SPY FINANZA/ Grecia, Italia, Cina: il “filo rosso” che fa tremare i mercati

- Mauro Bottarelli

Non c’è solo il rischio di bolle sul mercato azionario segnalato da Vegas che deve far paura. MAURO BOTTARELLI ci spiega a cosa guarda il mondo finanziario

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Attenzione, adesso c’è da aver paura davvero. E questa volta la mia non è ironia. Perché quando un’istituzione storicamente avversa al panico e al catastrofismo come la Consob suona il campanello d’allarme, vuol dire che abbiamo già superato le colonne d’Ercole. Nel corso dell’incontro annuale con il mercato, infatti, il presidente dell’ente di vigilanza sui mercati, Giuseppe Vegas, ha dichiarato che «la quotazione dei titoli in borsa ha subito una crescita repentina e vi è quindi il rischio che si formino “bolle speculative” a causa dell’enorme liquidità affluita sui mercati dopo il Quantitative easing della Bce». Strano, non l’avrei mai detto, a parte per un migliaio di volte negli ultimi mesi. «L’enorme liquidità affluita sui mercati borsistici ha contribuito a innalzare in maniera repentina il valore dei corsi azionari», ha detto Vegas, osservando che «la crescita del rapporto prezzo/utile potrebbe rappresentare un segnale di rischio circa la possibilità che si formino bolle speculative». 

E ancora, «l’intervento della Bce ha consolidato le attese di una possibile rapida inversione della fase ciclica e ha fortemente attenuato la percezione del rischio sovrano, soprattutto per i Paesi periferici dell’Eurozona. Tuttavia, sui mercati finanziari resta il timore di possibili effetti di contagio derivanti dalle rinnovate tensioni in Grecia». Ah già, la mitologica Grecia. La quale lunedì ha rimborsato i 750 milioni di euro che doveva al Fmi, addirittura con un giorno di anticipo. 

Bene, no? Mica tanto, perché se la notizia del rimborso ha goduto dei titoli dei giornali, meno strombazzato sarà il fatto che per pagare quella cifra Atene ha fatto ricorso alle riserve di liquidità presenti sul suo conto presso proprio il Fmi, stando a quanto hanno riferito all’agenzia Reuters due funzionari del governo greco. Insomma, la più classica delle partite di giro: un po’ come avere un debito con propria madre e sanarlo con i soldi che la stessa ha versato su un conto speciale per le emergenze. La differenza è che la mamma può attendere o addirittura cancellare il debito, il Fmi no perché statutariamente i fondi presenti nei conti Sdr se utilizzati vanno ripristinati entro un mese. Altrimenti, default. 

E siccome ad Atene lo sanno, ieri mattina presto un portavoce del governo greco si è premurato di far sapere che sono stati trasferiti 600 milioni di euro nella disponibilità degli enti locali e di altri enti pubblici su un conto della Banca centrale, come previsto da un recente provvedimento legislativo finalizzato a gestire una crisi di liquidità: «Alla data di ieri i governi locali hanno trasferito 64,5 milioni di euro e altri enti amministrativi hanno trasferito 535,8 milioni di euro alla Banca di Grecia, per un totale di 600,3 milioni di euro», ha comunicato Gabriel Sakellaridis. Insomma, una sorta di requisizione di fondi per cercare di evitare ciò che ormai è inevitabile: il fallimento della Grecia e la sua potenziale esclusione dall’eurozona. 

Tanto più che proprio il Fmi, stando al quotidiano spagnolo El Mundo, avrebbe espresso, durante l’Eurogruppo di lunedì, la volontà di non partecipare a un possibile terzo salvataggio di Atene, che dovrebbe ammontare a circa 50 miliardi di euro ed essere vitale per la sopravvivenza del Paese. Insomma, questa volta la pantomima sembra davvero arrivata alla fine. 

Il problema è che mentre ci si concentra sulla Grecia, ovvero su una pulce, non ci si rende conto che c’è un elefante che sta per ribaltarsi. Guardate il primo grafico a fondo pagina, ci mostra come i titoli azionari cinesi non siano mai stati così cari rispetto ai bond da almeno sei anni a questa parte. Per la prima volta dal giugno del 2009, il rendimento sugli utili allo Shanghai Composite è sceso sotto il livello di quello delle obbligazioni corporate con il massimo dei rating: e cosa ci dice questo? Che se la storia insegna qualcosa ed è destinata a ripetersi, l’ultima volta che questo è accaduto il rally del 100% dei titoli durato un anno ha poi visto, nell’arco di un mese, una correzione del 20%, aggravatasi poi nei mesi successivi. 

E la Banca del Popolo, cosa fa? A detta della Xinhua News Agency poco o nulla, visto che sul suo sito lunedì non ha avuto intuizione migliore che quella di ricordare che «il mercato rialzista non significa guadagni in un solo verso, visto che molta gente che ha preso in prestito denaro per comprare titoli potrebbe essere colpita anche da una piccola correzione». Ma guarda, un problemino di margin debt, quello di cui vi parlo da un mese. Tanto che per l’agenzia, «un regolatore deve ricordare il suo ruolo primario, ovvero proprio quello di regolare e non quello di aiutare i mercati a entrare in un corso rialzista “rallentato”. I cambiamenti frequenti della Banca centrale, ovvero ottimista sul futuro dei mercato quando questo cala e cauta quando il mercato sale, potrebbe erodere rapidamente la sua credibilità». 

Insomma, i nodi vengono al pettine: Vegas si accorge del rischio bolle da Qe, la Cina comincia a capire che sta mal gestendo un rally insostenibile rispetto ai fondamentali e il Fmi pare stufo di mantenere in piedi artificialmente la Grecia (casualmente proprio ora che il mercato obbligazionario comincia a tornare in subbuglio e un aggravamento della situazione potrebbe far molto comodo alla Fed in vista del Qe4). 

Ma c’è di più e ce lo mostra il secondo grafico, ovvero il fatto che stando a dati resi noti venerdì scorso le sofferenze bancarie per le banche cinesi sono salite di 141 miliardi di yuan solo nel primo trimestre di quest’anno, l’aumento a tre mesi più netto di sempre e in grado di portare il totale a qualcosa come 983 miliardi. E stiamo parlando di un Paese il cui carico di debito totale, attualmente a 28 triliardi di dollari, rappresenta una ratio del 280% rispetto al Pil. 

Ma c’è di peggio, perché circa 364 miliardi di quel debito sono denominati in prestiti su proprietà (ovvero con un collaterale rappresentato da proprietà, leggi immobili) e questo ha portato Fitch ad avvertire come «l’esposizione al ramo immobiliare è la più grande minaccia per la tenuta della banche cinesi, visto il grado di dipendenza del sistema bancario dal collaterale in real estate e dai forti legami tra proprietà e altre parti dell’economia». Per capirci, i prestiti legati a proprietà – ovvero mutui residenziali e prestiti corporate legati a proprietà – per le banche che Fitch monitora in Cina sono saliti del 400% dalla fine del 2008 a oggi, contro il +260% dei prestiti in generale. Di più, i prestiti assicurati da proprietà immobiliari rappresentano oltre il 40% di tutti i mutui erogati in essere di quelle banche. Cosa potrebbe accadere se il mercato immobiliare registrasse un calo dei prezzi e quindi una perdita di valore del collaterale posto a garanzia di miliardi e miliardi di prestiti? 

 

 

Stiamo parlando della Cina, il Paese delle “città fantasma” dove si è smesso di costruire: questo vi tranquillizza? A me no, ma i mercati tirano e i cieli sono sempre blu. Oddio, non tantissimo se qualcuno che dai vari cicli di Qe ha guadagnato tantissimo come Citigroup si trova costretta ad ammettere che una cartina di tornasole dell’economia reale a livello globale, ovvero il CapEx, non solo non conoscerà un boom, ma addirittura è destinato a declinare se queste tre dinamiche non cambieranno. 

Primo, la disconnessione del valore delle equity dall’occupazione e quindi un mercato che di fatto non premia più l’investimento ma solo gonfiature artificiali dei titoli, come nel caso dei buybacks di massa. Secondo, un cambio delle dinamiche demografiche a livello globale. Terzo, il debito record che grava sull’intero sistema, pubblico e privato e che attende solo un rialzo dei tassi per esplodere. 

Tre criticità semplici ma che NON si possono risolvere con l’unica ricetta messa in capo dal 2009 a oggi, ovvero con la liquidità. Ecco a voi il grafico (il primo a fondo pagina) che lo testimonia, cifre alla mano. Ma tranquilli, ora c’è Vegas a vigilare. Anche se io mi fido più di qualcun altro, ovvero dell’enorme manina misteriosa che anche ieri, appena aperto il mercato Usa, è intervenuta in stile supereroe e ha comprato obbligazioni con il badile, invertendo il trend del rendimento del Bund, come ci mostra l’ultimo grafico. 

Vi chiederete, “chi è stato”? Vi fate la domanda sbagliata. Quella giusta è, “Per quanto ancora potrà farlo?”. Per poco, fidatevi.

 

 



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