FINANZA/ Grecia e Trattati, le sviste di Renzi sull’Ue

Per GIUSEPPE DI TARANTO, la creazione di un’Europa federale è impossibile senza la condivisione del debito dei singoli Paesi e il coordinamento delle riforme a livello comunitario

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Un documento di nove pagine con le proposte del governo italiano per rafforzare l’Unione monetaria europea. Il testo è stato anticipato dall’agenzia Askanews e sarà discusso durante il Consiglio europeo del 25-26 giugno. Nella bozza si afferma che il malcontento nei confronti dell’Ue potrebbe avere “conseguenze devastanti”, anche se si aggiunge che è necessario che l’irreversibilità dell’euro sia “chiara” e senza alcuna ambiguità o incertezza. Il governo italiano propone inoltre che l’Ue adotti un sistema comune di sussidi alla disoccupazione e che perfezioni la Vigilanza unica bancaria con un sostegno comunitario e un fondo unico di garanzia sui depositi. Infine si afferma che non sono necessari cambiamenti nel Trattato su cui si basa l’Ue. Ne abbiamo parlato con Giuseppe Di Taranto, professore di Storia della finanza e dei sistemi finanziari alla LUISS di Roma.

Alla luce delle proposte avanzate dal governo italiano, ritiene che quello di Renzi sia soltanto un anti-europeismo di facciata?

Renzi non è anti-europeista e non lo è mai stato, ma ha sempre indicato che la strada non è il rigore ma la crescita. Il problema non è quindi essere anti-europeisti, bensì cambiare l’indirizzo economico dell’Europa. Non dimentichiamo che è stato proprio il nostro premier nel corso del semestre italiano di presidenza Ue a indirizzare la prospettiva dell’Europa più verso la crescita che verso il rigore. Renzi dovrebbe essere però più deciso nel perseguire questo obiettivo.

Che cosa ne pensa dell’idea che l’euro debba essere un fatto irreversibile?

Sono d’accordo perché l’euro rappresenta una protezione per tutti i Paesi che hanno aderito alla moneta unica. Qualora un Paese, come la Grecia, decidesse di uscire negli attuali trattati non è previsto nessun meccanismo di protezione contro la speculazione. Uscire dall’euro significherebbe quindi andare incontro a una crisi finanziaria.

Il governo italiano propone un sistema comune di sussidi di disoccupazione. E’ pensabile che questa sia la soluzione?

Per rispondere a questa domanda bisogna innanzitutto tenere conto del fatto che il piano Garanzia giovani non ha assolutamente funzionato. L’Italia ha ricevuto a tutt’oggi circa 11 milioni di euro anziché oltre un miliardo e mezzo come era previsto. In Italia abbiamo 2 milioni di Neet, persone cioè che non studiano e non lavorano, ma finora sono arrivate soltanto 53mila richieste di stage per il progetto Garanzia Giovani. Alla fine soltanto il 17% dei richiedenti è riuscito a svolgere lo stage.

Quali sono le cause di questo insuccesso?

La causa principale è l’eccessiva burocratizzazione del sistema che ha fatto sì che non sia ancora stata attuata un’Agenzia nazionale del lavoro.

 

E quindi?

Nel momento in cui a livello europeo si studiano meccanismi non efficaci, ovviamente non vi sono risultati. A quel punto bisogna sopperire con provvedimenti interni. Non ha senso quindi che Renzi chieda un sistema comune di sussidi alla disoccupazione se poi questi non funzionano.

 

Prima ha detto che Renzi non è stato abbastanza deciso nel difendere la crescita. Perché?

Perché mi sarei aspettato una maggiore apertura verso la Grecia da parte sia di Renzi sia di Hollande. Non bisogna mai dimenticare che i due principi fondamentali dell’Unione Europea sono la solidarietà e la sovranità condivisa.

 

Per Renzi non è necessario cambiare i Trattati Ue. Lei è d’accordo?

No. I Trattati Ue sono stati elaborati da Francia e Germania e di fatto tendono ad avvantaggiare prevalentemente le nazioni del Nord Europa. Draghi a Cintra ha dichiarato che è necessaria “una condivisione dei rischi e della sovranità nazionale, un coordinamento delle riforme e un consolidamento delle politiche fiscali”.

 

Che cosa c’entra questo con i Trattati?

Si dice sempre che l’obiettivo è la creazione di un’Europa federale, eppure il Trattato di Maastricht prevede un divieto assoluto di mutualizzazione del debito a livello europeo. E’ un vero e proprio paradosso in quanto il primo passo verso la creazione dello Stato federale Usa è stata proprio la mutualizzazione del debito.

 

Di che cos’altro ci sarebbe bisogno?

Di un coordinamento delle riforme. L’Europa sostiene sempre che le riforme sono necessarie, il problema è capire quali riforme e soprattutto come vadano attuate. Quando fu introdotta la legge Fornero, Angela Merkel disse che era fatta così bene da essere “impressionante”, mentre quella riforma sta rivelando molte falle.

 

(Pietro Vernizzi)

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