) Maccarone intravvede conseguenze “tragiche”.

Certamente non è un punto a favore di Bankitalia la lettera aperta che il direttore generale della Banca d’Italia Salvatore Rossi, il numero due di Visco nel direttorio, ha ritenuto di inviare a tutti i dipendenti dopo l’avviso di garanzia al governatore per presunto concorso in truffa nel commissariamento-vendita della Popolare di Spoleto. Definire “scandalistico e tendenzioso” l’articolo del Fatto quotidiano che ha dato notizia (vera) delle indagini della Procura di Spoleto è una gaffe di comunicazione e una caduta sostanziale di stile. Rivolgere un’accusa (contro ignoti) di “attacco politico” è più grave ancora. Neppure un tre volte premier – democraticamente eletto – si è mai potuto permettere impunemente di accusare una Procura di piegare la sua “azione penale” a interessi politici. Invece un economista come Luigi Zingales – quando ha chiesto la nomina di tre saggi parlamentari sulla questione bancaria – non ha fatto mistero di credere che nel direttorio Bankitalia qualche deficit di competenza in vigilanza e politica creditizia ci sia.



© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori