PARIGI-UE/ Le “ipocrisie” di Bruxelles portate a galla dall’Isis

Per CLAUDIO BORGHI AQUILINI, le vittime di una gestione sbagliata dell’economia non valgono meno di quelle del terrorismo. Il punto è che lo Stato non dovrebbe fare morire i suoi cittadini

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Jean-Claude Juncker (Infophoto)

Gli investimenti per la sicurezza dei cittadini potranno essere scomputati dagli impegni di bilancio. Lo ha annunciato Jean-Claude Juncker, presidente della Commissione Ue, che ha accolto così una richiesta del presidente francese, Francois Hollande. Juncker ha spiegato: “Stiamo affrontando gravi atti terroristici. La Francia, così come altri Paesi, deve avere a sua disposizione mezzi supplementari. Penso che questi non dovrebbero essere trattati come spese ordinarie nel Patto di stabilità”. Ne abbiamo parlato con il professor Claudio Borghi Aquilini, responsabile del dipartimento Economia della Lega Nord e consigliere della Regione Toscana.

Perché esentare dai vincoli di bilancio la sicurezza e non anche altre voci?

È la stessa domanda che mi faccio anch’io. La Francia tra l’altro non ha mai rispettato il patto di stabilità, e da sei o sette anni il suo deficit/Pil non è mai al di sotto del 3%. Ogni volta la Francia è riuscita a trovare un qualche argomento per sforare, e la ragione è che ha sempre ignorato volutamente le regole Ue.

Come valuta la posizione di Juncker?

Dal punto di vista della Commissione Ue c’è un’evidente ammissione di ipocrisia. Non ci può essere una condizione meritevole di accoglimento, come la sicurezza, se prima non c’è mai stato dibattito sulle altre. Le vittime di una gestione sbagliata dell’economia non valgono di meno delle vittime del terrorismo. Il punto è che lo Stato non dovrebbe fare morire i suoi cittadini. C’è però un’aggravante ulteriore, perché il terrorismo deriva da cause esterne. L’austerità, che provoca licenziamenti e povertà, è una conseguenza delle decisioni del governo.

Renzi chiede da tempo un allentamento di bilancio per l’emergenza immigrazione, ma non è mai arrivato un ok europeo definitivo. Perché siamo così poco ascoltati?

Da un punto di vista politico, l’Italia non conta nulla. Francia e Regno Unito continuano ad agire come Stati che hanno una loro autonomia politica e internazionale. Per fare un esempio, allo stato attuale sarebbe impensabile un attacco unilaterale dell’Italia in Siria o in Libia. La mancanza di chiarezza delle prerogative europee e di quelle statali finisce per essere esiziale per l’Italia. Il nostro comportamento è quello di un Paese suddito, cioè privo di qualsiasi autonomia politica, militare e fiscale. Gli altri Stati Ue al contrario hanno queste prerogative in modo sempre più evidente.

Ma è un problema che riguarda solo la guerra al terrorismo?

No. Lo documenta anche il fatto che di fronte all’emergenza immigrazione gli altri Paesi hanno dichiarato la chiusura delle frontiere senza alcun problema, mentre nel nostro caso la questione non è mai nemmeno stata presa in considerazione. I trattati europei come Schengen e Fiscal compact tra l’altro sono incostituzionali, perché prevedono una cessione di sovranità che non è affatto temperata da contropartite.

Putin fino a ieri era un nemico, tanto è vero che gli sono state applicate le sanzioni, mentre ora per Hollande è un alleato. Che senso ha questo cambio di direzione?

Sta iniziando a diventare lunga la lista delle proposte della Lega nord irrise da tutti, ma alla fine fatte proprie anche da chi le criticava. La Lega ha sempre detto che l’alleato naturale dell’Italia, sullo scacchiere mondiale, è la Russia di Putin. Spero che oggi questa cosa ci sia riconosciuta. Quanti altri le dicevano queste cose?

 

Le diceva anche Berlusconi…

Sì, ma finché è durato il Patto del Nazareno Forza Italia non ha fatto pesare più di tanto il dissenso in merito a quanto era fatto dal governo. Ben venga ora questo nuovo coordinamento del centrodestra. Fino a un anno fa la gente rideva nel vedere Salvini applaudito alla Duma, quando tutti gli altri sostenevano le sanzioni. Adesso invece i fatti stanno dimostrando che avevamo ragione noi. La stessa abolizione della tassa sulla prima casa, attuata per la prima volta da Berlusconi, è stata però reintrodotta da Monti con i voti di Pd e Pdl.

 

(Pietro Vernizzi)

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