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Home » Economia e Finanza » IL CASO/ Caio, lo “schiaffo” di Passera e Marchionne che pesa più delle contestazioni

  • Economia e Finanza

IL CASO/ Caio, lo “schiaffo” di Passera e Marchionne che pesa più delle contestazioni

Sergio Luciano
Pubblicato 23 Aprile 2015
Caio_FrancescoR439

Francesco Caio (Infophoto)

Francesco Caio è stato contestato duramente da alcuni dipendenti di Poste Italiane non appena ha detto a quanto ammonta il suo stipendio. Il commento di SERGIO LUCIANO

Per aver fegato, ne ha da vendere, Francesco Caio: perché dichiarare davanti (anzi: in mezzo!) a un plotone di sindacalisti e dipendenti inferociti che il suo stipendio è di 1,2 milioni di euro all’anno – mille volte in più di una paga base da portalettere – richiede fegato. Ci mancava un millimetro, e finiva a spintoni, sputi o monetine. Quindi, chapeau per il coraggio.


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I riconoscimenti, però, finiscono qui. E dispiace, perché senza dubbio Francesco Caio è un bravo, anzi bravissimo top-manager, che ha sempre ben meritato finora e che inoltre – chi scrive, conoscendolo, lo pensa con convinzione personale – ha anche il raro merito di essere un uomo indipendente, per esempio dal suo ex capo Carlo De Benedetti che lo odiò profondamente proprio per questo, dopo averlo insediato al vertice dell’Olivetti.


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Ma è la persona giusta per districare un ginepraio come le Poste? Ed è, più in specie, l’uomo metodologicamente adatto a trasformare una grandissima azienda pubblica, ancora protetta da molto monopolio e abituata a logiche consociative, in un’impresa di mercato a tutto tondo? È lecito dubitarne, e non solo dopo l’episodio dell’altro giorno.

La sottocultura renziana del tutto-e-subito – metamorfosi grottesca del più sinuoso democristianismo di cui Renzi è figlio – può generare mostri, quando non sia mitigata dal profondo doppiogiochismo del premier, che promette e dimentica, “ciacca e medica”, attacca e accarezza. Caio fa sul serio, ma stavolta l’impressione è che questo suo “serio” lo sia troppo, o troppo presto o comunque troppo “disruptive” per usare un termine certamente chiaro in casa McKinsey, dove questa sottocultura manageriale che conduce alle fratture inutili è molto amata. 


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Ma la McKinsey è diventata grande e forte praticando questa cultura negli Stati Uniti, dove il contesto è tale da far rimarginare in fretta quasi ogni ferita. In Europa, gli uomini McKinsey vestono abiti molto più morbidi. Caio, che il superconsulente l’ha fatto ai massimi livelli, dovrebbero saperlo. È il momento di indossare quegli abiti, anche forzando un po’ la sua natura decisionista. 

Chi ha un briciolo di memoria storica ricorda bene quale inerte e gigantesco leviatano burocratico fossero le Poste quindici anni fa, prima della “cura Passera”. Corrado Passera, poi ministro dello Sviluppo Economico con Monti e oggi capo di “Italia Unica”, fece più lui per tre anni alle Poste – con l’avallo di un signore che, senza offesa, valeva da solo due volte Renzi e Padoan messi insieme, cioè Carlo Azeglio Ciampi – di quel che era stato fatto nei vent’anni precedenti e nei successivi dieci. E ci riuscì senza “spargimenti di sangue” sindacale.

Altri tempi, più facili, si dirà: sì, ma mica poi tanto. Cambiare gli uffici e trasformarli (anche) in filiali bancarie e assicurative; digitalizzarli; cambiare il parco auto, il mansionario, tutto. Evidentemente si poteva fare. Ma è facile dirlo oggi: ai tempi, gli dettero del pazzo. Poi, mescolando determinazione e mediazione, durezza e conciliazione, Passera ce la fece. Eccome. 

Oggi si potrebbe dare alle Poste la spinta ulteriore che le occorre? Che le occorre subito per andare in Borsa entro l’anno e nel giro di cinque anni per compensare sul digitale il business in calo sull’analogico, per giunta senza litigare con i sindacati e con il governo, che non aumenta il prezzo del servizio universale? Forse sì, forse no. 

Caio ha tutte le competenze necessarie per verificarlo. Deve però dimostrare di avere anche il carattere giusto per far riuscire l’operazione senza far morire il malato. Auguri, ma sia un po’ più diplomatico, almeno, per il futuro. Guardi Marchionne: perfino l’impulloverato, alla fin fine, qualche sindacalista amico l’ha dovuto e saputo utilizzare.


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