LEGGE DI STABILITA’/ Borghi: l’euro “distruggerà” qualsiasi manovra

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, abbiamo già visto più volte che la Finanziaria è costruita in un certo modo, e se poi non avviene ciò che il “manovratore” pensava si vara una manovra correttiva

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Il ministro dell'Economia, Pier Carlo Padoan (Infophoto)

«Il problema non sono le coperture, serve una manovra a deficit ma in ogni caso non risolverà le cose: finché c’è l’euro se gli italiani stanno meglio aumenteranno solo le importazioni». A spiegarlo è il professor Claudio Borghi Aquilini, responsabile del dipartimento Economia della Lega Nord e consigliere della Regione Toscana. Nella Legge di stabilità 2016 sono previsti tagli a Imu e Tasi sulla prima casa, nonché su Imu e Irpef agricole. Senza coperture però il rischio è che questi tagli delle tasse siano temporanei e non invece strutturali. Anche per questo il Governo sembra intenzionato a ottenere fino a 18 miliardi di euro contrattando una maggiore flessibilità in sede Ue.

Ritiene che ci siano le coperture per il taglio delle tasse annunciato da Renzi?

È evidente che non ci sono le coperture, ma questo non è un problema, anzi il vero problema sarebbe il contrario. Se per ipotesi il bonus da 80 euro fosse compensato tassando le imprese, il risultato a consuntivo sarebbe un calo del gettito perché il Pil ne risentirebbe. Al contrario detassare un settore in forte espansione produrrebbe nuovi occupati, maggiori introiti dalle tasse sul reddito e quindi gettito aggiuntivo. Anche se può sembrare un paradosso, io coprirei le spese con una riduzione delle tasse.

Quindi condivide l’impostazione di questa Legge di stabilità?

C’è un problema, ma a un altro livello. Denuncio l’ipocrisia legata al fatto che si sta preparando una manovra in deficit, nel momento stesso in cui continuiamo ad avere il pareggio di bilancio in Costituzione e il Fiscal Compact. Va considerato soprattutto l’effetto finale di questo tipo di manovre che possono essere positive, a condizione però che non siano bilanciate da tasse occulte. Lo stesso discorso vale per i tagli agli enti locali, che poi si devono rivalere sui cittadini con altre tasse, e per i tagli ai servizi, che fanno sì che il cittadino debba pagare il ticket.

C’è lo stesso rischio anche in questo caso?

Abbiamo già visto più volte che la Finanziaria è costruita in un certo modo, e se poi non avviene ciò che il “manovratore” pensava, cioè le elezioni, si vara una manovra correttiva. In questo modo i conti non tornano mai. Un autentico taglio delle tasse senza bilanciarle con taglio di spesa e facendo una manovra a deficit per migliorare l’economia, avrebbe come conseguenza un aumento delle importazioni. Se ci fossero in circolo più soldi, la gente starebbe meglio ma acquisterebbe più beni stranieri. Resta infatti lo squilibrio strutturale dell’Eurozona.

Il Governo sembra pronto a una trattativa con l’Ue per avere un “tesoretto” fino a 18 miliardi. Secondo lei l’esito sarà positivo?

Ci sono dei trattati Ue che indicano che cosa possiamo fare. Se però si passa dal trattato alla trattativa, ciò che si determina è un’ulteriore perdita di sovranità. Un trattato pone dei paletti e poi al loro interno uno Stato si gestisce come meglio crede. Ben altra cosa è se i saldi di bilancio alla fine devono essere concordati con un’entità esterna che ha degli interessi contrapposti ai nostri. È questo il vero problema, e non tanto se l’Europa ci dirà di sì o di no.

 

Si ritiene che questa legge di stabilità sia una manovra anti-austerità. È il modo giusto per combattere l’austerità?

L’austerità è un esperimento fallito che si basava su premesse sbagliate. Sempre che si voglia credere al suo intento dichiarato, cioè risanare i conti pubblici. Quest’ultima è un’idiozia sbugiardata sia dai dati empirici, sia dalla teoria economica. Nella realtà però il vero obiettivo dell’austerità è fare contrarre a bella posta l’economia.

 

Con quali conseguenze?

Una moneta forte come l’euro ha portato l’Italia ad aumentare le importazioni e ridurre le esportazioni. Basti pensare ai camion con le mozzarelle lituane che arrivano dal Brennero o i filati da portare a Prato. Se importo i prodotti dall’estero, poi per forza in Italia c’è disoccupazione. Un’impresa che in condizioni normali avrebbe prodotto quel bene, si trova costretta a chiudere perché l’azienda polacca vende a un prezzo più conveniente.

 

(Pietro Vernizzi)

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