SPY FINANZA/ Settembre fa già paura ai mercati

- Mauro Bottarelli

Sui mercati è in atto una rotazione dall’obbligazionario all’azionario, che potrebbe presto invertire marcia. Ma il sistema, spiega MAURO BOTTARELLI, non può durare a lungo

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In attesa che il Vertice dei capi di Stato e di governo di oggi ci dia qualche indicazione sul futuro della Grecia (e di scoprire se gli istituti ellenici hanno aperto gli sportelli), vediamo un paio di cose relative ad Atene e alla sua situazione. La prima non deve far stare troppo tranquilli, visto che si tratta del parere di Charles Dallara, ex capo dell’Institute for International Finance ed ex capo-negoziatore nella prima ristrutturazione del debito greco (Mr. Haircut, nell’ambiente finanziario): «Sono in qualche modo preoccupato dal fatto che gli investitori stiano osservando la situazione e pensino che i tedeschi, il Fmi e i greci siano tutti attori razionali e che alla fine si troverà un accordo. Sembra quasi che l’imperativo sia di pensare questo, ma per quanto mi riguarda i mercati non sono preparati per un default e se questo dovesse accadere sarebbe un bagno di sangue. Un evento simile, infatti, non rappresenterebbe un incidente isolato, avrebbe effetti sulla credibilità dell’eurozona e porrebbe particolare pressione su alcune nazioni della periferia a Sud». Per concludere, «dobbiamo guardare in faccia la realtà. Ci sono altre economia del Sud Europa che sono ancora nei guai, che hanno altissimi livelli di disoccupazione e sistemi politici che stanno ancora lottando per riguadagnare realmente credibilità». Vi viene in mente qualche esempio?

La seconda questione, invece, è davvero inquietante. Se qualcuno di voi si stesse chiedendo come, a fronte di questa situazione, il rendimento dei titoli di Stato non stia letteralmente andando in orbita (il titolo a 5 anni prezza infatti uno yield del 16%, ancora al di sotto del 20% toccato nel picco della crisi) la spiegazione è semplice ma tutt’altro che piacevole. Come ci mostra il primo grafico a fondo pagina, i rendimenti stanno fermi perché non c’è trading sulla carta sovrana ellenica! Il titolo a 5 anni non è trattato dallo scorso 24 aprile e seguendo la linea di trend in correlazione con i titoli azionari, oggi dovrebbe infatti offrire un 22% di rendimento. Insomma, l’intero mercato del reddito fisso in Grecia è morto, con la liquidità dei Cds collassata e con solo pochissimo e sporadico trading sulle scadenze più lunghe.

I dati Hdat dimostrano che non un singolo bond è stato tradato dallo scorso 20 maggio, mentre in maggio e aprile sono stati scambiati bond per un controvalore di 4 milioni di euro, contro i 63 milioni di euro di marzo, i 241 milioni di febbraio e i 560 di gennaio. Nel 2014, per capirci, erano stati trattati bond per 10,4 miliardi di euro. L’ultima volta che si era vissuta una situazione simile è stato prima delle ristrutturazioni del debito nel marzo 2012, quando tra settembre 2011 e febbraio dell’anno dopo solo 7 milioni di euro di bond sovrani greci cambiarono di mano. Ma tranquilli, il vertice di oggi metterà tutte le cose al loro posto. Forse.

Attenzione massima infatti, cari lettori, perché come ci mostrano il secondo grafico, l’indice della volatilità del mercato azionario europeo non è mai stato così alto rispetto a quello del Vix statunitense, mai nella storia, visto che sta tradando a 2,2 volte. Insomma, l’Europa non è mai stata così rischiosa: ma per quanto la volatilità nelle equities Usa potrà restare così compressa e scollegata dal Vix delle altre asset classes e ignorare il resto del mondo, come ci mostra l’ultimo grafico?

Per cercare di capirlo, ora ampliamo un po’ la nostra prospettiva sull’enorme casinò globale dei mercati azionari. Cosa sta succedendo, mentre la Grecia rantola e cerca di sopravvivere? Wall Street la scorsa settimana ha visto il Nasdaq bruciare un altro record storico, mentre la Cina è incorsa nella seconda correzione sull’indice di Shanghai da inizio giugno, un secco -13% in due giorni di trading. Cosa dobbiamo attenderci, ora che anche lo Stoxx Europe 600 sta patendo cali dopo i massimi di marzo-aprile? Guardate questi altri due grafici a fondo pagina, i quali ci mostrano quale sia la conclusione cui sono giunti a Bank of America nel loro ultimo studio di tracciamento dei flussi. Bene, siamo in piena “grande rotazione”, poiché stando a dati Epfr i fondi obbligazionari hanno patito la peggior fuga di capitali settimanali da due anni a questa parte, qualcosa come 10,3 miliardi di dollari spariti e che hanno però fatto matching con i 10,8 miliardi di dollari confluiti nei fondi azionari, il massimo da marzo. L’ultimo grafico composito, ci mostra come quella in atto sia la quarta più grande rotazione da bond a titoli azionari in sei anni.

Cosa significa questo? Che facilmente ci troveremo a fare i conti con una cosiddetta “bond carnage”, una carneficina obbligazionaria. Direte voi, bene per i mercati azionari allora. Attenzione, perché se i bond sono sopravvalutati e in piena bolla, il conseguente crollo del loro valore andrà a impattare anche sulle equities, altrettanto (se non più) sopravvalutate, visto che l’aumento dei tassi porterà maggiori spese per interesse e affosserà i profitti. Conseguenza, un collasso in una già scarsa liquidità dei bilanci che obbligherà le aziende a racimolare capitale nella solita maniera: vendendo altre equity. E cosa comporterà questo, visto che i rendimenti stanno già salendo? L’addio all’unico grande player del mercato azionario dell’anno scorso, il sostegno di tutti i rally di Wall Street: ovvero, le aziende stesse attraverso i buybacks di massa che hanno posto in essere. Le quali hanno emesso una quantità di debito spaventoso via obbligazioni proprio per riacquistare sul mercato azioni proprie (culmine del paradosso, i più grandi venditori netti sono stati gli insiders, ovvero funzionari e dirigenti delle aziende che vendevano i loro pacchetti alla ditta per cui lavorano!) invece di investire in innovazione e ricerca.

Detto fatto, quando si arriverà a un’inversione dei corsi sull’azionario – proprio a causa dello stop forzato ai buybacks da parte delle aziende -, ecco che ci sarà una nuova rotazione, dalle equities ai bond per cercare rendimento e finanziarsi. E il ciclo andrà avanti così, ancora e ancora.

Proprio sicuri che lo schema Ponzi in atto, grazie ai soldi della Fed, potrà perpetuarsi in eterno? Chi non la pensa così è una delle menti più lucide della politica e dell’economia statunitense, Ron Paul, ex senatore ed ex candidato repubblicano alla Casa Bianca, il quale si è detto «stupefatto di come la Fed stia giocando al caos con i mercati. Il fatto che la scorsa settimana l’indice Standard&Poor’s abbia chiuso di un punto percentuale sopra il suo record è qualcosa che va valutata come molto instabile. La fallacia della pianificazione economica ha creato una bolla orrenda nel mercato obbligazionario ed è solo questione di tempo prima che esploda. E quando accadrà, porterà il caos totale sui mercato azionari. Non so quando accadrà, ma dopo 35 anni di un gigantesco mercato obbligazionario rialzista non c’è modo per la Fed di cambiare la storia, tanto più che non può stampare moneta in eterno».

E per finire, la profezia: «Siamo vicini al giorno del giudizio, un giorno che porterà al collasso del mercato sia a reddito fisso che azionario. Penso che si tratterà di un crollo ben superiore al 10%, insomma non sarà soltanto una correzione. Avanti di questo passo, gli investitori perderanno del tutto la fiducia nella Fed e quando questo accadrà, il mercato sarà testimone di un tonfo epico». Settembre, ad esempio?

 



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