CRISI GRECIA/ Forte: la Merkel vuole solo allungare di un anno l’agonia di Atene

- int. Francesco Forte

Per FRANCESCO FORTE, La Merkel vuole chiudere la trattativa sulla Grecia per motivi politici, anche se sa che i risultati non saranno duraturi, perché spera dunque di guadagnare tempo

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Alexis Tsipras e Angela Merkel (Infophoto)

Dopo l’ottimismo ostentato nei giorni scorsi il presidente del consiglio di Atene, Alexis Tsipras, ieri ha riferito ai suoi membri di governo che “i creditori non accettano alcune proposte greche” relativamente al congelamento del debito per evitare il default, a causa soprattutto dell’opposizione del Fmi. E ha aggiunto il leader di Syriza: “La non approvazione delle misure compensative non è mai accaduta prima. Né in Irlanda né in Portogallo, in nessun posto. Questo atteggiamento può solo significare due cose: o non vogliono l’accordo o sono al servizio di interessi specifici in Grecia”. Per il professor Francesco Forte, ex ministro delle Finanze, «all’origine di questa crisi infinita c’è la posizione contraddittoria della stessa Germania, che si è illusa di creare un mercato unico europeo senza stabilire regole comuni su lavoro, pensioni, fisco e finanza».

Secondo lei, alla fine si troverà un accordo?

La Merkel vuole chiudere la trattativa per motivi politici, anche se sa che i risultati non saranno duraturi. Il Cancelliere tedesco è consapevole del fatto che la situazione è delicata tanto sul fronte russo quanto su quello mediorientale. Spera dunque di guadagnare tempo per un anno. Fra dodici mesi è probabile che la crisi con la Russia sarà stata superata, anche perché le sanzioni sono state prorogate ma non potranno esserlo in modo indefinito. Berlino mira quindi a guadagnare tempo grazie a un accordo politico che pure non sarebbe in grado di resistere nel lungo periodo.

Tsipras ha detto che alcuni creditori non accettano le proposte greche. A chi si riferiva in particolare?

Il Fmi non è favorevole a questo accordo, perché lo schema che Tsipras propone si basa sull’aumento delle imposte anziché sul taglio delle spese. Il Fondo monetario internazionale prevede dunque che la Grecia non crescerà, e che quindi i debiti non saranno restituiti.

Che cosa ne pensa dell’ottimismo di Tsipras ostentato nei giorni scorsi?

Il premier greco sta giocando a poker, e non si sa ancora chi vincerà. Ha un 40% di probabilità di farcela con questa proposta, anche se pubblicamente vuole fare credere che le sue chance siano dell’80%. L’incognita è che se il Fmi si impuntasse la stessa Germania accetterebbe l’uscita della Grecia, nonostante i timori degli Stati Uniti, anche perché le conseguenze non sarebbero gravi come si ritiene comunemente.

La linea della Germania è sembrata ondivaga. La Merkel non ha le idee chiare?

La Germania ha adottato da tempo una teoria estremamente dannosa per l’Ue. La strada normale per risolvere questa crisi consisterebbe nell’approvare delle norme europee, per stabilire che tanto le pensioni quanto i contratti di lavoro devono seguire determinate regole. In questo modo si completerebbe il mercato unico, si attuerebbero le riforme e si taglierebbe la spesa.

 

Perché questa soluzione non si è affermata?

La Germania sostiene da tempo il diritto dei Paesi membri a non accettare regole comuni di economia di mercato e di buona finanza pubblica, perché non vuole creare un precedente che finirebbe per essere scomodo per gli stessi tedeschi. Al posto di queste regole comuni Berlino continua a proporre dei contratti bilaterali ai Paesi eurodeboli, in base a cui si concedono dei prestiti a condizione che i loro governi realizzino le riforme. È una posizione che non ha alcun senso, perché senza regole uguali per tutti non si può rimanere in un unico mercato.

 

Quindi la crisi greca nasce dalla posizione intrinsecamente contraddittoria della Germania?

Sì. Basterebbe una riunione dei ministri delle Finanze europee in cui si decidessero le regole a maggioranza. Le regole comuni non sono state adottate nell’illusione che il vincolo monetario avrebbe indotto i singoli Paesi a fare le riforme. Al momento dell’entrata in vigore dell’euro Italia e Grecia non erano mature, perché non avevano ancora adottato le necessarie riforme. Applicare le regole di Maastricht sul rapporto debito/Pil, senza nello stesso tempo stabilire regole altrettanto rigorose sul debito pensionistico, è infatti un controsenso.

 

(Pietro Vernizzi)

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