DL SALVA BANCHE/ Forte: gli italiani pagano (in banca) gli errori di Roma e Bruxelles

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, la norma Ue sui salvataggi bancari non può essere recepita senza una legge di revisione costituzionale, e quindi la firma dei Trattati da sola non è sufficiente

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I risparmiatori hanno perso i loro soldi per colpa dell’Unione europea. Ad affermarlo è Bankitalia a proposito del salvataggio di Banca Marche, Banca Etruria, CariChieti e Cassa Ferrara. Carmelo Barbagallo, capo del dipartimento vigilanza bancaria di via Nazionale, ha rivelato che il ricorso al Fondo interbancario di tutela “non è stato possibile per la preclusione manifestata da uffici della Commissione Ue, da noi non condivisa, che hanno ritenuto di assimilare ad aiuti di Stato gli interventi del fondo”. La risposta di Bruxelles non si è fatta attendere. Il servizio dei portavoce della Commissione europea ha infatti puntualizzato che le modalità con cui si è deciso di procedere sono state scelte dalle autorità italiane che l’Ue ha solo assicurato “che le misure prese fossero in linea con le normative comunitarie e con le regole sugli aiuti di stato alle banche”. Ne abbiamo parlato con il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze e per il Coordinamento delle politiche comunitarie.

Professore, stando a quanto afferma Bankitalia è tutta colpa dell’Ue. È così?

L’Ue ha introdotto da tempo questa normativa relativa alle banche. Il punto è che noi non possiamo recepire norme europee contrarie alla Costituzione. Quest’ultima all’articolo 25 afferma che “nessuno può essere punito se non in forza di una legge che sia entrata in vigore prima del fatto commesso”. Mentre all’articolo 47 aggiunge che “la Repubblica incoraggia e tutela il risparmio in tutte le sue forme”.

Che cosa c’entra con il salvataggio delle quattro banche?

L’articolo 47 vuole tutelare le persone fisiche promuovendo il risparmio. Promuovere è più che difendere, perché significa aiutare e sostenere. L’Ue contraddice, per di più retroattivamente, un diritto scritto dalla Costituzione. Sempre quest’ultima, all’articolo 23, afferma che “nessuna prestazione personale o patrimoniale può essere imposta se non in base alla legge”.

Quindi la norma Ue sui salvataggi bancari non è in vigore in Italia?

No. Il nostro Paese ha firmato un trattato con l’Ue, ma non ha introdotto una procedura di modifica costituzionale. Non a caso la Germania ha sottoposto norme Ue come il Fondo Salva Stati al vaglio della sua Corte costituzionale, assoggettandolo a delle limitazioni nella sua applicazione perché non era conforme alla Costituzione tedesca. Lo stesso deve valere anche nel nostro Paese. La Banca d’Italia vede la questione sotto un profilo monetario, ma il governo dovrebbe difendere l’autonomia costituzionale della nazione.

Lei ritiene che la norma Ue sia stata applicata in modo retroattivo?

Sì. La Corte costituzionale in una sentenza ha affermato che nel campo tributario può darsi che questa capacità di pagare sia rimasta nel tempo, e che quindi la norma sui salvataggi vada a incidere sul futuro e non invece sul passato. È però una forzatura: mi domando infatti come si possa affermare che c’è una capacità a contribuire da parte dei correntisti che hanno perso gran parte del valore del loro bene.

Come valuta il modo in cui il governo ha gestito questa vicenda?

L’errore di Padoan è quello di dire che il governo aiuterà i correntisti poveri. Ci sono tre categorie di soggetti coinvolti. La prima è composta dai clienti delle quattro banche che ne hanno preso i titoli, in quanto hanno un rapporto fiduciario con il loro istituto di credito. Ci sono poi i clienti che avendo bisogno di un prestito hanno comprato i titoli di quella banca. Se sono a garanzia del prestito i titoli rimangono vincolati, e vanno a costituire una terza categoria di soggetti. Dal momento che una garanzia non può essere rivenduta, per questa terza categoria di soggetti c’è un diritto al risarcimento ancora maggiore. Di fronte a queste differenze, è troppo facile proporre di realizzare un fondo della misericordia come intende fare il governo.

 

Alla luce del fatto che ci sono 200 miliardi di crediti in sofferenza ma non si riesce a fare una bad bank, com’è lo stato di salute del sistema bancario in Italia?

Il sistema bancario in Italia ha dei buoni parametri patrimoniali anche in relazione alle sofferenze. Gli stress test europei hanno accertato che le nostre banche sono tutte solide tranne un gruppo molto limitato. Le sofferenze ci sono, ma i parametri patrimoniali sono adeguati. Il vero problema è che queste banche non riescono a espandere il credito, perché per farlo dovrebbero aumentare i parametri o eliminare le sofferenze. Il sistema bancario italiano non è certo precario, anzi è robusto anche se “ingessato”.

 

(Pietro Vernizzi)



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