IDEE/ La “discesa” che aiuta a fare la spesa

- Mauro Artibani

La deflazione che impazza in Spagna, spiega MAURO ARTIBANI, rende possibile la riallocazione di ricchezza verso chi può con la spesa aiutare la crescita economica

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Se vai al mercato con la sporta vuota, i bisogni insoddisfatti e non trovi la merce che ti serve, torni a casa bisognoso. Bisognoso resti pure se trovi merce ma ti mancano i denari sufficienti ad acquistare quel che ti serve. Stesso risultato. Non lo stesso tornaconto, però, per gli altri agenti del mercato: nel primo caso i produttori hanno venduto e guadagnato, nel secondo invece non hanno venduto, hanno anzi dissipato ricchezza. Se poi ad alcuno venisse di pensare come la povertà sia l’equivalente della dipendenza dal bisogno, beh…. la cosa è nota ai bisognosi. L’abbiente, invece, fa finta di niente, ma si sbaglia di grosso: quel “grasso che gli colava di dosso”, per dar ristoro a chi non ha, non cola più.

E qui viene il bello: l’economia dei consumi non ammette il bisogno, anzi per funzionare lo esclude; la strutturale sovraccapacità che la impalla lo impone. Per smaltirla occorre acquistare oltre il bisogno, per fare quella spesa non s’ha da essere bisognosi. Dentro questo sistema circolare e continuo, per stare in equilibrio quanto viene prodotto deve essere acquistato. Viene così ottimizzato l’impiego dei fattori produttivi che per cotanto fare vanno tenuti a libro paga, pure di quelli che fanno la spesa. Già, per tenere attivo il ciclo, dentro quel sistema, c’è chi lavora per produrre e chi deve farlo per consumare quanto prodotto. Là, dove becca remunero l’esercizio del produrre e viene a mancare quello del consumare, si rischia il crac.

Ci sono aree disomogenee nel mondo dove più si produce e altre dove più si consuma e magari hanno pure un’unica moneta: ecco, in Grecia per esempio. Lì mancano di poter fare la spesa; mancando già di produrre, quanta sarà la ricchezza generata per poter pareggiare i conti e ancor più rimettere il debito? Così i greci rischiano il default sul debito. Per tutta risposta i creditori chiedono una riduzione delle pensioni, un intervento sul mercato del lavoro, un aumento dell’Iva. Meno denaro, insomma, per fare la spesa, più alto il costo della spesa: Bella, no?

Se tra quelli che fanno la spesa chi consuma fa il 60% della crescita e chi produce il 20%, quel 60 avrà pure un valore. Eccome. Olè, se vi è più valore nell’esercizio del consumare che in quello del produrre, questo valore deve fare prezzo altrimenti resterà solo di attendere i miracoli. 

Quegli stessi miracoli che sembrano fare la crescita dell’economia spagnola, sfidando le leggi delle gravità, con un tasso di disoccupazione al 24% e i redditi da lavoro compressi ogni ragionevole dire. Occhio però: il tasso di risparmio in Spagna è sceso dall’11.5% prima della crisi al 4,3% dello scorso anno. Già, se non esistono pasti gratis, figuriamoci i miracoli! A meno che la deflazione che impazza in Spagna abbia rifocillato quel disastrato potere d’acquisto. Un vero miracolo!

Ecco, appunto, la deflazione: un modo possibile per riallocare la ricchezza a quegli attori economici che hanno bisogno. E, perché no, pure confermare la regola: non si può essere bisognosi dovendo acquistare ben oltre il bisogno per fare la crescita.

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