CRISI GRECIA/ Da Atene 9 capitoli di “verità” per ripudiare il debito

- La Redazione

La Commissione sulla verità del debito del Parlamento greco ha dichiarato che tutto il debito accumulato nei confronti della troika è “illegale, illegittimo e odioso”

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La “Commissione sulla verità del debito”, presieduta dal Presidente del Parlamento, Zoi Konstantopoulou,  ha dichiarato che tutto il debito accumulato nei confronti della troika è “illegale, illegittimo e odioso”. Da oggi, parola del Presidente, inizia una campagna internazionale di informazione e a breve verrà attivato un sito internet dedicato all’argomento. Nella relazione molto dettagliata, si legge che “tutte le prove che presentiamo in questo relazione dimostrano che la Grecia non solo non ha la capacità di onorare questo debito, ma, anche, chenon dovrebbe prima di tutto pagarlo, perché il debito che emerge dagli accordi della troika è una violazione diretta dei diritti fondamentali umani dei cittadini greci”.

La Commissione ha un nome preciso, si chiama “Commissione per la verità sul debito pubblico”, ed è stata creata nell’aprile di quest’anno dal Parlamento, al fine di indagare sulle origini relative alla crescita del debito e, anche, sull’impatto che le condizioni sottostanti i prestiti hanno avuto sull’economia e la popolazione”. La relazione è divisa in nove capitoli. Ecco i punti più significativi.

Nel capitolo 1, in cui si spiega il debito verso la troika, si analizza la crescita del debito pubblico, a partire dagli anni Ottanta. Se ne deduce che “l’aumento del debito non è stato provocato da una spesa pubblica eccessiva, che di fatto è rimasta inferiore alla spesa pubblica di altri paesi dell’Eurozona, ma piuttosto è stato innescato al pagamento di tassi di interesse estremamente elevati, da una spesa militare eccessiva e ingiustificata, dalla perdita di entrate fiscali dovuta a flussi di capitali in uscita illegali, dalla ricapitalizzazione statale di banche private, e da squilibri internazionali creati a causa delle imperfezioni della stessa Unione monetaria”.

Nel capitolo 2 si parla dell’evoluzione del debito negli anni tra il 2010 e il 2015. Si conclude che il primo accordo sul debito del 2010 ha avuto come obiettivo primario quello di salvare le banche private elleniche ed europee, permettendo loro di ridurre la loro esposizione verso i bond governativi ellenici.

Nel capitolo 5, si fa riferimento alle condizioni che sono state incluse negli accordi di bailout, e che hanno prodotto la crisi dell’economia e l’insostenibilità del debito. Tali condizioni, “sulle quali i creditori insistono ancora, non solo hanno contributo a zavorrare il Pil, così come ad alzare i prestiti, dunque non solo hanno portato il rapporto debito/Pil ellenico a un livello ancora più insostenibile, ma hanno anche provocato cambiamenti drammatici nella società, causando una crisi umanitaria. Al momento, il debito pubblico ellenico può essere considerato totalmente insostenibile”. 

Inoltre, esaminando l’impatto dei “programmi di bailout”, si evince che le “misure che sono state adottate in linea con questi piani hanno direttamente colpito le condizioni di vita del popolo, violando i diritti civili, che la Grecia e i suoi partner sono obbligati a rispettare, proteggere e promuovere in base alla legge nazionale, regionale e internazionale. I drastici aggiustamenti imposti sull’economia e la società greca nel complesso, si sono tradotti in un deterioramento rapido del tenore di vita e rimangono incompatibili con la giustizia sociale, la coesione sociale, la democrazia e i diritti umani”.

Il Capitolo 9 affronta la questione che mette in allarme l’Unione europea, dal momento che tutto cambierebbe se con la Grecia si creasse un precedente. Infatti, nella sezione del relazione si parla delle “fondamenta giuridiche per ripudiare e sospendere il debito sovrano ellenico”. Come opzioni vengono presentate la cancellazione del debito, e si parla di quelle condizioni in base a cui uno Stato sovrano può esercitare il diritto di agire unilateralmente per ripudiare o sospendere il pagamento del debito, in base alle leggi internazionali.

Seguono diverse argomentazioni legali che dimostrano come uno stato può ripudiare unilateralmente il suo debito illegale, odioso e illegittimo. Nel caso di Atene, tale atto unilaterale potrebbe basarsi sulle seguenti argomentazioni: la cattiva fede dei creditori che hanno portato la Grecia a violare la legge nazionale e gli obblighi internazionali, riguardo ai diritti dell’uomo; la preminenza dei diritti dell’uomo nei confronti di accordi, come quelli che sono stati siglati tra i precedenti governi con i creditori o la troika; la coercizione; le condizioni ingiuste che violano in modo flagrante la sovranità greca e la Costituzione; e alla fine, il diritto riconosciuto dalla legge internazionale, che permette a uno Stato di adottare contromisure verso le azioni illegali dei creditori, che intenzionalmente danneggiano la sua sovranità fiscale, obbligandolo a contrarre debiti odiosi, illegali e illegittimi, che violano la autodeterminazione economica e i diritti fondamentali dell’uomo.

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