DALLA GRECIA/ La grande farsa del “processo” di Atene

- Sergio Coggiola

Syriza ha deciso di proporre al Parlamento l’istituzione di una commissione di inchiesta che indaghi sull’operato di Papandreou, Papademos e Samaras. Il commento di SERGIO COGGIOLA

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Sono i vincitori che giudicano i vinti. Sono sempre i vincitori che scrivono la storia. Sarà per questa ragione che Syriza ha deciso di proporre al Parlamento l’istituzione di una commissione di inchiesta che indaghi sugli ultimi cinque anni, lustro che la Grecia ha vissuto sotto il tallone dei due Memorandum. Sarà il “processo di Atene”. Indagherà sulle responsabilità politiche dei protagonisti, cioè i primi ministri Papandreou, Papademos e Samaras. Punto di partenza: ottobre 2009-maggio 2010, quando il Paese firma il suo primo Memorandum, poi maggio 2010-novembre 2011, quando firma il secondo Memorandum, poi novembre 2011-maggio 2012 quando la Grecia è costretta a implementare il Psi (ristrutturazione del debito), infine il quarto periodo che va da giugno 2012 a gennaio 2015.

Altro fumo negli occhi dell’opinione pubblica in coincidenza con lo stallo delle trattative sulla lista delle riforme presentate da Atene. Ma, ribattono i “syrizei”, abbiamo semplicemente mantenuto una nostra promessa elettorale. A forza di promesse realizzate, i fatti non governati stanno portando il Paese alla malora. E poi quanta ipocrisia. Il giorno prima, in Parlamento, Tsipras si era rivolto ai partiti di opposizione chiedendo loro “comprensione”. Inutile sperare che in Grecia governo e opposizione riescano a trovare un punto di intesa. L’avversario è sempre il nemico. Per questo governo è anche il “nemico di classe”.

Quanto sia demagogica questa iniziativa è dimostrata dal fatto che l’anno di partenza delle “indagini” è il 2009. Gli anni precedenti, quelli del governo Karamanlis, non vengono indagati. Eppure sono stati proprio i cinque anni di quel malgoverno a portare il nemico (Troika e consociati) in casa. Papandreou si è ritrovato un “buco” di bilancio spaventoso (15% del Pil) e l’esposizione della banche incontrollabile. Il lustro Karamanlis è stato un fallimento economico-politico. Anni allegri quelli. Anni di spesa folle. Anni di corruzione diffusa. Anni di scandali insabbiati. Anni “olimpici”, insomma. 

La commissione dovrebbe, e qui si riportano solo alcuni esempi, anche indagare sulle ragioni per cui il sistema pensionistico, prima del 2009, era una fabbrica di privilegi (la figlia nubile aveva diritto alla pensione di reversibilità del padre), l’Ika (equivalente dell’Inps) pagava la pensione a circa 30 mila deceduti, non sapeva neppure quanti fossero i suoi pensionati (si andava in pensione a 50 anni), tantomeno quanto era la spesa totale. Poco importava, lo Stato, in automatico ripianava il debito. Così come ripianava quelli delle società controllate. 

Oppure dovrebbe spiegare al “popolo” il perché la lente per un’operazione alla cataratta veniva pagata dall’ospedale 200 euro, quando il costo reale era 40. O ancora perché chi non pagava le tasse non veniva perseguito. O perché si potessero costruire lussuose piscine che venivano dichiarate come deposito d’acqua piovana. E perché non aggiungere che non esisteva un catasto, o ricordare che a parità di mansione gli impiegati dei vari ministeri percepivano stipendi diversi (al ministero dell’Economia, ad esempio, lo stipendio era superiore del 30% rispetto a quello di un impiegato del ministero della Cultura). O perché nella provincia di Larissa (zona agricola) circolava la percentuale più alta, rispetto alla popolazione, di Porsche Cayenne di tutta Europa. Per non parlare degli Hammer. O delle Jeep di 4000 cc. di cilindrata (cambio automatico, sedili in pelle), vendute a bulgari e rumeni per prezzi stracciati: 1000-1500 euro. 

O ancora perché l’indice della Borsa di Atene ha toccato quota 6000 (oggi l’indice Ase si aggira oggi sui 780 punti). Ma la liste delle “distorsioni” sarebbe ancora lunga. In altre parole, la commissione dovrebbe avere il coraggio di sporcarsi le mani per una sana e rigeneratrice “katarsi” che aiutasse a riflettere sugli errori politici e sociali del passato di un Paese che ha vissuto ben al di sopra delle sue reali capacità di produrre ricchezza.

Data storica l’ottobre del 2009: è la presa di coscienza che i padri hanno divorato il futuro dei propri figli. È anche l’inizio di un quinquennio di tagli e sacrifici – chi ha sbagliato ha già pagato (i socialisti al 4%, i conservatori al 27%) – e della ricostruzione di una struttura statale che, prima, è sempre stata funzionale a una politica clientelare che si è cristallizzata nel tempo. Anche per questa ragione una serie di riforme per modellare uno Stato moderno e competitivo non riescono a essere applicate: la politica ha offerto dei privilegi che sono difficili da smantellare.

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