FINANZA/ L’inganno dell’euro “smascherato” da Draghi

- Giovanni Passali

La moneta unica in Europa non esiste più: GIOVANNI PASSALI ci spiega perché le ultime decisioni delle Banca centrale europea certificano la fine imminente dell’euro

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L’euro è ormai finito, non abbiamo più la moneta unica. Questo è il risultato più rilevante delle decisioni prese dalla Bce di Draghi, che vanno sotto il titolo di “via libera al Qe della Bce”. Questa osservazione l’avevo già fatta un paio di anni fa, considerando il fatto che due imprese identiche, con fatturato identico, chiedendo un finanziamento avrebbero dovuto pagare interessi diversi solo perché una tedesca e l’altra greca o spagnola o italiana. In queste condizioni reali, è chiaro che si tratta di due sistemi monetari differenti. Anche se di facciata appaiono uguali, la sostanza è che si tratta di due sistemi monetari differenti. 

Il fatto che in stati differenti le banconote portino lo stesso nome, abbiano gli stessi valori numerici, abbiano gli stessi disegni e gli stessi colori, tutto ciò appartiene solo a un inganno virtuale; la realtà invece è una differenza reale che si chiama costo del denaro che pesa sui bilanci di imprese, pubbliche amministrazioni e tasche dei cittadini.

Il fatto di non avere più una moneta unica l’ha però reso ancora più evidente la serie di decisioni prese dalla Bce per tentare disperatamente di venire in soccorso di un sistema bancario di nuovo sull’orlo della bancarotta, mentre l’economia reale continua ad affondare. La gravità della situazione economica può oggi non apparire completamente solo per le continue iniezioni di liquidità che stanno drogando il sistema bancario e finanziario, ma la droga-moneta sta rendendo il sistema finanziario un drogato terminale, senza più speranza di sopravvivenza.

Per quanto la droga-moneta possa in qualche modo nascondere temporaneamente la gravità della situazione, vi sono alcuni indicatori che non temono smentite. Per esempio, il bollettino di fine anno dell’Unione Petrolifera, che denuncia il nuovo calo di consumi di carburanti nel mese di dicembre 2014, che ha portato il totale del 2014 a un livello di consumi pari a quello della metà degli anni Sessanta. Si tenta di spendere il meno possibile alla pompa della benzina non perché il carburante costa troppo, ma perché manca il denaro in tasca al consumatore.

In questo quadro, cosa ha deciso la Bce? Ha deciso di immettere liquidità nel sistema bancario, comprando titoli di stato per almeno 18 mesi (da marzo 2015 a settembre 2016), senza precludere ulteriori acquisti, con l’obiettivo di portare l’inflazione a un livello prossimo e inferiore al 2%. Un totale di quasi 1100 miliardi di euro, con l’obiettivo di far salire l’inflazione; un obiettivo che verrà fallito sicuramente. Un falso obiettivo che nasconde il vero obiettivo, quello di dare liquidità a un sistema bancario in fallimento.

Ma l’aspetto più grave è un altro. L’acquisto di titoli comporta un rischio, per quanto minimo. Ebbene, Draghi ha subito chiarito che tale rischio verrà preso in carico dalla Bce solo per un importo pari al 20% dei titoli acquistati, mentre il restante 80% sarà in carico alle rispettive banche centrali. Come ha giustamente notato il giornalista Mario Giordano in un lucido commento sul quotidiano Libero: “Se la Bce trasferisce alle banche nazionali il rischio della difesa dell’euro, infatti, significa che non considera l’euro come una moneta unica. O meglio: diciamo che l’euro è una moneta unica al massimo al 20 per cento. All’80 per cento, invece, è un mero accordo di cambi fissi mascherato da moneta unica. E qualcuno allora ci può spiegare perché dobbiamo rinunciare al 100 per cento del controllo della nostra moneta per tenerci l’80 per cento dei rischi? Che senso ha? Solo per farci imporre le politiche economiche da Berlino (via Bruxelles)?”.

Ovviamente sì, poiché il vero obiettivo dell’euro è sempre stato questo. L’euro non è vera moneta, è sempre stato uno strumento finanziario come lo è un debito. Uno strumento finanziario e una gabbia di cambi fissi che inevitabilmente avrebbe favorito i più forti a discapito dei più deboli. Come mettere sullo stesso ring un pugile della categoria “pesi massimi” con uno della categoria “pesi mosca”. Per quanto il più grosso sia fuori forma, il più piccolo non potrà uscire vincitore. Se poi al più grosso viene pure concesso di violare le regole senza essere sanzionato, la frittata è fatta. Ricordiamo infatti che pure il surplus eccessivo (come quello della Germania) è una violazione dei parametri di Maastricht.

Ma ci sono altri due aspetti che sono stati finora totalmente taciuti dai media e dai commentatori. Il primo è che la Bce finisce per tenersi il 100% dei profitti dei titoli acquisiti e mollare agli altri (banche centrali) l’80% dei rischi. Si dirà che in realtà i profitti della Bce vengono poi redistribuiti alle banche centrali. Ma allora a cosa diavolo serve la Bce? Si tratta solo di una sovrastruttura che toglie dalle rispettive banche centrali il denaro che serve per pagare i propri retribuitissimi funzionari? Una sovrastruttura perfettamente inutile, pagata dagli interessi dei nostri sudatissimi risparmi? E i rischi delle rispettive banche centrali, da chi è coperto? Dai rispettivi ministeri del Tesoro? Cioè sempre da noi contribuenti?

Il secondo aspetto è che il denaro della Bce non è denaro gratis, ma denaro col quale verranno acquistati titoli di stato. Cioè si tratta di nuovo debito per tutti gli stati europei. In una situazione debitoria già pesante, la Bce ha pianificato la possibilità di un aumento del debito per gli stati di 1100 miliardi. In altre parole, si tratta di una catastrofe annunciata.

La Bce ha pianificato di attuare a livello europeo lo stesso piano fallimentare già adottato con la Grecia, alla quale ha imposto politiche di austerità in cambio della liquidità necessaria per non andare immediatamente in default. Ma il default della Grecia c’è già stato senza essere dichiarato, perché le successive ristrutturazioni del debito hanno portato a un taglio del valore dei titoli di oltre il 50% (per i privati). Ma con quale risultato? Il debito oggi si avvicina al 180% del Pil e la disoccupazione appare stabile al 26% (se vogliamo dar retta ai dati ufficiali).

Ma non tutto il male viene per nuocere. La posizione della Bce apparirà nel tempo sempre meno sostenibile. Con i bilanci degli stati in continuo peggioramento, la Bce fallirà completamente l’obiettivo di far crescere l’inflazione. Infatti, con questa enorme liquidità in mano alle banche, esse la sposteranno laddove rende di più (cioè nei mercati finanziari), come hanno fatto fin dalla nascita dell’euro. L’unica differenza era che fino allo scoppio della crisi il disastro era mascherato dal fatto che un minimo della liquidità in eccesso finiva comunque nell’economia reale. Ora è calata la maschera, nessuno presta più all’economia reale perché questa non rende più. Quindi la nuova ondata di denaro finirà nei mercati finanziari (che infatti hanno immediatamente festeggiato l’annuncio di Draghi) e provocherà un accentuarsi della deflazione. Altro che inflazione!

Finalmente i vari ministri (a cominciare da Padoan, che continua a dire che ormai stiamo uscendo dalla crisi) la smetteranno di dire che tra sei mesi ci sarà la ripresa (a meno di scatenare l’ira popolare). Quello inizierà a essere il momento buono per uscire dall’euro.

 

P.S.: L’annuncio di Draghi ha provocato anche l’immediata discesa del cambio euro/dollaro, arrivato alla soglia di 1,12. Giusto un anno fa, il cambio era intorno a 1,38; cioè l’euro si è svalutato di circa il 19% in un anno. Qualcuno di voi ha visto l’inflazione? E ora, dove andranno a nascondersi tutti quei titolati economisti o politici che, commentando l’ipotesi di un ritorno alla moneta nazionale, affermavano che sarebbe successo il disastro dovuto alla svalutazione della moneta e alla conseguente inflazione? A questi livelli di cambio, una uscita dall’euro sarebbe anche l’occasione per farlo a un cambio estremamente favorevole, poiché potrebbe succedere che la nuova moneta nazionale si svaluti di poco niente rispetto ad altre monete, mentre il nuovo euro si rivaluterà di molto, rendendo sempre più difficile l’esportazione per quelli che manterranno l’euro. Per questo è doveroso essere ottimisti. Il tempo lavora a nostro favore.

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