FINANZA/ Derivati e Pil Usa, le “balle” da smentire

- Giovanni Passali

Per GIOVANNI PASSALI, recentemente ci sono state delle notizie su cui sono utili delle precisazioni, a partire dalla preoccupazione sui derivati del Tesoro italiano

debito_ita_euro_cent_phixr
Infophoto

Sono tempi davvero straordinari questi in cui capita di vederne e sentirne di tutti i colori. L’ultimo esempio è stato quello dei reiterati attacchi alla dottoressa Cannata, colei che da tanti anni guida presso il ministero del Tesoro il delicato Ufficio per il debito pubblico, cioè quell’ufficio che si occupa di gestire l’emissione dei titoli di stato e degli altri strumenti finanziari necessari a tenere i conti in equilibrio e fornire allo Stato la liquidità necessaria allo svolgimento dei propri uffici.

Gli attacchi sono stati originati da una notizia di Bloomberg su un argomento che non è una notizia, cioè l’utilizzo di strumenti derivati da parte del ministero del Tesoro. L’utilizzo di strumenti derivati non è una stranezza o un’anomalia italiana. Vengono utilizzati da tutti i governi del mondo. Essa si rende utile e a volte necessaria perché i titoli di Stato sono soggetti ai tassi di interesse, che ovviamente variano nel tempo. E proprio per offrire una qualche copertura a tali variazioni, soprattutto quando queste diventano eccessive, si attivano contratti derivati le cui controparti sono selezionate istituzioni bancarie.

In tempi di crisi straordinaria, una crisi che colpisce duramente anche i bilanci degli Stati, quella che normalmente non sarebbe una notizia improvvisamente diventa una notizia: tali contratti derivati sono attualmente in perdita. E siccome la perdita attuale ammonta a circa 40 miliardi di euro e il nozionale dei derivati è di oltre 160 miliardi, queste cifre hanno destato un certo scalpore, subito enfatizzato dall’ignorante stampa italiana e da diversi politici, ai quali non pareva vero di avere l’occasione di mettersi un po’ in luce e di avere un po’ di visibilità mediatica.

Ma le cose stanno ben diversamente. Innanzitutto il valore a oggi di tali contratti non vuol dire nulla in termini di perdita reale di tali contratti alla scadenza. E le scadenze sono piuttosto lunghe per molti di questi contratti, dell’ordine di 20-30 anni. Alcuni di questi contratti hanno anche clausole di rescissione anticipata, ma tali clausole possono essere esercitate da ambo le parti, quindi può farlo anche il ministero del Tesoro, al momento opportuno. E nei prossimi anni potrebbero essere rescissi contratti per un valore complessivo di appena 5 miliardi, mentre il resto scadrà dopo il 2022 e fino al 2038. Tempi veramente lunghi quindi.

La prima sciocchezza ascoltata in questi giorni è quella che tali scadenze così lunghe siano sostanzialmente pericolose e immotivate. Ma tali scadenze corrispondono precisamente alle tempistiche dei titoli di Stato emessi, che arrivano proprio a 30 anni. Inoltre, è stato affermato che si tratta di operazioni a rischio. Ma i derivati vengono attivati proprio per contrastare un altro rischio, cioè il rialzo dei tassi di interesse. Quindi ovviamente portano profitto quando i tassi sono alti, proprio per compensare la perdita dovuta ai tassi alti. Quindi in momenti in cui i tassi sono bassi, come in questi anni, tali contratti risultano momentaneamente in perdita. Ma tale perdita è compensata dal risparmio ottenuto sui titoli di Stato a causa dei tassi bassi. In questo modo si ottiene il risultato, importantissimo per la pianificazione delle finanze pubbliche, di non avere un impatto troppo forte sui conti pubblici dovuto alla variazione dei tassi di interesse. E più il debito è alto, più l’impatto della variazione dei tassi rischia di essere pesantissimo.

L’unico modo per poter fare a meno dei derivati sarebbe quindi quello di riuscire ad abbassare il debito. Ma dato che questo era difficile prima e impossibile oggi che non abbiamo più la sovranità monetaria, l’adozione di contratti derivati è una triste necessità.

Proprio per questo le critiche della politica alla Cannata appaiono pretestuose: se davvero non piacciono i derivati utilizzati per rendere gestibile il debito nel lungo periodo, perché non cominciano i politici ad abbassare il debito? Oggi quei derivati procurano delle perdite, ma quando negli anni passati gli stessi derivati procuravano dei profitti, dov’erano i politici?

Un aspetto grottesco è stato poi raggiunto quando la Cannata, durante un’audizione parlamentare, ha dovuto ascoltare domande dubbiose sulla qualità del suo operato e del personale che lavora nel suo ufficio. La cosa è grottesca perché la qualità del lavoro della Cannata e del suo ufficio è nota a livello internazionale, tanto che al ministero del Tesoro arrivano esperti di tutto il mondo per comprendere come venga gestito con tanta oculatezza un debito dalle dimensioni così imponenti. Inoltre, esiste un ente internazionale di questi esperti, il Public Debt Management Network, un ente co-fondato da Ocs, Banca mondiale e il nostro ministero del Tesoro, un ente che fornisce pubblicazioni e studi per i gestori del debito pubblico; poi basta andare alla pagina dei contatti del sito web per trovare l’email della Cannata. L’onorevole Brunetta è arrivato a richiedere l’azzeramento dell’ufficio della Cannata. Se mai dovesse succedere una disgrazia del genere, la Cannata non avrebbe certo difficoltà a trovare una collocazione di rilievo a livello internazionale.

E mentre i politici si trastullano ad attaccare le risorse migliori del Paese, la crisi avanza inesorabile. Anche negli Usa. Il tema dominante in questi anni è stato quello di raccontarci che va bene la moneta unica, ma ora occorre più Stato, occorre un vero governo europeo, dopo la moneta unica, per affrontare meglio la crisi. E i fautori di questa novella (nel senso di favola) hanno spiegato che l’Europa si sta muovendo nella direzione giusta, come stanno facendo gli Usa, ma più lentamente, quindi più lentamente sta uscendo dalla crisi.

Ma le favole, come le bugie, hanno le gambe corte. Così anche questa idea degli Usa che sono usciti dalla crisi è già arrivata al capolinea. Gli ultimi dati sul Pil hanno mostrato una realtà molto dura. Era prevista una modesta crescita dell’1%, invece il dato ufficiale racconta di una crescita praticamente pari a zero (+0,2%). A riprova del fatto che non si crea ricchezza semplicemente stampando moneta. Anzi, stampando moneta in eccesso si rischia di distruggere il tanto osannato libero mercato, fino a portare i popoli alla rovina. Lo diceva pure Copernico, circa 500 anni fa.

 

P.S.: Altra notizia importante. L’ultima asta di titoli di stato tedeschi a 5 anni di mercoledì scorso è andata tecnicamente scoperta, cioè di fronte all’offerta di 4 miliardi in titoli il mercato ne ha assorbiti solo 3,2. Lo stesso giorno il ministero del Tesoro ha collocato Bot semestrali per 6,5 miliardi, ma le richieste sono state di 11,7 miliardi, cioè quasi il doppio. Viene il dubbio che tanta attenzione della politica nei confronti della Cannata possa avere un’interessata origine straniera. Non sarebbe la prima volta al ministero del Tesoro: il precedente illustre si chiama Nino Galloni, accantonato nel 1992 perché contrario a un’unione monetaria fatta nel senso del Trattato di Maastricht. Ennesimo caso di un’Italia geniale guidata da una politica miope e autolesionista.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

I commenti dei lettori