UE E PENSIONI/ Le “sentenze” che mandano l’Italia in recessione

- int. Antonio Maria Rinaldi

Dopo che la Consulta ha bocciato il blocco delle pensioni, è in arrivo il no di Bruxelles alla reverse charge. Per ANTONIO MARIA RINALDI coprire questo buco provocherà una nuova recessione

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Matteo Renzi (Infophoto)

Nuova batosta in arrivo per i conti pubblici italiani. La Commissione Ue boccerà la reverse charge sulla grande distribuzione, introdotta con l’ultima legge di stabilità, da cui il governo si aspettava introiti da 700 milioni di euro. Una cifra che va sommata ai 13 miliardi di euro che lo Stato dovrà restituire ai pensionati dopo che la Corte costituzionale ha dichiarato illegittimo il blocco della perequazione automatica per le pensioni di importo superiore ai 1.450 euro. Ne abbiamo parlato con Antonio Maria Rinaldi, docente di Finanza aziendale all’Università Gabriele D’Annunzio di Pescara e professore straordinario di Economia politica alla Link Campus University di Roma.

Professore, far quadrare i bilanci dell’Italia è sempre più un’impresa impossibile…

Corrado Passera invece di imbavagliarsi solo ora contro l’Italicum, avrebbe dovuto farlo già ai tempi della legge sulle pensioni del 2011. Dopo le ultime dichiarazioni pubbliche di Elsa Fornero, che gli ha attribuito la responsabilità dell’introduzione della nota normativa sulle pensioni, sarebbe opportuno che l’ex ministro per lo Sviluppo economico ci dicesse se è vero o no.

Quali scenari si possono aprire di fronte alla sentenza della Corte costituzionale?

Se andiamo a vedere i conti, potrebbero aprirsi falle per 12-13 miliardi di euro. Questo significherebbe riscrivere completamente l’ultima Legge di stabilità, dopo che a fine aprile sono partiti gli ultimi tagli agli enti locali per 8 miliardi. Ci si chiede quindi come il governo intenda reperire questa ulteriore necessità di bilancio. Si tratterebbe di fatto di annullare completamente lo 0,6% di crescita previsionale attribuita al 2014.

Per quale motivo?

Considerato che non abbiamo più alcun tipo di sovranità monetaria, per reperire nuove risorse le uniche due strade possibili sono attuare ulteriori tagli di spesa oppure aumentare la tassazione. Le privatizzazioni non possono certo compensare minimamente questo ulteriore fabbisogno.

Quali effetti avrebbero queste misure sul Pil?

L’effetto moltiplicatore dell’aumento della tassazione porterebbe l’Italia non soltanto a non crescere, ma a registrare una decrescita del Pil dell’1,1-1,3%. Ciò a dimostrazione del fatto che i governi italiani non hanno la capacità di provvedere all’equilibrio dei conti pubblici se non a brevissimo, anche con provvedimenti che risultano essere incostituzionali.

 

Va superata quest’ottica che ragiona solo sul breve periodo?

Sì. È il caso che i governi italiani inizino a ragionare in termini non di mesi, ma di anni. Questo è però impossibile fino a quando dovremo stare dietro ai dettami europei. D’altronde sappiamo che i governi italiani sono in carica a tempo limitato, ma non hanno la capacità di portare a termine una legislatura e quindi di porre in essere programmazioni valide e corrette di politica economica. Lo stesso Monti era stato inviato come “commissario liquidatore” della Troika. Anche il provvedimento sulle pensioni bocciato dalla Consulta va visto nell’ottica di tamponare sul momento una situazione a favore dei nostri creditori, e non certo dell’Italia.

 

Nel concreto di quale tipo di interventi c’è bisogno?

L’unione monetaria ha “evirato” l’Italia, privandola di qualsiasi strumento autonomo di politica economica tarata sulle nostre esigenze. Nel breve l’unico provvedimento possibile è quindi quello di andare a deficit, come hanno fatto i governi francese e spagnolo. Il surplus di deficit andrebbe dedicato agli investimenti produttivi per un rilancio effettivo dell’economia. È lo Stato che deve incentivare la ripresa economica con investimenti anche coraggiosi.

 

Il governo Renzi ha investito sul bonus da 80 euro. È stata la scelta giusta?

Il bonus da 80 euro è stato solo un investimento elettorale, e non certo produttivo per il Paese. Ciò di cui c’è bisogno è altro. Nel comparto delle costruzioni bisognerebbe fare ripartire le manutenzioni, a cominciare dalle opere infrastrutturali che sono completamente abbandonate. Già questo basterebbe, senza ulteriormente depauperare il territorio colpito dall’edilizia selvaggia dei decenni passati. Un’opera di manutenzione delle opere pubbliche produrrebbe un effettivo moltiplicatore di rilancio del comparto costruzioni. Occorre inoltre la messa in sicurezza e la bonifica del territorio, un’operazione che non è mai stata fatta ma che libererebbe risorse ed energie formidabili per il rilancio della crescita in Italia.

 

(Pietro Vernizzi)

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