SPILLO/ Euro, una svalutazione che “promuove” il ritorno alla lira

- Giovanni Passali

L’euro sta continuando a svalutarsi sui mercati valutari. Eppure, ricorda GIOVANNI PASSALI, la svalutazione della moneta era un argomento usato contro il ritorno della lira

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Abbiamo avuto una settimana ricca di commenti illustri. Jacob Rothschild, celebre banchiere ebreo, ha dichiarato che l’attuale situazione geopolitica è la più grave dalla Seconda guerra mondiale. In particolare, ha puntato l’attenzione sul continente europeo “minacciato da livelli di disoccupazione orribili”. E di questo quadro risente pure la moneta unica. 

L’euro ha appena avuto un calo drammatico sotto 1,10, arrivando addirittura a 1,08 dollari. Ora i commenti degli analisti vedono la parità con il biglietto verde entro l’anno. Ma di questo ritmo, la parità arriverà nel giro di alcune settimane. Un declino lento e inesorabile, che ha il merito di sbugiardare una volta di più quanti hanno continuato ad affermare, contro l’uscita dall’euro e il ripristino di una moneta nazionale, il fatto che una svalutazione avrebbe portato a un impoverimento degli italiani.

Ma l’economia e la produzione non si possono modificare sulla carta. Se l’economia reale va male, non basterà una moneta diversa (da quella nazionale) a modificare la realtà. E così anche con l’euro abbiamo quella svalutazione che i denigratori della moneta nazionale hanno denunciato come un male. Ma se anche con l’euro abbiamo la svalutazione (e l’impoverimento, secondo questi esperti), allora nell’euro che ci siamo entrati a fare? Non doveva servire la bella moneta unica a evitare questi scenari? E perché non ne usciamo, visto che serve solo alle esportazioni tedesche e a distruggere il nostro mercato interno?

La domanda non è retorica ma attualissima, perché ancora in settimana sul sito de Il Sole 24 Ore si trovava un articolo che commentava l’ipotesi della uscita della Grecia dall’euro. E a fronte di questa ipotesi, veniva ancora una volta affermato a chiare lettere che la svalutazione della moneta avrebbe provocato il disastro economico.

Abbiamo una moneta unica che funziona male come moneta unica, poiché non costa mai lo stesso se la prendi a prestito (e se sei tedesco o francese o italiano o spagnolo o greco), gestita pure da un istituto centrale che non è una banca centrale (nonostante il nome): infatti, non è prestatore di ultima istanza. E, soprattutto, non può essere prestatore di ultima istanza nei confronti di uno Stato che non c’è.

Si potrebbe aggirare l’ostacolo rendendo la Bce prestatore di ultima istanza degli stati che usano l’euro. Ma allora inizierebbero le delicate discussioni e trattative su quanto prestare e a chi. E a questo punto, vista la complicata situazione, non si capisce perché non risolvere tutto alla radice, con monete nazionali e banche centrali nazionali, in modo che ciascuno si cucini con il brodo delle proprie responsabilità. A meno che…

A meno che il piano vero non sia proprio il contrario: cioè l’indebolimento degli stati (attraverso anche la progressiva sottrazione delle sovranità) e il continuo depauperamento dei popoli (anche attraverso le privatizzazioni, ma soprattutto attraverso la mancanza di lavoro; meglio, attraverso la mancanza di lavoro retribuito, perché le cose da fare non mancano di certo). Tutto a favore dei pochi che hanno soldi o che, per connivenze e potere, riescono ad avere crediti dal sistema bancario.

Ma la cosa non andrà così liscia. Stanno facendo i conti senza l’oste, cioè senza i popoli. 

Il mondo politico è già in fibrillazione e le fibrillazioni aumenteranno. Sempre più persone si stanno rendendo conto che la politica e i politici servono a ben poco. Questa politica e questi politici. Ma una politica diversa è possibile. Soprattutto con una moneta nostra.



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