SPILLO/ Fsm, la sigla che fa traballare l’euro

- Giuseppe Pennisi

Politiche monetarie e politiche di bilancio negli ultimi anni, e specialmente in Europa, sembrano essere in contrasto. GIUSEPPE PENNISI ci spiega con quali conseguenze

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Ma che cos’è questo amore? è il titolo del bel romanzo comico di Achille Campanile del lontano 1924, più volte presentato in commedie, film e anche serie televisive. Dopo le “misure monetarie non convenzionali” adottate, prima, dalla Bank of Japan e dalla Federal Reserve, e ora dalla Banca centrale europea – i cui statuti sembrano redatti proprio per impedirle – numerosi economisti, banchieri, finanzieri e anche quelli che un tempo venivano chiamati “uomini della strada” se lo domandano.

È una domanda che viene bisbigliata da tempo, ma che nelle ultime settimane ha dato luogo a un vero e proprio filone di letteratura “colta”, anche se nota, per lo più, a pochi esperti del campo. A mio avviso, il lavoro più completo è quello apparso online la settimana scorsa (sarà disponibile in fascicolo tra un paio di mesi). Ne sono autori Gianni Toniolo dell’Università di Roma Tor Vergata e della Duke University ed Eugene White della University nel New Jersey. Uscirà come volumetto del National Bureau of Economic Research americano No. w20844.

Il lavoro ha un impianto storico: esamina le origini e l’evoluzione del concetto del Financial Stability Mandate (Fsm) in effetti dai tempi dell’istituzione delle banche centrali (nate per assicurarlo), sotto tre profili specifici: a) cosa induce a cambiare nel tempo il significato di Fsm ; b) se, al fine di raggiungere e mantenere un adeguato Fsm la vigilanza bancaria deve essere condotta dalla banca centrale oppure da istituzioni da essa indipendenti; c) se la vigilanza (caposaldo del Fsm) deve essere basata su regole o su un insieme di principi e scelte discrezionali.

Sono gli interrogativi che ci si pone a livello europeo (e non solo) a fronte di un’unione bancaria ancora monca e di un nuovo meccanismo di vigilanza in fase iniziale, e privo, quindi, di quella reputazione che si acquisisce soltanto con tempo ed esperienza. Dato che le storie documentate di vigilanza bancaria (pilastro per il Fsm) sono poche, Toniolo e White si basano su quei sei paesi per i quali ci sono serie storiche affidabili abbastanza lunghe. Tre sono europei: Inghilterra, Francia e Italia. Tre dell’Emisfero occidentale: Stati Uniti, Canada e Colombia. Le sei storie parallele evidenziano un percorso comune: in ciascun Paese, il concetto stesso di Fsm ha avuto un’evoluzione determinata dalla rapidità con cui ciascun Paese si è adattato a nuovi mezzi di pagamento e alla loro political economy, soprattutto alla loro apertura al mercato mondiale e al loro accento su mercati competitivi.

In una fase di digitalizzazione della moneta (e di apparizione di nuovi strani conii informatici come il Bitcoin), questi temi meritano maggiore attenzione di quella data sinora dalle autorità politiche e monetarie sia nazionali che dell’eurozona. Lo sottolinea anche un euroscettico come Martin Feldstein in Ending the Euro Crisis?, volume sinora a distribuzione limitata (Nber Working Paper No. 2086). Feldstein, il quale in un saggio del 1992 aveva preconizzato puntualmente le difficoltà attuali dell’eurozona teme che “pochissimi, nel ceto politico, europeo siano all’altezza anche solo di intravedere i problemi”. La sua ricetta è per uno smantellamento “ordinato” dell’eurozona e il ritorno a un Fsm condiviso prima di procedere verso altre unioni monetarie. Tuttavia, non è ottimista.

Ancora più preoccupanti le pagine di C. Randall Henning dell’Università di Oxford in un saggio (ancora in bozza) che dovrebbe apparire tra due mesi nel libro collettaneo di James A. Caporaso e Martin RhodesEurope’s Crises: Economic and Political Challenges of the Monetary Union per i tipi della Oxford University Press. Secondo Henning, la Bce è stata modellata sulla base del principio che autorità monetarie (centralizzate) e autorità di bilancio (nazionali) sono in continuo palio per il primato nella formulazione e attuazione della politica economica; quindi, l’evoluzione del Fsm procede a sbalzi risultanti dagli esiti di conflitti sempre serpeggianti.

La crisi 2010-2013 (quella del “debito sovrano”) ha accentuato la struggle for dominance (lotta per il dominio della politica economica). La deflazione dimostra che per ora le autorità monetarie hanno avuto la meglio su quelle della politica di bilancio (e della politica dei prezzi e dei redditi). Al costo però, di frammentare il concetto di Fsm (e il mercato finanziario europeo) e di innescare un forte movimento anti-euro.

Di tanto in tanto, la politica dovrebbe dedicare tempo alla lettura di letteratura accademica recente (come facevano i leader del passato, anche recente). Sempre che dispongano della strumentazione per interessarsi, comprenderne e trarne le conclusioni di azione politica.

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