SPY FINANZA/ Gli “sporchi trucchi” di banche e Bce

- Giovanni Passali

I bilanci delle banche, dice GIOVANNI PASSALI, non rispecchiano la realtà. E sembra che la Bce abbia un accordo segreto con le Banche centrali nazionali di cui nessuno parla

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E così purtroppo, dopo aver annunciato con un mese d’anticipo su queste pagine la grave crisi di almeno quattro banche, ora ci ritroviamo con il fatto grave compiuto. Scrivevo allora: “Non una cifra impossibile in totale, se potesse intervenire lo Stato. Ma grazie alle stupide convenzioni dei vincoli europei, non può intervenire”. Che ingenuo sono stato a pensare che lo Stato non può intervenire. Certo che può intervenire! Ma può farlo proprio per fregare quelli che invece dovrebbe proteggere, cioè i piccoli risparmiatori. E così migliaia di persone hanno improvvisamente scoperto che i risparmi di una vita sono volati via, spariti nel nulla della speculazione finanziaria. Evidentemente sono stato così ingenuo perché, nonostante me lo ripeta cento volte al giorno e lo scriva in quasi tutti i miei articoli, anche io, come tutti, faccio fatica a concepire uno Stato che non lavori per il bene comune e per il benessere dei cittadini. Ma così è: lo Stato ormai è divenuto succube di potenze straniere, di poteri finanziari, che inevitabilmente nei momenti cruciali ne dirigono le azioni a loro vantaggio.

E non è finita qui. Le banche commissariate sono 16. Ora quattro sono fallite e sono state salvate (da noi contribuenti, che abbiamo salvato i profitti degli speculatori). Ma le altre dodici? Quante altre perdite verranno imposte agli italiani già sofferenti per la mancanza di lavoro? Ho già sottolineato in passato che i crediti “incagliati” sono circa 200 miliardi. Ma quelli in sofferenza (cioè rate di mutui e finanziamenti con ritardi sui pagamenti) sono circa 350 miliardi. Una catastrofe che si avvicina sempre più, se il tempo passa e la ripresa non si vede. O se si vede ma rimane allo zero virgola qualcosa. Perché se gli interessi sono al 10% e la crescita del Pil è al 0,7%, chiunque può capire che non c’è speranza di ripagare quegli interessi e quei prestiti.

Ma non vorrei che qualcuno si facesse illusioni. Se tutta la moneta è a debito (perché solo il sistema bancario la può creare e loro non la regalano), allora non ci sarà salvezza nemmeno con la ripresa. Perché per avviare la ripresa occorre che si spendano più soldi: ma per spendere più soldi occorre prima prenderli a prestito (nessuno può creare denaro oggi, se non le banche centrali, le quali il denaro lo danno solo in prestito). Quindi per avviare qualsiasi ripresa, nella situazione attuale, occorre prima che aumenti il debito.

Questo vuol dire che gli attuali bilanci delle banche non rispecchiano la realtà: meglio, vuol dire che i bilanci delle banche potrebbero rappresentare l’inizio della ripresa con un numero negativo (cioè con un debito). A conferma di questa valutazione c’è un recente articolo dell’economista Nino Galloni dal titolo esplicativo: “Banche, cambiare o morire”. Ecco l’inizio del pezzo: “La contabilità bancaria è falsa: la banca, quando fa un prestito incredita se stessa e indebita il prenditore. Ha bisogno dei soldi veri dei risparmiatori per reggere i vincoli di capitale (una misura del tutto arbitraria decisa a tavolino dalle autorità) e gestire le domande di cash dei clienti; depositi e conti correnti sono partite che non possono venir saldate contemporaneamente per tutti, ma appunto, in piccolissime percentuali nell’unità di tempo; se manca liquidità, oggi, le banche non si aiutano più l’una l’altra, ma intervengono – contro titoli anche tossici, anche tossicissimi, collateralizzati – le Banche centrali. Quindi non ci sono perdite, sofferenze e incagli, ma solo mancati arricchimenti. Le banche lo sanno benissimo, ma temono di perdere – se accettassero quanto la buona teoria segnala da decenni – i loro esagerati privilegi: così facendo, però, rischiano il peggio, scomparire, venir commissariate, accorpate, chiuse da chi decide i livelli della liquidità, vale a dire le Banche centrali”.

E così, cambiando le regole, o cambiando la liquidità sul mercato e la rischiosità di certi investimenti, le banche possono fallire perché tengono un bilancio falsato. Creano denaro dal nulla, ma quella loro attività (che si chiama “attività” per buon senso e corretto uso del linguaggio) viene posta tra i passivi di bilancio, contro ogni buon senso e contro il significato del linguaggio. Non ha senso mettere tra i passivi ciò che è “attivo”, frutto di una attività; se viene fatto così perché così dice la legge, allora la legge è stupida. Prosegue Galloni: “Così, qualcuno deve pagare il conto: risparmiatori, correntisti, depositanti, mancati prenditori, ordinary people soggetto alla tassazione. La politica decide solo con chi prendersela di più o di meno: il braccio di ferro è cominciato! La guerra fra poveri un’ottima prospettiva per la grande finanza”.

Come affermato nel suo recente volume “Il futuro della banca” (Eurilink Edizioni), “nei propri bilanci le banche segnano i depositi e i conti correnti al passivo. Ciò non avrebbe alcun senso (come se il gestore di un garage iscrivesse al passivo le automobili parcheggiate!) se non fosse fondamentale per occultare il reale funzionamento delle banche stesse: solo mettendo al passivo i depositi nello stato patrimoniale si nasconde la voragine di attivo… Il margine operativo sarebbe superiore al 90% [dei prestiti] e, in assenza di sofferenze, sottoponibile a tassazione. In condizioni normali, dunque, il gettito tributario complessivo raddoppierebbe e lo Stato andrebbe in pareggio di bilancio con una pressione fiscale media attorno al 20%”.

Sembrerebbe un sogno, ma non lo è. La riprova? L’Ungheria. Con una moneta sovrana e pressione fiscale al 16%, il debito negli ultimi anni è in costante diminuzione e la disoccupazione è a livelli accettabili, considerando la crisi internazionale. Ma in Europa, per chi ha l’euro, le cose vanno molto male, anzi peggio. 

Le ultime notizie che trapelano parlano di un patto segreto tra Draghi (le cui politiche monetarie stanno clamorosamente fallendo) e le Banche centrali, per evitare l’esplosione dell’Eurozona. Per questo le Banche centrali di alcuni paesi stanno stampando euro e stanno comprando titoli di Stato nazionali, in totale violazione degli accordi di Maastricht. I giornali italiani tacciono di questo caso, ma diversi esponenti dei governi europei hanno chiesto alla Bce di pubblicare l’accordo con le Banche centrali nazionali rimasto finora segreto: allora vuol dire che c’è un accordo segreto!

Effettivamente qualcosa di strano sta accadendo. Come si vede dal grafico qui sotto, il valore delle banconote in circolazione in questo ultimo anno si è impennato inspiegabilmente. Infatti, non si spiega a cosa serva una tale quantità di nuova moneta, in un momento di crisi come questo, in cui la moneta già presente non circola. Può servire solo a comprare titoli di Stato. Ma così non si aiuta l’economia reale. E chi lo spiega a Draghi, che il suo bazooka è inutile a risolvere la crisi?

 



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