RIPRESA?/ Bagnai: così la nuova lira può salvarci dal lastrico

- int. Alberto Bagnai

Per ALBERTO BAGNAI, l’aumento della produzione e il calo generalizzato dei prezzi alla lunga producono un assottigliamento del fatturato delle aziende e quindi minori posti di lavoro

acciaio_operaio_phixr
Infophoto

«L’aumento della produzione e il calo generalizzato dei prezzi alla lunga producono un assottigliamento del fatturato delle aziende. Solo i disinformatori di professione possono sostenere che questo sarebbe un vantaggio». Alberto Bagnai, professore di Politica economica all’Università G. D’Annunzio di Pescara, commenta così i dati Istat sulla produzione industriale a ottobre 2015, che è cresciuta del 2,9% rispetto a ottobre 2014 al di sopra delle previsioni del 2%. Eurostat ha pubblicato anche il dato sui consumi procapite, da cui emerge che nel 2014 l’Italia è stata insieme a Cipro il Paese Ue con il maggiore calo. Siamo passati infatti dal 103% del 2012 al 98% del 2014.

Partiamo dal dato Eurostat. Come valuta questo calo dei consumi?

A essere nuovo non è il dato sul consumo, bensì il metodo di calcolo: si tiene conto cioè della differenza nel costo della vita tra i vari Paesi europei. Quella che emerge è una conferma del fatto che nel 2014 l’economia italiana è stata sostanzialmente disastrata. Il calo dei consumi è parallelo al reddito pro-capite, e del resto non è una novità che i consumi si sviluppano in proporzione al reddito.

Il dato sulla produzione industriale invece è positivo. Possiamo dirci soddisfatti?

La produzione industriale è in ripresa a un livello superiore rispetto alle previsioni, con la crescita tendenziale che segna il +2,9% anziché il +2%. L’indice della produzione industriale ha una variabilità molto maggiore rispetto al Pil. Quando nel 2009 l’Italia fu colpita dalla recessione, l’indice della produzione italiana calò del 26% in un mese, mentre il Pil calò del 4/5%. Quindi il +2,9% della produzione industriale di ottobre non vuole dire che il Pil aumenterà della stessa cifra. Lo stesso +2,9% di ottobre su base annua ci dà una crescita della produzione industriale sostanzialmente irrisoria.

Quali effetti determina la produzione in crescita sommata alla deflazione?

Alcuni sedicenti economisti fanno disinformazione attiva su che cosa sia la deflazione, mentre quest’ultima è un calo generalizzato dei prezzi. La conseguenza secondo loro sarebbe un vantaggio per chi ha un lavoro. Gli economisti un po’ cialtroni che fino a oggi ci hanno parlato della crisi solo dal lato dell’offerta, quando parlano della deflazione altrettanto cialtronescamente si pongono solo dal lato della domanda.

Quali sono i limiti di questo punto di vista?

Per il consumatore è un bene che i prezzi calino, ma lo stesso non si può dire per il produttore. L’impresa ha un alto prezzo di produzione, ma vende a un prezzo basso e quindi fattura di meno. A quel punto il produttore o taglia i salari o licenzia gli operai. Quindi c’è qualcuno che pensava di avere guadagnato perché i prezzi sono scesi, ma si trova in mezzo a una strada con un reddito zero con il quale non può comprare niente. Il fatto che i prezzi siano scesi può fare piacere a chi, essendo un cialtrone e disinformando, conserva comunque un lavoro, ma non giova certo a tante famiglie che si trovano sul lastrico.

In questo contesto il petrolio in calo è un vantaggio o uno svantaggio?

In questo momento a noi farebbe molto comodo riattivare l’economia creando inflazione. Quest’ultima rianima l’attività produttiva, perché il produttore si aspetta di vendere a prezzi maggiori e di incrementare i propri margini. Il petrolio in calo è stato senz’altro l’unico elemento che ha sostenuto il lato dell’offerta dell’economia italiana.

 

Il Quantitative easing della Bce ha prodotto a sua volta lo stesso effetto?

L’intervento della Bce su tassi d’interesse e cambio dell’euro è stato sostanzialmente inutile. Lo dimostrano i fatti, perché il contributo delle esportazioni al Pil italiano in questo scorcio di trimestre è stato sostanzialmente negativo. Quindi indebolire l’euro con il Quantitative easing è stato inutile. Il calo del prezzo del petrolio ha sostenuto le aziende. Il problema è che adesso una ripresa del prezzo delle materie prime aiuterebbe a rianimare il processo inflattivo. Quello che era considerato lo spauracchio dell’uscita dall’euro, cioè la svalutazione che fa venire inflazione, adesso sarebbe in realtà una soluzione.

 

(Pietro Vernizzi)

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori